x Come molti siti, utiliziamo i cookie per offrirti un'esperienza d'uso migliore. Scopri i dettagli

COSCIENZA

Frammenti antologici

La triste particolarità del nostro tempo è il tentativo di confusione tra il bene e il male, il pericolo di anestesia delle coscienze e di legalizzazione del male. E questo è molto più grave. Un errore in sede di pensiero è assai più pericoloso di ogni errore pratico.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

La morale non ammette privilegio o eccezioni per nessuno.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Occorre dotare la gioventù di un discernimento morale così retto, di un’abitudine tanto sicura d’interrogare in ogni caso la voce della coscienza e di saperla seguire e di tale forza di volontà che possano guidarsi da sé nelle difficili contingenze della vita e trovare in se stessi le forze della vittoria.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Bisogna che il giovane in certe ore della vita, senta il dovere, anzi il piacere, se è necessario, di mettersi anche contro tutti quelli che lo circondano per agire secondo coscienza, altrimenti sarà inesorabilmente succhiato dalla forza dell’ambiente e finirà per vivere e pensare secondo la morale anonima e facile della massa.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

E veniamo al problema del ritorno autunnale che lei mi prospetta chiaramente. Io già le dissi i termini del mio problema di coscienza. Quelli che muoiono devono avere nel cuore di un sacerdote l'assoluta preferenza su qualunque categoria di anime o forma di apostolato. Per questo venni via dal Gonzaga e per questo solo potrei rimanere assente. Ma se la mia vita dovesse essere quella ordinaria di presidio o di pace armata, non starei in dubbio un momento solo nella scelta e tornerei a casa, sapendo e misurando, ora più che mai, la portata del lavoro al Gonzaga.
Don Carlo Gnocchi, lettera al direttore del Gonzaga, 3 agosto 1941 

Sono tanto contento della tua tacita e implicita promessa di voler meditare. Brava! È tempo, alla tua età e con la tua personalità, di cominciare ad attingere al Maestro interiore e farsi scolari di questa cattedra di verità e di consolazione che Dio ha eretto dentro di noi. Se sarai fedele a questa scuola metterai solide basi, per la vita, al tuo cristianesimo.
Don Carlo Gnocchi, lettera ad Angela Maria Alfieri, 18 settembre 1944 

C’è un “maestro interiore” e una cattedra di infallibile verità, che insegna dentro ciascuno di noi, ma pochi sono quelli che riescono ad ascoltarla. Essa emette a onde ultracorte e per captarla occorre far silenzio dentro e fuori di sé; bisogna che non interferiscano altre “stazioni” gettando nel suo discorso pacato e sottile il clamore sguaiato di una canzonetta, la diatriba passionale della politica, la barzelletta scanzonata o l’inutile notizia di cronaca nera. Bisogna, praticamente, rimanere con se stessi, “chez-soi” direbbero i francesi, imponendosi una rigorosa disciplina delle occupazioni, del divertimento e dei rapporti sociali. Le azioni e i contatti con gli uomini sono fughe di energia vitale. Bisogna ridurle allo stretto necessario.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946 

Non basta pensare “con sé” nella purezza del silenzio interiore, ma bisogna pensare “da sé”, liberi cioè indipendenti dalle idee e giudizi d’importazione che si assorbono anche involontariamente dall’ambiente; come si respirano, insieme all’ossigeno dell’atmosfera, anche le sue impurità… Non bisogna mai accettare le idee altrui, anche dei sommi, senza rifarle proprie nell’assimilazione meditativa e che il criterio di verità e quindi di accettabilità delle idee non deve essere il numero di quelli che le professano o il loro successo mondano, ma il loro valore intrinseco e l’approvazione del “maestro interiore”.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Questo punto interiore di partenza e di arrivo delle azioni personali, la forza di recupero che costringe ogni azione a ritornare su se stessa per rapportarsi al motivo di partenza, per specchiarsi nell’ideale e riceverne il verdetto di approvazione o di disapprovazione, è la coscienza. In essa sta il coronamento e la perfezione della personalità; essa è il punto focale nel quale la vita multiforme riprende l’originaria unità e la personalità, diffusa nella molteplicità dell’atto, ritorna all’unità e alla semplicità dell’idea.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946 

