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FEDE

Frammenti antologici

Ogni cristiano deve essere tendenzialmente santo… Nulla è più santificante e salvifico della santità. Credetelo. Nessun tempo è più utilmente impiegato alla salvezza del mondo di quello dato alla preghiera. È la comunicazione con Dio quella che rende l’azione spiritualmente feconda… La santità, come un corpo incandescente e radioattivo, ha un’irradiazione quanto misteriosa altrettanto potente, ben più efficace dei più industriosi mezzi umani. Il suo ambito è il mondo universo delle anime. La santità irradia tacitamente fede e bontà.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

L’insegnamento religioso è una delle parti più importanti del compito educativo. Ma per assolverlo convenientemente, richiede un lungo studio e grande amore.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

Buona parte dei cristiani in generale si accontentano della brodaglia insipida di poche nozioni religiose condite con qualche pizzico di sentimentalismo, ed hanno perduto completamente il gusto del cibo solido e sostanzioso di alcune verità vitali che pure stanno alla base di tutta la costruzione dogmatica cristiana.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

Ricordi che è il cuore che ritrova Iddio: lo slancio dell’amore e del desiderio: non il freddo raziocinio.
Don Carlo Gnocchi, lettera a Delia Rossi Pasotti, 7 giugno 1934  

A che cosa si riduce la cultura religiosa di molti? A qualche cascame di vangelo frammisto di pregiudizi mondani e alle idee superstiziose. Nulla di più. Eppure, quante lezioni di ordine e di verità ricaverebbero gli uomini accostandosi al Vangelo! Esso ha una parola per tutti; per i ricchi e per i poveri, per i dotti e per indotti, per chi comanda e chi obbedisce, per i giovani e per gli adulti; una parola di bontà, di giustizia, di progresso.
Don Carlo Gnocchi, Agli uomini di buona volontà, 1937

Da Dio a Dio, ecco i termini estremi della traiettoria terrena di ogni uomo.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Cristiani a bagnomaria non sono più possibili nel nostro tempo.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Ho incontrato dei protestanti che sanno il Vangelo a memoria; mussulmani e indiani fanno dei libri sacri il succo di tutta la propria cultura. E molti cattolici muoiono senza aver letto per intero il Vangelo, non sanno quante siano le Lettere di San Paolo o le altre Lettere apostoliche: intellettuali anche, non conoscono le Confessioni di S. Agostino, l’Imitazione di Cristo, i Pensieri di Pascal, la Filotea di San Francesco di Sales.
Don Carlo Gnocchi, lettera agli alunni del Gonzaga, 5 agosto 1939

La prova è necessaria perché la fede passiva e ricevuta del fanciullo diventi la fede cosciente e personale dell’adulto; è permessa da Dio per consolidare e rafforzare il possesso della verità - nulla è più nostro di quello che ci siamo conquistati palmo a palmo - ed è un segno di maturazione spirituale e di maggior età.
Don Carlo Gnocchi, I giovani del nostro tempo e la direzione
spirituale, 1940

Il giovane moderno, nel fatto religioso,ha un grande bisogno di sincerità e di coerenza; quando sbaglia non si vergogna di confessarlo pubblicamente e qualche volta crudamente; quando è convinto di avere errato lo confessa senza pudori o giustificazioni.
Don Carlo Gnocchi, I giovani del nostro tempo e la direzione
spirituale, 1940

Tale è la pedagogia religiosa delle prime generazioni cristiane; dare il senso della nuova nascita in Cristo glorioso e poi lasciare all’altissima carica di questa idea la direzione dell’azione contingente. Invece noi spesso pecchiamo di empirismo e ci battiamo aspramente per la condanna di forme di vita moderna le quali in sé non rivestono alcuna specie morale e degenerano solo per la deficienza spirituale di chi ne usa, con il risultato di alienarci l’animo della gioventù e di gettare il discredito sulla morale cristiana.  
Don Carlo Gnocchi, I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale, 1940

La carità e la generosità del cuore sono le vie più sicure per trovare sempre più intimamente Iddio e la sua verità. Far del bene, e tanto bene, senza ostentazione, senza distinzione, a tutti, sempre; ecco la più grande soddisfazione e il più sicuro diritto di essere ascoltati e accolti da Dio in ogni ora della vita.
Don Carlo Gnocchi, lettera a Mario Biassoni, 16 ottobre 1940

I figliuoli e le mamme preghino assai più per quelli che restano che per quelli che gloriosamente vanno. Leggesse le numerose corrispondenze che ricevo dalle famiglie dei caduti! È una cosa tragica ed è una delle più dolci e dolorose parti del cappellano di battaglione.
Don Carlo Gnocchi, lettera al direttore del Gonzaga, 20 aprile
1941

