In occasione della Giornata Mondiale Malattia di... (Leggi tutto)
La Fondazione Don Gnocchi teatro di un prestigioso confronto a tutto campo sulla sanità e soprattutto sui principi cardine che costituiscono il fondamento del sistema sanitario italiano, basato ormai da quasi mezzo secolo sui principi di universalità ed uguaglianza, veri e propri assi portanti della riforma del 1978, che si apriva con un’affermazione ricordata a più riprese durante i lavori: «Il Servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio».

Come declinare nella realtà di oggi il “Diritto alla salute, tra sanità pubblica, sanità privata e privato sociale” è stato il tema del confronto svoltosi il 13 aprile, al Museo del beato don Carlo Gnocchi presso il Centro IRCCS “S. Maria Nascente” Fondazione Don Gnocchi di Milano, con protagoniste personalità del mondo istituzionale, dell’ambito socio-sanitario e della ricerca milanese. L’incontro è stato promosso dall’associazione “Mi’ impegno-laboratorio società e salute” e “Mi’ impegno insieme responsabili”, e in particolare dal suo presidente Carmelo Ferraro, dalla Fondazione Don Gnocchi, dall’Associazione “Mirasole” di Milano e dall’Istituto di Antopologia per la cultura della famiglia e della persona.
Dopo l’accoglienza da parte di Antonio Troisi, direttore dell’Area Nord della Fondazione Don Gnocchi, è stato Carmelo Ferraro (a destra, nella foto sotto), che è oltretutto uno dei consiglieri di amministrazione della Fondazione Don Gnocchi, a evidenziare le ragioni di questo incontro: «Oggi – ha detto – vogliamo mettere a confronto la sanità privata, la sanità pubblica, il privato sociale e la sanità militare. Siamo convinti che questa alleanza possa portarci verso un obiettivo unico: il “dovere della cura”. Il diritto alla salute si manifesta in molti modi, ma esiste anzitutto un dovere fondamentale di curare la persona, come ci è stato ben insegnato dal beato don Carlo Gnocchi. Siamo felicissimi di avere la presenza di rappresentanti di tutte le componenti della sanità e lo facciamo muovendoci in un contesto di rispetto delle istituzioni, consapevoli della necessità di lavorare insieme. Uno dei temi che sta più a cuore “M’impegno” è proprio la volontà di riflettere e ripartire dai principi fondanti dell’ambito sanitario: il diritto alla salute, la cura della persona e l'alleanza tra tutti i soggetti in campo, senza la quale non c'è possibilità di progredire».

Concetti che sono stati ribaditi anche da Francesco Converti, direttore generale della Fondazione Don Gnocchi («La sfida è investire sul Servizio Sanitario Nazionale per ricondurlo alla sua base democratica, inteso come servizio pubblico e non come singola prestazione. Come Fondazione intendiamo operare dove le fragilità sono più profonde, dove il tessuto sociale ed economico non riesce a garantire il diritto alla salute. Dobbiamo ottimizzare l'allocazione delle risorse attraverso un'alleanza strategica che unisca l'efficienza e l'innovazione tecnologica del privato profit con la capacità di umanizzazione del privato sociale, mettendo sempre al centro la persona e non lasciando indietro nessuno»), da Emanuele Monti, presidente della Commissione Permanente Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia del Consiglio della Regione Lombardia («Il dialogo attivo tra Stato e Regioni è fondamentale per applicare strategie di programmazione basate sulla sussidiarietà. Sulla salute dobbiamo estendere a 360 gradi una piattaforma che rilanci il patto sociale con la cittadinanza») e da Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e alla Salute del Comune di Milano («Va superato il dualismo tra sociale e sanitario e bisogna ricomporre l'offerta sui territori. Come Comune stiamo lavorando su protocolli di integrazione e dimissioni protette, ma a livello generale va ridato spazio e ruolo agli enti locali come attori essenziali della salute, non solo in una logica riparativa»).