Quello che conta soprattutto è di seguire lo stimolo fondamentale della coscienza. Essa è l’organo costruttore della personalità e, come la personalità stessa, continuamente diveniente.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Bisogna trovare e fissare nella giornata un momento - non è la lunghezza che conta quanto l’intensità - per piegarsi sopra di sé, ascoltare il maestro interiore, coltivare un poco l’anima propria, scrivere un appunto di diario, leggere una pagina di verità o di bontà. Per pensare, in altre parole; perché la verità variamente raccolta dalla vita, dai libri, dalle conversazioni deve essere “ruminata” interiormente, per diventare sangue dell’anima e ha bisogno di essere lentamente distillata nello spirito per poter lasciare le scorie e le impurità.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Ora bisogna pur riprendere, bisogna a poco a poco guarire dalle grossolanità spirituali, riacquistare il gusto della interiorità e riprendere la consuetudine con le voci dell’anima, se non si vuol discendere sempre più rapidamente verso l’animalità oscura e incosciente. È questione di rieducazione della coscienza. Se essa è drogata dalle forti emozioni, si deve lentamente disintossicarla, se essa è incallita dalle troppo grossolane esperienze, si può ridarle progressivamente la sensibilità alle cose sottili… Ma per questo bisogna concentrare l’attenzione dello spirito, non lasciarsi assorbire dalla vita di superficie, stabilire in ogni giornata una zona di silenzio, affinare la sensibilità dell’anima, non soffocandone e sottovalutandone i moti anche impercettibili di protesta o di ribellione e soprattutto seguire un metodo razionale e progressivo, come potrebbe essere quello dell’ “esame di coscienza”.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946 

L’uomo moderno è un alienato da sé o per l'elefantiasi dell'azione o per la prodigalità nel servizio della comunità. Bisogna quindi richiamarlo all'esercizio dei suoi diritti di coscienza per ridargli l’unità della condotta secondo coscienza e farne un uomo profondo… L'uomo moderno è continuamente posto di fronte a situazioni nelle quali è molto difficile dire fin dove arriva il lecito e dove comincia l’illecito, a proposte nelle quali non si vede chiaramente quale sia la parte del dovere e quella dell’interesse egoistico, a forme e sistemi di vita sconcertanti per la loro novità dei quali non è facile stabilire il rapporto con i principi immutabili della moralità e quindi definirne la natura morale… La vita ad alta velocità, la confluenza degli elementi più discordi, l'assoluta novità delle situazioni richiedono nell'uomo moderno una prontezza di riflessi morali, una precisione e sottigliezza di giudizio, una duttilità nelle forme, contro una rigidità assoluta nei principi, quali poche epoche della storia hanno domandato alla coscienza umana.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Vostra eminenza mi ha parlato più volte della parrocchia e di un mio accesso al concorso. Potrà sembrare molto romantico e forse fantastico quanto le dico, eminenza, ma io non posso per il momento lasciare quest'opera di carità verso le vittime della guerra. Bisogna aver sofferto con loro quello che io ho sofferto in Russia ed altrove per comprendermi e giustificarmi. Non appena avrò pagato il mio debito di carità e di giustizia verso di loro, io entrerò nella via comune. Dalla quale se, per ora, mi rifiuto non è, la prego eminenza ancora una volta di credermi, per amore di avventura o di eccezione, né tanto meno di facilità di vita e di successo (perché non ho mai avuti tanti grattacapi come in quest'anno e quasi con ritrosia obbedisco allo stimolo interiore), ma esclusivamente per un dovere che la coscienza mi impone.
Don Carlo Gnocchi, lettera al cardinale Schuster, 7 novembre 1946

È questo, questo solo, creda eminenza, il problema che io mi sono posto ora e in passato nei rari cambiamenti di rotta che ho fatto: un problema di coerenza: un problema al cospetto di Dio, come se mi giudicasse per l’estremo giudizio. E davanti a questo - l’unico infine che conta - sono sicuro di aver agito bene.
Don Carlo Gnocchi, lettera al cardinale Schuster, 16 agosto 1948