Se non ne verrà nulla, mi adatterò. Non bisogna mai forzare gli eventi. E quando si è fatto tutto il possibile, bisogna abbandonarsi serenamente alla divina Provvidenza che ci dirige paternamente al nostro fine migliore.
Don Carlo Gnocchi, lettera a Mario Biassoni, 21 luglio 1941

È questo che ti rende e renderà sempre più vicino a Dio, perché Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono ed hanno bisogno di un aiuto materiale o morale. Il cristianesimo, e il Vangelo, a quelli che lo capiscono veramente, non comanda altro. Tutto il resto vien dopo e vien da sé.
Don Carlo Gnocchi, lettera a Mario Biassoni 17 settembre 1942

Volere o no, siamo tutti, quanti siamo uomini sulla terra, inquieti appassionati e non mai sazii cercatori della faccia di Dio. Al fondo di ogni fede, anche la più ferma e compatta, è facile trovare l’audace impazienza e la pretesa febbrile dell’Innominato. “Dio, Dio, Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi!”. L’Incarnazione rispose praticamente a questa urgente e umanissima esigenza di visibilità e concretezza.
Don Carlo Gnocchi, Cristo con gli alpini, 1946

Anch’io ho sempre cercato le vestigia del Cristo sulla terra, con avida, insistente speranza. E mi era parso veder balenare il suo sguardo negli occhi casti e ridenti dei bimbi - lembi di cielo mattutino e ventoso di primavera - trasparire opaco, come dietro un velo di alabastro, nel pallido e stanco sorriso dei vecchi, illuminato già dalla pace di remote e dolci regioni. Avevo cercato di cogliere l’accento della sua voce nel discorso dolente e uguale dei poveri e degli afflitti e mi era sembrato più volte che la sua ombra leggera mi avesse sfiorato nel crepuscolo fatale dei morenti.
Don Carlo Gnocchi, Cristo con gli alpini, 1946

Ho veduto il Cristo! Da quel giorno, la memoria esatta dell’irrevocabile incontro mi guidò d’istinto a scoprire i segni caratteristici del Cristo sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore.
Don Carlo Gnocchi, Cristo con gli alpini, 1946

Dopo Cristo non è più possibile altra redenzione che non sia “cristiana” e il sangue dell’uomo non ha potere di purificazione e di pacificazione se non è versato e commisto a quello di Cristo nel calice della messa, rinnovazione e attuazione del sacrificio del Redentore.
Don Carlo Gnocchi, Cristo con gli alpini, 1946

Non desidero che la mia santificazione (dalla quale sono infinitamente lontano) e la salvezza delle anime, alla quale mi destina il sacerdozio. Per questo sarei disposto, se Dio me ne dà la grazia, a tutto sacrificare, purché sappia che questa è la Sua divina volontà. Mi aiuti lei con le sue preghiere. Sono decisamente ad un bivio decisivo della mia vita: forse mi manca anche il coraggio delle decisioni supreme: eppure comprendo che oggi solo la carità può salvare il mondo e che ad essa bisogna assolutamente consacrarsi.
Don Carlo Gnocchi, lettera a don Sterpi, 21 agosto 1945

Mi affido alla bontà del Signore che non lascia mai incomplete le sue opere.
Don Carlo Gnocchi, dalla testimonianza di mons. Aldo Del Monte, 10
gennaio 1946

Tutti sono potenzialmente dei santi. E se non se ne vedono troppi in giro, è perché noi siamo così distratti e fuorviati culturalmente dai richiami contingenti, da lasciar credere che nel contingente, appunto, stia il nostro vero tesoro. Ma non è così.  
Don Carlo Gnocchi, dalla testimonianza di mons. Aldo Del Monte, 10
gennaio 1946

È semplicemente ridicolo pretendere di illuminare il mistero divino con la lampadina tascabile della nostra intelligenza ed è sommamente offensivo trattare Dio con lo spirito del poliziotto che domanda i documenti personali.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Le umane disposizioni non sono però altro che premesse alla fede. Perché essa nasca, bisogna che scocchi nell’anima la “scintilla” di Dio. Allora si “vede”, in un momento felice, quello che forse da molti anni invano si cercava di vedere, appare chiaro ed evidente, di un’evidenza assai più obbligante di quella dei sensi, quello che fino allora era apparso strano od oscuro; allora si “crede”. Il momento di tale illuminazione è nel segreto più geloso di Dio; l’uomo non può altro che alzare a Lui il grido appassionato della sua anima cieca e assetata, fermamente credendo che il Padre non può lasciar cadere nel vuoto la voce di una creatura che lo chiama .
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

