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“Neuroscienze, arte e tecnologia: dai risultati del progetto Dancerex (DANCE Rehabilitation Experience) alle prospettive e impatto clinico delle terapie digitali”. E’ il titolo dell’importante convegno scientifico che si è svolto il 23 marzo al teatro Franco Parenti di Milano, promosso dalla Fondazione Don Gnocchi e dal ministero della Salute (direzione generale della ricerca e dell’innovazione in sanità) nell’ambito del progetto finanziato dall’Unione Europea “NextGenerationEU”, con il patrocinio del Comune di Milano e dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer.

L’evento ha visto come responsabili scientifiche Francesca Baglio, neurologa del Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano e Maria Cristina Messa, direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, con l’obiettivo di presentare e approfondire alla presenza di partner di rilevanza nazionale e internazionale i risultati scientifici e clinici del progetto “DANCE Rehabilitation EXperience”, guidato dall’IRCCS Fondazione Don Gnocchi, in partnership con l’IRCCS “Bonino Pulejo” di Messina, l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e l’Università Bicocca di Milano.
«Il progetto Dancerex - ha sottolineato la dottoressa Baglio durante i lavori - si basa su un’innovativa terapia digitale che integra danza, musica, movimento, digitale e neuroplasticità ed esplora in particolare l’impatto della danza e della musica sulla plasticità cerebrale. Si rivolge a patologie croniche e neurodegenerative, con un approccio interdisciplinare che unisce neurologia, bioingegneria, psicologia e digital health. Il cuore del progetto è un modello di terapia digitale music-based, sviluppato per essere accessibile, coinvolgente e sostenibile».

Presente, tra gli altri, anche la vicesindaco di Milano, Anna Scavuzzo, che ha evidenziato come queste iniziative rappresentino un tassello importante nella costruzione del futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale: «Eventi come questo hanno la capacità di generare valore nel tempo, perché aprono nuove prospettive e stimolano un confronto concreto su temi fondamentali, come l’evoluzione dei percorsi riabilitativi con tecnologie digitali. Le nuove modalità e le nuove tecnologie che oggi abbiamo a disposizione ci permettono di affrontare la riabilitazione in modo innovativo e più vicino ai bisogni reali delle persone. È la ricerca, infatti, che deve guidarci verso percorsi sempre più accessibili e sostenibili e capaci di migliorare davvero la qualità della vita dei cittadini».
Il confronto si è sviluppato in particolare sulle nuove applicazioni delle terapie digitali nel panorama della neuroriabilitazione contemporanea, visto che tali interventi rappresentano una nuova frontiera terapeutica di particolare interesse nelle malattie neurologiche croniche ad alto impatto quali la sclerosi multipla o le malattie neurodegenerative legate all’invecchiamento. Rappresentanti delle istituzioni, ricercatori, professionisti sanitari, aziende, pazienti e cittadinanza hanno avuto in questo contesto un’occasione per riflettere sulle pro¬spettive future della neuroriabilitazione, sulle opportunità offerte dalle terapie digitali e sui pro¬cessi di trasferimento tecnologico e implementazione nella pratica clinica.
«Già nell’antichità arte e tecnologia camminavano insieme - ha ricordato Stefano Paleari, presidente di ANTHEM “AdvaNced Technologies for Human centrEd Medicine” -. Questo convegno ci ricorda quanto sia naturale e necessario riportare a dialogare tra loro l’arte, la medicina, la tecnologia e l’informatica, unite da un unico obiettivo: migliorare la salute delle persone. Ma è fondamentale ricordare che la tecnologia, da sola, non basta. Senza un adeguato supporto sociale, senza una comunità capace di accoglierla e valorizzarla, la tecnologia perde buona parte della sua utilità. È la società, infatti, a determinarne il vero impatto sociale della tecnologia. Progetti come “Dancerex” hanno il merito di rimuovere barriere e creare condizioni che permettono ai pazienti di ottenere una qualità di vita migliore. Dobbiamo continuare ad accorciare le distanze, percorrere “l’ultimo miglio”: arrivare nelle case, nei quartieri, nei Comuni. Solo così l’innovazione diventa reale, concreta, accessibile a tutti».


Francesco Converti, direttore generale della Fondazione Don Gnocchi, ha insistito proprio sull’assonanza fra ricerca, arte e digitale, che aprono oggi nuovi scenari a partire dalle intuizioni storiche di don Gnocchi: «In Fondazione Don Gnocchi affrontiamo la disabilità attraverso terapie innovative. Il nostro fondatore aveva già intuito quanto fosse importante mettere l’arte al servizio della riabilitazione e della “restaurazione della persona umana”: una visione che oggi trova nuova forza grazie alle opportunità offerte dalla ricerca e dal digitale. Eventi come questo ci avvicinano ulteriormente a un percorso di innovazione che guarda al futuro della riabilitazione come a qualcosa di più accessibile per tutti, e soprattutto più sostenibile. Se questo percorso passa anche attraverso terapie digitali basate sulla danza, sulla musica, sull’arte, significa che siamo di fronte a una strada che merita di essere percorsa fino in fondo. È una direzione attuale, necessaria, che dobbiamo continuare a sviluppare insieme ai nostri partner, per rendere gli interventi sempre più precoci ed efficaci e per migliorare davvero la qualità di vita delle persone. La sperimentazione è dunque necessaria».
«Sono davvero grato di aver partecipato a questo evento - sono le conclusioni di don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi -. Ho avuto la conferma di quanto il nostro corpo sia una realtà complessa, capace di reagire a una molteplicità di stimoli. E se è vero che l’essere umano non è onnipotente, è altrettanto vero che possiede potenzialità straordinarie: oggi i nostri ricercatori lo hanno dimostrato in modo evidente. E lo avete dimostrato tutti voi, ciascuno attraverso la specificità del suo intervento. Di fronte alla disabilità e alla fragilità, abbiamo l’opportunità di mostrare ciò che la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica possono mettere al servizio del paziente. Esperienze come quella di oggi diventano cultura, diventano patrimonio condiviso. Sono ancora una volta convinto che lavorare insieme, mettendo a disposizione le proprie competenze, permetta di realizzare cose davvero importanti. Serve l’umiltà e la responsabilità di collaborare per il bene comune: è questa la strada che ci consente di trasformare l’innovazione in valore reale per le persone».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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