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Un programma di ricerca articolato che va oltre la produzione di conoscenza scientifica e punta a tradurla in percorsi concreti di cura. È questo l’approccio che emerge dai progetti della Fondazione Don Gnocchi dedicati alla malattia di Parkinson, in cui biomarcatori, valutazioni cognitive e motorie e nuove tecnologie riabilitative concorrono a un modello integrato di presa in carico, centrato sulla persona e sulla qualità della vita.
In occasione della "Giornata Mondiale della Malattia di Parkinson 2026", che quest'anno cade l'11 aprile, la Fondazione Don Gnocchi ribadisce il proprio impegno multiforme che si esplica attraverso il lavoro e l'impegno di numerosi Centri, ricercatori e settori.

Tra gli studi in corso, il progetto coordinato dalla dottoressa Francesca Lea Saibene si concentra su un aspetto spesso poco esplorato: i disturbi di lettura nelle persone con Parkinson. Attraverso l’impiego dell’Eye Tracker e di test neuropsicologici validati, i ricercatori analizzano il ruolo dei movimenti oculari e delle competenze linguistiche.
L’obiettivo è distinguere se le difficoltà di lettura siano legate ad alterazioni delle saccadi, espressione del disturbo motorio, oppure a deficit di tipo linguistico. Una distinzione cruciale per orientare in modo più mirato ed efficace gli interventi riabilitativi.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di integrazione tra ricerca e trattamento. Lo studio combina percorsi riabilitativi personalizzati con tecnologie avanzate, come la realtà virtuale, e metodiche biofotoniche quali la spettroscopia Raman.
Il duplice obiettivo è valutare l’efficacia dei trattamenti e individuare biomarcatori in fluidi biologici non invasivi, come la saliva, utili sia per migliorare la diagnosi differenziale tra Parkinson e parkinsonismi atipici sia per monitorare l’andamento della malattia nel tempo.
In collaborazione con l’Università di Firenze, il progetto introduce l’utilizzo di sensori inerziali indossabili per la valutazione quantitativa delle performance motorie.
I dispositivi consentono di registrare in modo oggettivo parametri come velocità e accelerazione degli arti durante compiti motori, senza interferire con l’esecuzione. L’obiettivo è validare l’affidabilità di queste misurazioni e integrarle nella pratica clinica quotidiana, rendendo la valutazione più accurata e riproducibile.

La piattaforma ProBio unisce realtà virtuale e robotica per offrire esercizi personalizzati a persone con Parkinson e decadimento cognitivo lieve. Il sistema fornisce feedback continui al paziente e monitora parametri biomeccanici ed emotivi, adattando il trattamento in tempo reale.
Lo studio mira a valutare usabilità ed efficacia di un modello riabilitativo integrato, capace di rispondere in modo più completo ai bisogni cognitivi e motori della persona.
Con il progetto WEARnCARE, la valutazione clinica si estende anche all’ambiente domestico. L’utilizzo di sensori indossabili permette di monitorare le performance motorie nella vita di tutti i giorni, raccogliendo dati più aderenti alla realtà del paziente.
Questo approccio consente di adattare gli interventi riabilitativi in modo dinamico e di rafforzare la continuità della presa in carico.
La Fondazione partecipa infine al progetto di rete PARK-NET 3, dedicato alla caratterizzazione clinica e genetica della malattia. In particolare, l’analisi della mutazione del gene GBA consente di studiare la relazione tra profilo genetico e manifestazioni cliniche.
La raccolta sistematica dei dati in una piattaforma condivisa rappresenta un passo fondamentale verso lo sviluppo di strategie di medicina personalizzata, sempre più mirate alle caratteristiche del singolo paziente.
Un insieme articolato di studi e progetti che non si limita a produrre conoscenza, ma punta a tradurla in percorsi concreti di cura, mettendo al centro la persona e la qualità della vita. Dai biomarcatori molecolari alla valutazione delle funzioni cognitive e motorie, fino alle nuove modalità di riabilitazione, emerge un modello integrato in cui ogni progetto contribuisce a rafforzare la presa in carico globale del paziente.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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