A tutti quelli che non hanno fede io dico con cuore di fratello: cerca e non lontano; cerca dentro di te; ascolta le mille voci e raccogli gli stimoli della tua anima vera e profonda… Per credere, dopo tutto, basta sapersi “lasciare andare”… La natura non inganna. Non è vero quello che si dice, che la natura ci porti al piacere e all’errore. Tale è la legge del corpo, ma il corpo non è tutta la natura dell’uomo, anzi. Tu sii naturale. Non tentare di mettere il bavaglio a queste voci interiori, non rimandare l’udienza a un altro momento più propizio, non dire che sono scrupoli e sottigliezze inutili, non accontentarti di far loro un’accoglienza rapida e distratta, come di chi ha molta gente da ricevere. Fermati; approfondisci. E soprattutto non aver paura di trovare.    
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La fede, acquistata che sia, non è sempre e in tutti un possesso pacifico e definitivo; essa può subire attacchi dall’esterno e crisi interiori che possono comprometterne la stabilità e la chiarezza.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’uomo si è fatto professionista, padre di famiglia, industriale, professore universitario, ma il credente è ancora… sulle panche della prima comunione; nelle vie dello spirito cammina ancora con i calzoncini corti e il collettone alla marinara. Come può allora fare meraviglia che la sua fede non sia in grado di dare una risposta acquietante all’angoscioso problema del dolore o una spiegazione sufficiente dell’ingiustizia mondana; che non resista agli attacchi della scienza o della vita?
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’essenza gaudiosa e la novità rivoluzionaria del messaggio cristiano fu tutta nella verità dell’Incarnazione, che si traduceva, per ogni uomo e per la civiltà tutta, nella possibilità e nella certezza di una rinascita provocata dall’innesto della vita divina sull’esausta vita umana: così come nella persona di Cristo.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

In questo faticoso itinerario della mente a Dio, la nostra epoca porta caratteristiche e condizioni particolari: anzitutto un immenso e disperato bisogno di Dio. Mai epoca della storia ha cercato più forsennatamente della nostra una verità, una giustizia e un amore supremo. Se ancora si illude di poterli trovare altrove che in Dio, è soltanto per un fatale errore di orientazione; l’istinto che la sospinge e la esalta è profondamente vero e il dispendio di eroismo offerto per questa impresa è quanto di più gigantesco l’umanità abbia realizzato sulla via della verità e della carità.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Il nostro tempo ha bisogno di un Dio di giustizia e di amore nel quale gli uomini si ritrovino fratelli e perciò diano una mano a sanare le gravi ingiustizie che ancora li dividono: un Dio terrestre ed umano, da amare e da seguire appassionatamente come un capo e una dottrina nuda e essenziale e pur capace di sostenere lo slancio eroico e il bisogno di dedizione che è nel cuore dell’uomo moderno. Orbene, mi pare che nessuno meglio di Gesù Cristo possa rispondere a questi requisiti: Dio disceso in questo mondo e pure uomo come tutti noi, vissuto e morto su questa terra, giovane, forte e dolce, che ha sperimentato tutta la nostra vita in quello che ha di più umile e ci ha amato fino a morire per la nostra salute. Bisogna che l’uomo moderno si riaccosti direttamente ed esclusivamente a lui. Non sarà facile trovarlo solo e puro, a causa della ressa di santi, di devozioni, di credenze e di prescrizioni che gli ha messo intorno certa religione barocca e popolaresca, risentirne la forza e novità, dopo tanta letteratura oleografica e predicazione convenzionale. Ma pure il Vangelo, per chi lo sa leggere, custodisce, integra e pura la sua figura e la sua dottrina e la Chiesa cattolica, nella sua azione essenziale, ne rivive l’opera salvatrice del mondo.     
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La rinascita del mondo sarà religiosa o non sarà affatto. Bisogna convenire che, ad onta degli aspetti apparentemente religiosi della vita individua e associata (forme soltanto rituali, per la maggioranza) l’uomo moderno è profondamente, costituzionalmente laico. È quindi il valore eterno che ha ceduto nella civiltà moderna. Il valore che urge ricollocare al centro della vita individuale e collettiva se, per l’ennesima volta,non si vuole lavorare invano.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Io ammiro le persone e le istituzioni che tutto attendono dalla divina Provvidenza nulla cercando e nulla rifiutando, ma io non ho la loro grazia speciale. Nella ricerca dei mezzi per la vita dei miei poveri, io cerco di ispirarmi assai più a don Bosco che “cercava” che al Cottolengo che “attendeva”.
Don Carlo Gnocchi, lettera don Piccinini, 7 gennaio 1949