Presenti al taglio del nastro autorità civili,... (Leggi tutto)
L’incontro conclusivo dei giovani del Servizio Civile, come ogni anno, ha visto coinvolti non solo i ragazzi che hanno scelto di trascorrere questo anno in Fondazione Don Gnocchi ma anche i ragazzi degli altri enti della “cordata” (come Fondazione Sacra Famiglia, Lega del Filo d’oro, Fatebenefratelli, Associazione La-Fra, Don Orione...). Un momento partecipato e carico di significato, aperto da Monica Malchiodi, responsabile del Servizio Volontariato e Servizio Civile di Fondazione Don Gnocchi, che ha dato il benvenuto a tutti i presenti sottolineando il valore dell’iniziativa, ossia un’occasione importante per raccontare l’esperienza durata un anno. «Il programma “Si può Fare” – ha ricordato – non è stato solo uno slogan, ma una dimostrazione concreta dell’impegno e della capacità di ciascuno di mettersi in gioco. Un anno cominciato forse con qualche incertezza, un po' di timore, ma che oggi si conclude con un gruppo di giovani che si guarda indietro con consapevolezza, maturità e soddisfazione».
Nel corso dell’incontro è intervenuta la Dr.ssa Laura Massoli, Direttrice dell’Ufficio per il Servizio Civile Universale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, responsabile del coordinamento e dello sviluppo delle politiche del Servizio Civile, che ha evidenziato come il Servizio Civile, anche grazie ai fondi stanziati dal PNRR sia diventato una scelta sempre più attrattiva per i giovani. Conferma l’impegno del Dipartimento nel lavoro di condivisione e collaborazione e per accrescere le aspettative, continuando a sostenere il senso di responsabilità cui richiama questa esperienza: «È un percorso formativo che testimonia l’impegno verso chi fa bene, un tempo di riflessione e collaborazione».
Uno dei momenti dell’incontro è stato il lavoro di gruppo rivolto ai ragazzi, chiamati a riassumere in una parola il significato del loro anno. Le parole elencate, tutte cariche di significato, sono state diverse: da fiducia, a collaborazione, capacità, formazione, condivisione, ricchezza, crescita, sfida, cambiamento, famiglia, incontro. Concetti molto diversi rispetto a quelli emersi all’inizio del percorso, quando invece prevalevano paura, ansia e timore di non farcela. Il confronto ha messo in luce un cambiamento evidente: un percorso che ha portato i giovani a credere di più in sé stessi e a dimostrare, ancora una volta, che “si può fare”.

Il presidente della Fondazione Don Gnocchi, don Vincenzo Barbante, nel ringraziare tutti i ragazzi e gli enti coinvolti, ha ribadito il significato profondo del Servizio Civile: «È importante vivere questo anno con attenzione e competenza: è un’esperienza costruttiva e preziosa per tutti». Ha ripreso alcune delle parole citate dai ragazzi, sottolineando come per molti di loro sia stata un’esperienza “illuminante”. «È evidente l’arricchimento che questa esperienza vi ha portato, facendovi scoprire capacità e risorse che non sapevate di avere».
Riprendendo le parole rivolte dal Papa agli studenti della Sapienza di Roma («siate speranza per il mondo»), il Presidente ha lanciato un incoraggiamento personale: «Date una possibilità alle vostre speranze». Un invito che stimola a continuare a costruire futuro, guardando con occhi attenti, mantenendo viva l’unione solida sperimentata durante l’anno e lavorando per diffondere speranza, pace e giustizia. Una riflessione che porta necessariamente ad un passo successivo: «Adesso cosa voglio fare?».
Durante l’incontro è stato presentato il video realizzato dai ragazzi, rappresentativo del valore e del significato del loro anno di Servizio Civile; una sintesi delle esperienze vissute nei diversi progetti. Un racconto fatto di immagini e testimonianze dirette, capace di trasmettere emozione, empatia e senso di responsabilità.
