x Come molti siti, utiliziamo i cookie per offrirti un'esperienza d'uso migliore. Scopri i dettagli

AMORE

Frammenti antologici

L’amore può supplire la mancanza di moltissime doti, ma a sua volta non può essere surrogato da nessuna di esse.
Don Carlo Gnocchi, Andate ed insegnate, 1934

L’amore è la forza più benefica del mondo. Dio stesso è amore. I frigidi non saranno mai uomini generosi e cristiani perfetti e, dopo tutto, i santi furono degli innamorati di Dio e degli uomini.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

L’amore non è una malattia. È la più benefica e universale e santa di tutte le forze naturali, per la quale l’uomo può evadere dalla clausura dell’io per donarsi, può rompere il bozzolo angusto dell’aseismo per prendere contatto con le cose e con gli uomini, in comunione di gaudio e di dolore con essi e infine può diventare fonte viva e luminosa di altre vite nel mondo. Che c’è di più sacro dell’amore?
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Se la parola amore è “la più profanata di tutte le parole”, il sentimento corrispondente è il più degenerato di tutti i sentimenti. La patologia dell’amore ha una disgraziata quanto infinita varietà di forme. Facendo però l’eziologia degli errori pratici, ci si accorge che, nei giovani, il focolaio dell’infezione o, almeno, il primo centro vitale attaccato dal male è quasi sempre il cervello: sono le idee. I giovani in generale, sono malati prima di testa che di cuore. L’adulto no; generalmente, conosce la natura e le leggi dell’amore; se cade, è per debolezza della volontà. Il giovane nel fatto sentimentale è più logico; quando pecca, ordinariamente, è per un “comando errato”. Crede che non sia male, o perlomeno, lo crede un male scusabile. Allora la cura del cuore significa anzitutto cura delle idee.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Nessun sentimento umano è più cieco e più insidiato di quello dell’amore; specialmente in un giovane. Nessun sentimento, quando devia, è più esiziale alla vita dell’uomo e della società. Qui, più che altrove, la neutralità dell’educatore è grave e inammissibile. Quando l’educatore si sottrae al proprio dovere per codardia, per rispetto umano, per disinteresse, lo sostituiscono nella mente inferma e passionale del giovane, le febbricose fantasie esalanti dal fermento dei sensi… E tutti vedono con quali effetti.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

L’amore è, per sua natura, perpetuo ed esclusivo. “Tu solo, per sempre” è l’immutabile parola di quelli che si amano. L’amore che si limita, l’amore “episodio” è immorale per definizione. Non è amore, è passione.
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Tutti gli amori confluiscono e si sublimano in Dio. Se non poggiano su questa base, non avranno lunga durata e felicità piena… L’unico amore che può acquietarci, in ogni età della vita, che può dare al cuore ampio respiro e solidità sicura, è l’amore di Dio. Tutti gli altri, senza di lui, non sono che insipidi surrogati
Don Carlo Gnocchi, Educazione del cuore, 1937

Nessuno ha saputo esprimere con maggior precisione e plasticità l’origine e la funzione dell’amore umano, quanto la Bibbia. Dio aveva creato tutte le cose dell’universo, e, considerandole a una a una vide che “erano buone assai”. Soltanto per l’uomo, trovò che non era “buona cosa che fosse solo”. C’è dunque nell’individuo un vuoto fondamentale che soltanto l’altro sesso può colmare, come oggetto adeguato del suo amore.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Nell’intima unione dei sessi consiste la perfezione ontologica della natura umana. L’uomo perfetto è l’uomo più donna. Questa unione dei due sessi si realizza nell’amore che fa di due esseri “un corpo solo” per fare di due vite una vita sola e quasi un’anima sola.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’amore è l’atto della specie umana. Basta considerane la potenza cosmica e primordiale per comprendere che esso supera l’individuo e non può venire soltanto da lui, ma anche da qualche cosa di assai più grande, più lontana e più forte di lui. L’amore è infatti la forza vitale dell’umanità che tende a realizzare, per mezzo dell’individuo, la propria indefinita ricchezza e completezza a manifestare, nella diversità del tipo umano, tutte le sue virtualità latenti ed esprimersi completamente in tutto il suo potenziale di vita umana. L’individuo è soltanto il portatore e il collaboratore cosciente della volontà della specie e, in premio della sua prestazione, è innalzato fino a coincidere, nell’atto d’amore, con l’umanità stessa, in quanto diventa fonte e principio di umanità.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

L’uomo non può dividersi a spicchi come un’arancia, così che possa darsi a uno col corpo, riservandosi l’anima, e a un altro con l’anima, facendo violenza al corpo nel suo moto di simpatia con lo spirito. L’uomo o si dà tutto o tutto si nega. Perciò l’amore “platonico” (povero Platone, che c’entra?), se è veramente amore, non può ammettersi e forse neppure esiste, data la compenetrazione e l’unificazione sostanziale tra il principio spirituale e il principio materiale del composto umano: anima incarnata e corpo spiritualizzato. È inutile voler cavillare e far della poesia chimerica. Pascal l’ha detto con magnifica crudezza: “L’uomo non è  né angelo  né bestia: chi non vuol far l’angelo, farà la bestia”.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

Chi si è dato una volta si è dato per sempre e non può riprendersi nulla di quanto ha donato. Non si può togliere nulla alla pienezza della donazione, né spiritualmente, né fisicamente; non si può dividere con altri l’affetto che si deve al consorte, ma non si può neppure limitare o dimezzare quell’atto fisico che è veicolo ed espressione completa del dono e del possesso totale tra i coniugi.
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946

La vita deve rinascere e con essa la dolcezza dell’amicizia. In un mondo come il nostro, inaridito, agitato e maniaco, è necessario mettere olio d’amore sugli ingranaggi stridenti dei rapporti sociali e formare nuclei di pensiero e di resistenza morale, per non essere travolti. I migliori devono perciò raccogliersi e tenersi uniti. Devono incubare, al calore di poche anime generose e fidenti, i germi della rinascita che dovranno essere seminati a larghe mani nel mondo. Come si vuole che l’umanità torni ad amarsi se gli uomini non sanno amarsi tra loro a due a due?
Quanta gente si riempie la bocca con l’amore universale e poi non sa andare d’accordo con il vicino di casa e di lavoro!    
Don Carlo Gnocchi, Restaurazione della persona umana, 1946