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PATERNITÀ

Frammenti antologici

Ogni uomo è un inconfondibile ed autonomo microcosmo.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

I caratteri sono tanti quanti le fisionomie, e di queste ogni uomo ha la sua propria.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

Non esiste neutralità dove sono in gioco le sorti anche di un uomo solo.
Don Carlo Gnocchi, Agli uomini di buona volontà, 1937

Nell’uomo tutto è sociale, tutto è corale. Ogni atto ha una sonorità indefinita nel mondo e nel tempo.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

La morte spirituale è nell’aria, nell’ambiente che ci circonda e ci preme, come l’acqua preme il palombaro. Per sopportare questa enorme pressione, per rimanere in se stessi contro tutto e contro tutti bisogna possedere quella grande forza di coesione che si chiama il carattere.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

La personalità è stata veramente la “grande sinistrata” dalla guerra.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Bisogna convenire che noi, uomini della guerra e del dopoguerra, soffriamo di una elefantiasi dell’immaginazione; i fatti sono stati più grandi di noi; la vita ha preso un ritmo di alta velocità e di concentrazione inaudita (in pochi anni si è addensata la storia di qualche secolo), le “bastonature” dei nostri sensi e dei nervi sono state davvero formidabili, le eccitazioni ci sollecitano da ogni parte (il cinematografo, la stampa, il neon, la radio) e noi siamo come sbattuti, esaltati e ubriacati da questa tempesta di emozioni. Bisogna deflazionare e calmare la fantasia.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’uomo è un pellegrino; malato di infinito, incamminato verso l’eternità. La personalità è sempre in marcia, perché essa è un valore trascendente: la sua forma perfetta (S. Paolo parla di “statura perfetta”) non si raggiunge che nell’altra vita, piena e indefettibile.
Purché l’uomo non si lasci stancare dalla lotta, purché si opponga alla sclerosi progressiva o causata dagli anni e dalle delusioni della vita, purché dia ogni giorno un tratto alla costruzione del suo capolavoro. In vista dell’eternità.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Eppure tanti, senza accorgersene, obbediscono alle suggestioni della massa, alle idee correnti, alle mode intellettuali, ai pregiudizi dell’ambiente e pensano “per procura”, con la testa degli amici, del giornale o degli autori di moda e non sognano di ribellarsi all’ambiente “più di quanto uno sogni di rifiutarsi a seguire la terra nel suo movimento di rotazione!”.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’individuo è una parola detta da Dio una volta sola, per sempre e che soltanto Lui conosce adeguatamente. L’enigma stesso che ogni uomo racchiude per sé e per gli altri, lo colloca in una lontananza e in un isolamento misterioso e lo rende assolutamente indicibile, inesprimibile. Ogni uomo, coi sensi più intimi del proprio essere, sperimenta nelle sue profondità vitali questo carattere costante di “aseità” augusta e misteriosa.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La persona non è una goccia d’acqua senza consistenza che si possa dissolvere nell’oceano (nemmeno allo scopo di costituire la maestà e la potenza di questo), né una monade chiusa e senza finestre. Tra il rifiuto di sé e l’abdicazione di sé, c’è il dono di sé.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’uomo è un essere individuale e sociale a un tempo, introverso e estroverso, individuo e persona. Per formarsi come uomo ha bisogno di insostituibile dell’umanità e l’umanità è tanto più umana quanto più gli individui che la compongono sono uomini densi di contenuto umano. L’uomo deve farsi uomo per sé e per gli altri. Ma se per diventare una personalità ha bisogno di un’umanità perfetta quanto più possibile, a sua volta l’umanità per essere tale ha bisogno di personalità quanto più possibili valide e complete. 
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Personalità è anzitutto decantazione interiore del pensiero e cristallizzazione della vita intorno ad un asse il più semplice possibile; vale a dire, opera di meditazione e di riflessione, di monda delle idee e di maturazione delle esperienze vitali. La personalità è come il genio, “lunga pazienza” secondo la definizione di Darwin o, se volete, è un’opera d’arte per la quale, secondo la formula manzoniana, tutto sta nel “pensarci su”.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Se il pensiero moderno ha disgregato la persona, il rullo compressore della vita moderna ha prodotto la standardizzazione del tipo umano.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