Maria Cristina Messa, (nella foto qui sopra, a sinistra) direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, ha insistito sulla necessità di mettere a frutto in modo più rapido i risultati della ricerca: «Più la ricerca riuscirà a definire il profilo di salute del singolo e della collettività, maggiore sarà la necessità di accesso alle cure. Rispetto a cinquant'anni fa, quando fu creato il sistema sanitario, le conoscenze sono cambiate radicalmente. Il problema principale è che le soluzioni offerte dalla ricerca faticano a trovare applicazione nella realtà e i risultati di questo lavoro andrebbero messe a frutto più velocemente. La complessità del sistema sanitario, composto non solo da IRCCS e grandi ospedali ma anche da una rete territoriale capillare, richiede una semplificazione organizzativa che oggi è ancora troppo lenta rispetto ai progressi scientifici».
Altri contributi al dibattito sono venuti da Leonardo Salvemini (avvocato con abilitazione al patrocinio in Corte di Cassazione e presso le Magistrature superiori e autore del saggio “Il diritto alla salute, tra principi costituzionali e orientamenti giurisprudenziali"), Silvano Casazza (nella foto qui sopra, a destra, direttore generale ATS Milano), Matteo Stocco (direttore generale Policlinico di Milano), Federico Lunardi (comandante Ospedali Militari di Milano), Fabrizio Pregliasco, (direttore sanitario Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano) e Nadia Rovelli (presidente Ordine della professione Ostetrica interprovinciale di Bg, Cr, Co, Lc, Lo, Mi, Mb, So, direttivo Laboratorio Società e Salute).
«La grandezza di una società – ha sottolineato in conclusione don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi - si misura dalla sua capacità di prendersi cura dei più fragili. L'articolo della Costituzione che definisce la salute come diritto fondamentale rimane una sfida attuale, che deve essere declinata costantemente nel tempo. Oggi ci misuriamo con l'invecchiamento della popolazione e con la gestione della cronicità: abbiamo imparato a curare con sempre maggiore successo patologie come il cancro o l'infarto, ma questo ha portato a una maggiore longevità e di conseguenza a una gestione complessa della comorbilità».

Il presidente ha rimarcato in particolare la necessità di colmare la distanza tra i bisogni reali e le risposte del sistema: «Ad esempio, penso alla situazione delle persone non autosufficienti, per le quali l'offerta attuale di posti è ancora del tutto insufficiente. È evidente che ci troviamo in una situazione di grande disparità: sappiamo bene che l'assistenza domiciliare, nelle sue attuali modalità di applicazione, non è in grado di soddisfare un bisogno che diventa sempre più pressante. Non solo c'è la necessità di rivedere il patto, ma occorre ripensare complessivamente l'organizzazione della nostra società in funzione dell'attuazione di ciò che non è solo un obiettivo saggio predisposto dai nostri padri costituenti, ma una questione di umanità, di convivenza e di giustizia. Troppo spesso rischiamo di dare per carità ciò che spetta per giustizia a una parte della popolazione. Ricordo che Milano detiene il primato in Italia di avere un milionario ogni venti abitanti. È un dato pazzesco. L’articolo 53 della Costituzione cita tra l’altro il dovere di ciascuno di concorrere alle spese pubbliche. Chi ha le risorse deve contribuire».
Fondamentale secondo il presidente è proprio l’attuazione di questo principio costituzionale: «Dobbiamo arrivare a dire, una volta per tutte, che l'attuazione di questo principio costituzionale è fondamentale. Sarebbe assurdo mantenere cure gratuite per chi, facendo parte di quell'uno su venti che può permetterselo, non ne ha bisogno; in quel caso il sistema non regge. La nostra collettività deve risolvere questa criticità, per una questione di giustizia sociale. La Costituzione impone di garantire cure gratuite ed efficienti, e le indigenze, purtroppo, sono una realtà che tutti conosciamo».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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