Commovente incontro fra madre e figlia palestinesi divise... (Leggi tutto)
La Fondazione Don Gnocchi ha operato nel tempo in Cambogia con precedenti progetti di solidarietà internazionale e dal 2025 sta sviluppando nel paese asiatico una collaborazione con il “Centro di Salute Mentale per Bambini e Adolescenti” Caritas Cambogia (CCAMH), finalizzato a sostenere il rafforzamento dei servizi di riabilitazione e assistenza alle persone con disabilità, con un focus sui disturbi neuroevolutivi e sulle pratiche inclusive orientate alla comunità. Il programma si basa sull’impegno strategico di potenziare i sistemi locali di cura e sviluppare competenze sostenibili tramite formazione specialistica, workshop e supporto clinico contestualizzato. L’obiettivo è integrare approcci riabilitativi basati sull’evidenza scientifica nel contesto sanitario cambogiano, rispettando le specificità culturali e promuovendo competenze radicate a livello locale. In questo contesto si inserisce l’esperienza professionale del dottor Bhoomikumar Jegannathan, il direttore della struttura, che insieme al suo team ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande sull’attività in corso.

La collaborazione tra la Fondazione Don Gnocchi e il vostro Centro è iniziata recentemente, con una prima missione formativa nel 2025. Come è nata questa connessione e quali bisogni avete individuato insieme come prioritari per i bambini con disturbi neurologici in Cambogia?
La collaborazione tra il CCAMH e la Fondazione Don Gnocchi è nata grazie ad Anna Capasso, allora coordinatrice della Fondazione in Cambogia e membro della “Catholic Alliance for Charity and Development (CACD)”. È stata lei a proporre al nostro Centro di ospitare la formazione, dando così avvio a un dialogo che ha subito fatto emergere una delle necessità più urgenti del Paese: la mancanza di una formazione strutturata in logopedia. In Cambogia, infatti, non esistono ancora percorsi formali dedicati a questa disciplina, nonostante il crescente bisogno di supporto specialistico per i bambini con disturbi neurologici e del neurosviluppo.
Qual è oggi la situazione delle famiglie con bambini con disabilità o disturbi del neurosviluppo in Cambogia, in termini di accesso ai servizi, consapevolezza e supporto? Dal vostro punto di vista, quali sono le principali sfide che il vostro centro affronta quotidianamente nell’assistenza a questi bambini?
La situazione delle famiglie cambogiane che hanno bambini con disabilità o disturbi del neurosviluppo resta molto complessa. Le principali difficoltà riguardano l’accesso ai servizi e la loro sostenibilità economica. Molte famiglie, soprattutto nelle aree rurali, hanno enormi difficoltà a raggiungere centri specializzati e ad accedere a percorsi di cura continuativi. A ciò si aggiunge una limitata consapevolezza culturale: molte famiglie considerano ancora i disturbi del neurosviluppo come malattie da trattare esclusivamente con farmaci, senza comprendere l’importanza di percorsi riabilitativi ed educativi specifici. Un’altra grande sfida è rappresentata dalla carenza di professionisti qualificati: in Cambogia mancano opportunità formative in terapia occupazionale, logopedia, educazione speciale e altre figure fondamentali per il supporto ai bambini con bisogni complessi.
La prima visita formativa ha rappresentato un momento di scambio tra professionisti. Quali elementi o competenze introdotte avete trovato più rilevanti o immediatamente applicabili nel vostro contesto?
Questo primo momento di confronto tra professionisti provenienti da contesti diversi è stato estremamente prezioso. All’inizio non sono mancate alcune difficoltà legate alla barriera linguistica, ma grazie al supporto dei traduttori locali e delle suore salesiane coinvolte nel progetto siamo riusciti a costruire un dialogo efficace e concreto. La formazione condotta dai professionisti italiani ha coinvolto circa 25 partecipanti provenienti da dieci diverse ONG, incluso il personale del CCAMH, offrendo strumenti immediatamente applicabili nel lavoro quotidiano con i bambini con disturbi del neurosviluppo.
In che modo la collaborazione con specialisti internazionali, in particolare con quelli della Fondazione Don Gnocchi, può contribuire a rafforzare il vostro approccio clinico ed educativo?
La collaborazione con specialisti internazionali e in particolare con la Fondazione Don Carlo Gnocchi, sta contribuendo in maniera significativa al rafforzamento delle competenze e delle conoscenze dei para-professionisti che lavorano quotidianamente con bambini con disturbi del neurosviluppo. Questo scambio non rappresenta solo un trasferimento di competenze tecniche, ma anche un’opportunità per sviluppare nuovi approcci educativi e riabilitativi, più integrati e centrati sui bisogni del bambino e della famiglia.


