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don Vincenzo Barbante
presidente Fondazione Don Gnocchi
Il numero di luglio 2026 della rivista Missione Uomo contiene un approfondimento del presidente della Fondazione Don Gnocchi sulla nuova Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
La nuova Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV si presenta come una riflessione profonda sul tempo che stiamo vivendo e sulle responsabilità che esso affida all’umanità. Attraverso la potente immagine della scelta tra una nuova torre di Babele e una città in cui Dio e l’uomo abitano insieme, il Pontefice richiama l’attenzione sul bivio storico davanti al quale ci troviamo. Da una parte vi è il rischio di un progresso guidato esclusivamente dalla ricerca del potere, dall’individualismo e dalla frammentazione sociale; dall’altra la possibilità di costruire una società fondata sulla solidarietà, sulla dignità della persona e sul bene comune.

Il Santo Padre manifesta la consapevolezza che stiamo vivendo un autentico “cambiamento d’epoca”. Le innovazioni tecnologiche, e in particolare l’intelligenza artificiale, stanno modificando il nostro modo di vivere, di lavorare, di comunicare e perfino di immaginare il futuro. Mai come oggi l’uomo ha avuto strumenti tanto potenti per incidere sulla realtà. Tuttavia, proprio questa straordinaria capacità impone una domanda essenziale: verso quale meta desideriamo orientarci? L’Enciclica sottolinea che la tecnologia non è, in sé, né buona né cattiva; il suo valore dipende dall’uso che ne viene fatto e dagli obiettivi che persegue. Può diventare uno strumento di cura, inclusione e sviluppo umano, ma può anche generare nuove forme di esclusione e disuguaglianza. Il vero problema non è la tecnologia, bensì la visione dell’uomo che ne guida l’impiego e questo richiede responsabilità e discernimento.
Il Papa propone una concezione del progresso che non coincide con la semplice crescita delle capacità tecniche, ma nella costruzione di una società più giusta, pacifica e inclusiva. Una società è realmente avanzata quando riconosce la dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più fragili. La vera crescita dell’uomo non consiste nell’eliminazione delle fragilità, ma nella capacità di riconoscerle, accoglierle e accompagnarle costruendo relazioni fondate sulla responsabilità reciproca, sulla solidarietà e sulla cura dell’altro. Il criterio decisivo per valutare ogni innovazione diventa dunque il suo contributo al bene delle persone e delle comunità.
Costruire un mondo in cui tutti possano realizzarsi richiede una corresponsabilità coraggiosa e una concreta applicazione del principio di sussidiarietà, valorizzando la collaborazione tra generazioni, culture, discipline e comunità. I criteri indicati dall’Enciclica sono chiari: la centralità della persona, la destinazione universale dei beni, l’attenzione ai più poveri, la cura della Casa comune e la promozione della pace. Tali principi si traducono in scelte concrete quali una progettazione responsabile, la valutazione dell’impatto sociale delle innovazioni, l’integrazione delle persone più fragili e un orientamento della ricerca e dell’industria al servizio della giustizia e del bene comune.
Alla luce di queste riflessioni, possiamo rileggere la storia e la missione della nostra Fondazione. Fin dalla sua nascita, per iniziativa del beato don Carlo, essa ha operato con l’obiettivo non solo di promuovere la persona, ma di contribuire al miglioramento della società nel suo insieme. Don Carlo ricordava che l’uomo è un “pellegrino, malato di infinito”, chiamato a riconoscere nella propria fragilità non un fallimento, ma un’occasione di crescita e di apertura al trascendente. Lo stesso sguardo positivo don Carlo lo riservava nei confronti della storia: pur riconoscendo le sofferenze, le crisi e le contraddizioni del proprio tempo, invitava a leggerle come occasioni di rinnovamento e di crescita. Anche oggi, in una fase storica attraversata da tensioni globali, guerre e trasformazioni profonde, questa prospettiva conserva una straordinaria attualità. Ogni crisi porta con sé la possibilità di una rinascita, a condizione che non si perda di vista il valore della persona umana.
È proprio su questo terreno che l’innovazione tecnologica può diventare una risorsa preziosa. Nel settore della cura e della riabilitazione, strumenti come l’intelligenza artificiale e la robotica offrono opportunità significative: migliorare la qualità delle diagnosi, ampliare l’accesso ai servizi, sostenere la ricerca scientifica e favorire la crescita professionale degli operatori. Naturalmente, tali opportunità richiedono un utilizzo responsabile ed eticamente orientato, affinché la tecnologia rimanga sempre uno strumento al servizio della persona e non il contrario.

La vera sfida, tuttavia, resta culturale. Non basta disporre di strumenti innovativi, ma occorre promuovere una visione della società fondata sulla fraternità e sulla corresponsabilità. In questo senso assumono un valore particolare non solo il modello di cura fondato sulla relazione, l’accompagnamento, la condivisione che è proprio di Fondazione, ma anche le esperienze di volontariato che consentono a cittadini giovani o adulti di entrare in contatto con il mondo della fragilità e di scoprire quanto la collaborazione possa generare cambiamento. Attraverso queste esperienze si costruiscono relazioni, si combattono l’indifferenza e l’isolamento, si promuove una cultura della solidarietà capace di incidere concretamente sulla vita delle persone.
L’Enciclica di Papa Leone XIV non offre soltanto una riflessione teorica sul presente, ma un invito all’azione. Essa ricorda che il futuro non è già scritto e che ciascuno è chiamato a partecipare alla costruzione della società di domani. La scelta tra una nuova Babele o una comunità fondata sull’incontro, sulla giustizia e sulla pace dipende dalle decisioni che sapremo assumere oggi.
In questo orizzonte, l’impegno quotidiano a favore delle persone più fragili, l’uso responsabile dell’innovazione e la promozione di una cultura del bene comune diventano molto più che semplici attività operative: rappresentano un contributo concreto alla costruzione di quella “civiltà dell’amore” che il Papa indica come risposta alle sfide del nostro tempo. Una prospettiva ambiziosa, certamente, ma forse l’unica capace di restituire speranza a una società che cerca ancora il senso autentico del proprio progresso.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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