È questa inconsistenza nucleare della persona umana che ha reso possibile, negli anni recenti della nostra storia, da un lato, la formazione di quelle grandi masse anonime che assorbono e diluiscono l’uomo e che pure sono i veri attori e personaggi della storia moderna: proletariato, classi e razze; e dall’altro quegli esperimenti collettivistici di carattere economico, nazionalistico e classista che tutti bene conosciamo.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Nel conflitto immanente tra individualismo e collettivismo, la soluzione sta nel personalismo, nel primato cioè della persona. La persona è un valore che si va attuando nel tempo per costituirsi nell’eternità (con la morte, l’uomo raggiunge e fissa per sempre il suo valore di interiorità vitale). In un mondo di valori relativi e destinati a morire, la persona umana è l’unico valore assoluto e immortale. È quindi giusto che tutto l’universo le sia sottoposto e serva al raggiungimento della sua perfezione; a quel modo che il temporale deve servire allo spirituale, l’effimero all’eterno e il relativo all’assoluto.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Uomini perciò non si possono dire - e pure sono milioni- quelli che vivono tanto per vivere; macchine da azioni, che si muovono soltanto per reagire agli stimoli esterni e interni della necessità, del piacere o del dolore, senza alcuna coerenza da un principio superiore, che si danno totalmente e si esauriscono nel frammento dell’ora e dell’azione, ignorando il disegno e la finalità di cui esso fa parte. Costoro non vivono, ma si lasciano vivere. Tutt’al più sono fatti vivere dall’esterno; radiocomandati dagli uomini e dalle cose, come gli automi.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’uomo individuo è qualcosa di assoluto, che esige un rispetto incondizionato e perciò non può mai essere ridotto a rango di un “mezzo”, essendo egli stesso un “fine” per tutto l'universo materiale e biologico che sta sotto di lui e che a lui è stato ordinato. L’individuo però non è ancora tutto l’uomo, vivente ed operante; possiede, direi, soltanto i materiali inerti e gli ingranaggi fermi della vita; per esercitare la sua umanità, l’uomo deve necessariamente conoscere ed amare; il che vuol dire uscire dal suo isolamento e assumere un rapporto con quanto è fuori, sopra e sotto di lui e un rapporto altresì di intima comunione, quale soltanto può essere stabilito dall’amore. L’uomo deve, in altre parole, uscire dall’individualità per diventare persona, uscire dall’indistinto per determinarsi nei confronti di tutti gli esseri che
lo circondano.   
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La libertà è un dono mirabile, prezioso, ma estremamente rischioso e impegnativo; non per questo si può rinunciarvi… a favore del miglior offerente. È un privilegio che viene direttamente da Dio e Dio stesso ci chiederà strettissimo conto dell’uso che ne abbiamo fatto.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La libertà è cosciente ossequio alla legge e tutto quello che esce dall’ordine della verità e giustizia per urtare contro i diritti degli altri non può essere assolutamente né vera forza di carattere né tanto meno quella sana originalità che Dio ha conferito all’individuo per la varietà e la pienezza della vita sociale.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Bisogna dunque che la persona umana abbia quel minimo di consistenza economica che gli consenta l’esercizio della sua libertà e dignità, senza la quale sarebbe un’anima senza corpo e una sovranità senza territorio. Le forme concrete di tale proprietà dipende dal regime economiche del tempo e molte se ne offrono: ma quello che è fuori discussione è il diritto a ottenerla per ogni uomo che non se ne sia reso positivamente indegno.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La volontà ha il divino privilegio di essere libera e sovrana così che nessuna forza al mondo - del mondo inferiore e a lei sottomesso - e nessuna autorità di uomo come tale, può arrivare ad asservirla, se essa non lo consente.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Una delle espressioni più complete della persona umana, e quasi emanazione del suo valore totale, è certamente il lavoro… L’uomo, lavorando, esplica tutte le sue facoltà materiali e spirituali, le sue attitudini e abilità tecniche, i suoi gusti e le sue tendenze, secondo una celebre formula, “riproduce se stesso”. Perciò il lavoro riveste una dignità umana, la dignità stessa della persona e non può essere trattato alla stregua di una merce o di un fattore economico… Pochi fattori quanto il lavoro sono più profondamente e universalmente educativi della personalità… Il lavoro però non ha soltanto una funzione individuale, ma è eminentemente una funzione sociale, è anzi il modo pratico per l’individuo di attuare nella vita quella missione che lo fa persona… Ogni uomo ha un dovere grave di lavorare, di portare la propria pietra al cantiere della vita, pena la decadenza da ogni diritto sociale. Dare una professione significa praticamente dare un ambiente e dare una “forma mentis” capace di orientare in un dato senso la vita individuale.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Anche le condizioni di lavoro, per quelli che lavorano o sono impiegati nelle grandi industrie ed aziende moderne, possono produrre e favorire l’atrofia progressiva delle facoltà personali. Quando un uomo è costretto per tutta la giornata, e spesso per tutta la vita, a contare le cedole di “cartelle” in una banca, a premere i bottoni di una calcolatrice automatica, a sorvegliare una macchina perché non s’inceppi, a ribattere il chiodo di un dato pezzo nella produzione industriale in serie, si comprende come possa finire per diventare esso stesso uno “strumento” di lavoro e un anonimo ingranaggio della macchina industriale e produttiva. Avverandosi per lui la condanna della Bibbia contro gli adoratori degli idoli: “Divengano, essi stessi, simili a quello che fanno”!
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