Avete già osservato, anche in questa fase iniziale, cambiamenti o segnali di impatto nel lavoro del vostro team o nella risposta delle famiglie?
Sì, già in questa fase iniziale abbiamo osservato segnali incoraggianti. I partecipanti alla formazione hanno mostrato un forte desiderio di continuare ad apprendere e, soprattutto, di condividere le competenze acquisite con genitori e caregiver dei bambini con disturbi del neurosviluppo. Questo modello “a cascata” di trasferimento delle conoscenze è particolarmente importante in un Paese post-conflitto e a basso reddito come la Cambogia, dove la formazione di figure locali rappresenta uno degli strumenti più efficaci per creare un cambiamento duraturo.
Quali sono secondo voi le principali priorità di sviluppo per il vostro Centro nei prossimi anni, sia in termini di competenze sia di servizi?
Tra le principali priorità per i prossimi anni vi è innanzitutto il rafforzamento delle competenze professionali. Il nostro obiettivo è sviluppare programmi formativi ufficialmente riconosciuti dai ministeri competenti, rivolti a operatori sanitari, infermieri, fisioterapisti ed educatori specializzati che lavorano direttamente con bambini con disturbi del neurosviluppo. Vorremmo inoltre sviluppare manuali formativi bilingue, in khmer e inglese, e organizzare corsi brevi per chi già opera nel settore ma non ha mai avuto accesso a una formazione specialistica strutturata. Sul fronte dei servizi, la priorità è costruire un sistema di presa in carico integrato per i bambini con disturbi del neurosviluppo, capace di operare a livello primario, secondario e terziario. Fondamentale sarà anche rafforzare la collaborazione con il settore pubblico per integrare questi servizi nel sistema sanitario nazionale e sviluppare protocolli operativi condivisi insieme al Dipartimento di Riabilitazione del ministero della Salute.

Quale ruolo può avere la collaborazione internazionale nel rafforzamento del sistema di salute mentale e riabilitazione pediatrica in Cambogia?
La collaborazione internazionale può avere un ruolo decisivo nel rafforzamento delle competenze degli operatori che lavorano nel settore della salute mentale e della riabilitazione pediatrica. Può inoltre contribuire alla creazione di standard formativi condivisi, a condizione che le organizzazioni internazionali lavorino insieme in un’ottica di lungo periodo, puntando realmente al trasferimento di conoscenze e di modelli organizzativi. Allo stesso tempo, la cooperazione internazionale favorisce uno scambio reciproco di esperienze e l’individuazione di modalità innovative e sostenibili per offrire servizi efficaci anche in contesti con risorse limitate.
Quale messaggio vorreste condividere con le famiglie cambogiane che affrontano la sfida di crescere un bambino con disabilità?
Il team di Caritas-CCAMH desidera essere un punto di riferimento e una fonte di speranza per le famiglie, aiutandole a sentirsi sostenute e meno sole nel loro percorso. Il nostro obiettivo è rafforzare le famiglie, ridurre il loro livello di stress e accompagnarle affinché possano continuare a essere parte attiva della società. Vivere accanto a un bambino con disturbi del neurosviluppo è un percorso fatto di cura, compassione e resilienza. Per questo il nostro team vuole essere presente lungo tutto il percorso di crescita del bambino, sostenendo le famiglie nelle diverse sfide e necessità che emergono nel tempo.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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