L’intervento di Laura Milani, Presidente della Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC) e membro dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha proposto una riflessione sul legame profondo tra Servizio Civile e obiezione di coscienza, a partire dalla propria esperienza. «Quando parliamo di Servizio Civile e di obiezione di coscienza – ha spiegato – parliamo in realtà della stessa radice: una scelta consapevole di difesa della comunità senza l’uso delle armi». Una scelta che non è solo teorica o normativa, ma che si traduce concretamente in un’esperienza quotidiana fatta di incontro, relazione e connessione con l’altro. Laura Milani ha sottolineato come entrambe le esperienze condividano una missione comune: mettere al centro la persona, soprattutto quella più fragile, e costruire legami capaci di generare cambiamento. «È una difesa diversa – ha aggiunto – che passa dall’ascolto, dalla cura e dalla responsabilità verso gli altri». Nel suo intervento ha ricordato come l’obiezione di coscienza in Italia abbia rappresentato un passaggio fondamentale nella costruzione di un’idea alternativa di servizio al Paese. «Dal punto di vista normativo – ha precisato – è stato un cambiamento importante: si è riconosciuto il diritto di scegliere una forma di difesa non armata». Proprio su questa continuità si inserisce la campagna attuale, lanciata nel marzo 2026, basata sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”. Milani ha illustrato brevemente la campagna che ha l’obiettivo di raccogliere firme per istituire un Dipartimento della Difesa civile, non armata e non violenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. «È una proposta che guarda al futuro – ha aggiunto – e che chiede a ciascuno di noi di prendere posizione: credere che la difesa possa essere esercitata anche attraverso strumenti di pace, di mediazione, di solidarietà».
Gli OLP, coloro che hanno accompagnato i giovani lungo tutto il percorso di Servizio Civile, hanno portato la loro testimonianza, offrendo uno sguardo privilegiato sul cambiamento vissuto. «All’inizio abbiamo incontrato ragazzi pieni di entusiasmo ma anche di dubbi e timori – raccontano –. Nel corso dei mesi li abbiamo visti trasformarsi: più sicuri, più consapevoli, più capaci di stare nelle relazioni e di affrontare le difficoltà». Un cambiamento che non si è limitato alle competenze, ma che ha toccato profondamente anche la dimensione personale.
Gli OLP sottolineano come questo percorso sia stato, a tutti gli effetti, uno scambio reciproco: «Non è stato solo un insegnare, ma anche un imparare. I ragazzi ci hanno restituito sguardi nuovi, energia, capacità di mettersi in discussione». L’esperienza del Servizio Civile si conferma così come uno spazio di crescita condivisa, in cui ciascuno – giovani e operatori – contribuisce al cammino dell’altro.
L’incontro ha visto anche un momento simbolico e suggestivo, capace di racchiudere il senso profondo dell’intero percorso. Immaginando l’anno di Servizio Civile come un viaggio in mare, con una nave che rientra in porto per caricare i nuovi passeggeri pronti a partire a settembre, i ragazzi sono stati invitati a lasciare, in un messaggio racchiuso idealmente in una bottiglia, un pensiero, un consiglio, alcune parole capaci di accompagnare i “nuovi” lungo il cammino che sta per iniziare.
«Buttatevi senza paura», «Carpe diem», «Accogliete ogni incontro», «Abbiate fiducia in voi stessi» sono solo alcuni dei pensieri emersi. Un passaggio di testimone doveroso che è anche un gesto di cura: chi ha vissuto questo anno lascia una traccia per orientare chi verrà dopo. Perché il viaggio continua, con nuovi progetti, con nuove storie da scrivere, ma con la stessa certezza che ha accompagnato tutti loro: sì, si può fare... oltre ogni barriera.

«Desidero ringraziare tutti voi ragazzi, OLP e responsabili, per l’impegno, la presenza e la sensibilità che avete dimostrato durante questo percorso – afferma in chiusura Monica Malchiodi-. Avete contribuito concretamente a dimostrare che qualcosa di buono si può davvero fare. Portate con voi lo sguardo che avete ritrovato nel confronto con la fragilità: una fragilità autentica, incontrata in contesti diversi, ma capace di insegnare e lasciare un segno profondo. Fermatevi a riflettere su quanto avete costruito: sulle storie di vita che avete incrociato, sul valore dell’incontro e sul coraggio di mettervi in gioco. Avete dato possibilità, avete sostenuto sogni, avete creduto negli altri. Ricordate che credere negli esseri umani è fondamentale e che non è sempre necessario essere “duri”: la gentilezza, spesso, apre porte infinite. Vi auguro il meglio per il futuro e spero possiate continuare a essere cittadini attivi, portando avanti i valori del volontariato».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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