È in questi anni di guerra che è nato, per entrare poi definitivamente nel linguaggio parlato, una delle espressioni più brutali della nostra lingua: “far fuori un uomo”. Quando un individuo dà fastidio, se interessa prendere la sua macchina o i suoi quattrini, se è ingombrante alla realizzazione dei propri disegni, lo si “fa fuori” e tutto è finito. Se al contrario può servire al proprio fine, lo si “preleva”e lo si impiega per la guerra o per il lavoro: una pedina da giuoco; neppure più come un animale; ormai soltanto come una cosa; che se interessa si “preleva” e se ne usa; una volta usata si “fa fuori” e la si butta via.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La vicenda umana… costituisce un immenso dramma di cui soltanto Iddio coglie dall’alto il significato totale e in cui ogni uomo ha una parte precisa e prevista dal sommo Autore; forma un quadro di secolari proporzioni, nel quale ognuno rappresenta un colore o un tono, senza peraltro avere la visione dell’assieme; compone una grandiosa sinfonia nella quale ogni uomo ha la propria “parte” e un motivo indispensabile e che si dispone ad armonia completa soltanto al di fuori della storia. La personalità è il ruolo che l’individuo tiene nel dramma, nel quadro o nel concerto della vita umana, la funzione che compie nei riguardi del tutto, la missione che gli è affidata nel mondo, il modo proprio di ciascuno di essere uomo.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Se ricostruire dunque bisogna, la prima e fondamentale di tutte le ricostruzioni è quella dell'uomo. Bisogna ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà per conseguirla e una chiara norma di moralità. Bisogna rifare l’uomo. Senza questo, è fatica inutile ed effimera quella di ricostruirgli una casa che, fra poco, egli stesso distruggerà con le proprie mani dissennate, fondare nuove leggi e istituzioni, che egli stesso invaliderà con la formidabile astuzia e con la pertinacia dell’istinto contrastato. Né basterà ridare all’uomo la elementare possibilità di pensare e di volere, senza la quale non c’è vita veramente umana, ma bisogna restituirgli anche la dignità, la dolcezza e la varietà del vivere, voglio dire quel rispetto della personalità individuale e quella possibilità di esplicare completamente il potenziale della propria ricchezza personale, senza la quale si ricade fatalmente nell’armento e nella caserma.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Cristo dunque, vero Dio e vero uomo, è l’esemplare e la forma perfetta cui deve mirare e tendere ogni uomo che voglia possedere una personalità veramente umana, capace cioè di attuare pienamente l’istinto che la sospinge a superarsi e ad ascendere verso il divino… Ogni restaurazione della persona umana, che non voglia essere parziale, effimera o dannosa come quelle finora attuate dalla civiltà, non può essere quindi che la restaurazione della persona di Cristo in ogni uomo.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Il rispetto della personalità cristiana, tempio di Dio, si traduce anche nell’ordine, nella proprietà e nel nitore; che nessuno ha mai inteso dare ai ragazzi nulla di superfluo, ma soltanto di insegnare l’educazione e il rispetto delle cose, di sé e degli altri, perché questa è una virtù cristiana che sta bene anche nel tugurio e nella stalla.
Don Carlo Gnocchi, lettera a don Pensa, 30 ottobre 1948