Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute,... (Leggi tutto)
Il tema “Cronicità e nuovo modello di cura: il metodo Don Gnocchi” è stato al centro di un incontro che si è tenuto il 25 giugno nella Sala Buzzati del Corriere della Sera a Milano. Relatori: Sergio Harari (professore Università degli Studi di Milano), Maria Cristina Messa (direttrice scientifica della Fondazione Don Gnocchi) e Stefano Paleari (professore Università di Bergamo). L’incontro (clicca qui per vedere la registrazione in streaming), promosso dal Corriere in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi, è stato moderato da Elisabetta Soglio, responsabile delle pagine “Corriere Buone Notizie”.

I relatori – anche in veste di autori di un recente “Libro Bianco” sulla cronicità e la non autosufficienza - si sono concentrati in particolare sulle tematiche legate al costante aumento della popolazione anziana e dei malati cronici, riflettendo sulla situazione italiana e comparandola anche con il quadro europeo e mondiale. In questo quadro, è stata messa in luce la validità del modello di presa in carico dei pazienti attuato nel tempo dalla Fondazione Don Gnocchi, con la persona nella sua globalità al centro del trattamento e quest’ultimo in stretta connessione con le innovazioni introdotte grazie alla tecnologia e alla ricerca scientifica.
Il punto di partenza sono stati proprio i numeri dell’operato della Fondazione Don Gnocchi, che nella sintesi relativa all’anno 2025 esposta dalla direttrice scientifica Maria Cristina Messa evidenziano 16 mila ricoveri, più 357 mila persone seguite in ambulatorio o a domicilio, con l’aggiunta di altre 3 mila in residenze o Centri diurni. E lì accanto sono emersi i numeri della società in cui viviamo, contenuti nel Libro Bianco su “Cronicità e non autosufficienza”, curato da Sergio Harari, presidente di Associazione Paripato, e Stefano Paleari, presidente di Fondazione Anthem: in Italia una persona su quattro ha più di 65 anni (oltre 14 milioni di persone), mentre un milione e mezzo ne ha più di 85. «In sé sarebbe anche una bella notizia - ha sottolineato Harari -, il fatto che l’aspettativa di vita sia in continuo aumento...». «Ma questo significa anche – ha aggiunto Paleari – che secondo gli studi più recenti, nei prossimi quattro anni, fino al 2030, gli over over 65 continueranno a crescere dell’uno per cento ogni anno, con un aumento annuo di 600 mila persone anziane in più, praticamente due volte la città di Padova: uno tsunami di cui dobbiamo occuparci, perché non farlo sarebbe un disastro».


La professoressa Messa ha ricordato a sua volta che i modi per occuparsi di questo “tsunami”, esistono e seguono sostanzialmente tre parole d’ordine: «Prevenzione, cura, presa in carico». Facile? Tutt’altro: «In un sistema strutturato per prestazioni che si occupano delle singole fasi acute – ha detto -, con pazienti costretti a saltare da un posto all’altro, costruirne uno nuovo fondato sulla presa in carico della persona nel suo insieme è una faccenda complessa». Ma il “Metodo Don Gnocchi” è fondato esattamente su questo: seguire le persone sul territorio, in modo costante. E’ questa la sfida sul crinale dell’innovazione e della sostenibilità su cui sta lavorando da tempo la Fondazione.
E in tale contesto la tecnologia è uno strumento fondamentale: basti pensare alle possibilità della teleriabilitazione, che dal 2020 al 2025 ha consentito di mettere in campo 70 mila trattamenti su pazienti a livello nazionale: «E’ un compito difficile? – si è chiesta Maria Cristina Messa -. Certo che lo è… Un sistema digitale richiede piattaforme comuni che si parlino tra loro e se vuoi costruirlo in regioni diverse devi prima uniformare l’alfabeto, diciamo così. Finora siamo riusciti a farlo in sette regioni sulle nove dove siamo presenti ed è un lavoro enorme, che sta continuando».

Nella foto qui sopra, da sinistra: Stefano Paleari, Sergio Harari, Francesco Converti (direttore generale Fondazione Don Gnocchi), Luciano Fontana (direttore Corriere della Sera), Maria Cristina Messa, Elisabetta Soglio e don Vincenzo Barbante (presidente Fondazione Don Gnocchi)
«Farsi carico della non autosufficienza – ha ammonito Harari - è* un tema che chiama in causa la politica sanitaria nel suo insieme, che attualmente è ancora fondata su una strategia prevalentemente ospedaliera e fatta comunque a spezzoni, mentre la sfida che abbiamo davanti si chiama cronicità*». Con quali costi e con quali risorse? «I soldi si tratta sempre di “decidere come spenderli e per cosa” – ha fatto presente Paleari -. Nel 2024 la spesa complessiva per la sanità in Italia è stata di 185 miliardi di euro, di cui 137 per quella pubblica, 41 per quella privata, 6 e mezzo tra fondi e assicurazioni private. Il sistema sanitario deve combinarsi con quello sociosanitario. Guardando i numeri in una visione d’insieme, le realtà fondamentali come la Fondazione Don Gnocchi rappresentano una garanzia di tenuta del sistema sanitario italiano rispetto all'investimento complessivo che è inferiore a quello della media europea misurato rispetto al prodotto interno lordo. Ci sono tante realtà che rappresentano oggi un sistema di tenuta, ma la prima domanda che ci dobbiamo porre è se questo può andare bene anche per il futuro».



Questo vale anche per la ricerca, che – è intervenuto di nuovo Harari -, «va ovviamente sostenuta, ma ricordando che essa deve essere “condivisione di progetti” e non la somma di tante isole: solo così può produrre quella “massa” necessaria a trasferire in tempi rapidi nella vita concreta i risultati della ricerca stessa». «L’Italia - ha insistito Paleari – da questo punto di vista può essere un esempio per l’Europa». Anche grazie alla rete capillare e interconnessa tra istituzioni pubbliche, terzo settore, associazioni, che caratterizzano il nostro Paese in misura maggiore che altrove. Come dicono bene, ad esempio, i numeri del progetto “Teseo” messo in campo dalla Fondazione Don Gnocchi sul fronte della terza età nel capoluogo lombardo: 200 anziani presi in carico e 400 caregiver seguiti, con il coinvolgimento di 60 operatori, 70 parrocchie, 200 volontari formati. «La prevenzione – ha concluso Maria Cristina Messa - è una realtà sistemica, non funziona per organi separati».
Nel corso dell’incontro è stato proposto anche un video di saluto dell’attore Giacomo Poretti, incentrato su un messaggio decisamente a tema: la fragilità umana che si manifesta in tutte le fasi della vita...
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Fondazione Don Gnocchi – Milano
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