Un’alleanza per l’inclusione culturale: l'obiettivo è... (Leggi tutto)
L'esposizione di Nadia Torchia “Da tele a vele – Moti dell’anima”, che cura e trasforma gli spazi, ha preso forma all’Unità Operativa di Riabilitazione Neuromotoria dell'IRCCS “Santa Maria Nascente” di Milano. Un nuovo progetto che unisce arte, bellezza e benessere, nato per rendere i luoghi della cura ambienti ancora più accoglienti, vitali e capaci di generare conforto per pazienti, operatori e familiari.
Il progetto si inserisce in una visione ormai riconosciuta anche dalla letteratura scientifica: l’estetica degli ambienti sanitari incide in modo significativo sulla predisposizione emotiva delle persone, facilitando un rapporto più sereno con luoghi spesso percepiti come complessi, carichi di attese e fragilità. L’arte diventa così un “primo messaggio di accoglienza”, capace di parlare anche a un livello subliminale.
In questa prospettiva, la Fondazione Don Gnocchi porta avanti da tempo azioni di cura degli spazi: installazioni, mostre temporanee, concerti svolti all'interno delle proprie sturtture. Tutti strumenti che aiutano a creare ambienti più armoniosi, vivibili e umanizzati, dove il benessere del paziente si intreccia con quello dei caregiver e degli operatori sanitari.
«Un reparto di riabilitazione neuromotoria è un luogo dove la cura della persona si nutre di interventi sanitari ma anche di relazioni umane e stimoli che nascono dall’interazione tra le persone in un ambiente favorevole – spiega il Dr. Marco Rovaris, primario dell’Unità Operativa. In questo senso l’ospitare opere come quelle di Nadia Torchia può dare un importante contributo al percorso di ognuno di noi, regalando forme, colori e suggestioni ispiratrici di movimento e bellezza sia a chi è impegnato ad aiutare sia chi questo aiuto riceve. Ringrazio di cuore l’artista per questo, ed esprimo il mio personale apprezzamento per le caratteristiche delle sue creazioni e le emozioni che sanno dare».
Il percorso espositivo ideato da Nadia Torchia ruota attorno al tema del “movimento”, inteso come forza vitale e generativa che anima la natura, le parole, il pensiero e il viaggio interiore di ciascuno.
Per sottolineare questa energia, l’artista ha scelto di esporre opere non intelaiate, definite simbolicamente “Vele”: lembi di colore che evocano dinamismo, cambiamento, leggerezza, in contrapposizione alla staticità. Ogni opera rappresenta un modo diverso di raccontare ciò che si muove dentro e intorno a noi: ci sono “Il Giardino della speranza”, il “Vento di primavera”, “Raccontami una storia”, “Rinascita”, “La rotta condivisa”, “Geo e le Maree”.
Le opere esposte fino ad aprile lungo i corridoi e negli spazi comuni del reparto, offrono ai pazienti un contatto quotidiano con forme e colori capaci di stimolare energia, introspezione e fiducia nel percorso di cura. E’ un’esperienza per i pazienti ricoverati, per i loro caregiver ed anche per il personale del reparto.

Milanese, diplomata alla Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco, Nadia Torchia è attiva da anni nel panorama artistico lombardo. Vincitrice del primo premio al concorso “La donna nel mito” con l’opera Triplice Dea, si distingue per uno stile caratterizzato da impasti di luce e colore quasi tridimensionali, ottenuti con pennellate, spatolature, collage e materiali che creano profondità emotiva e materica. Il suo linguaggio pittorico mira a evocare poesia, armonia ed emozione: qualità che ben si legano allo spirito del progetto e alla missione di umanizzazione della cura che la Fondazione Don Gnocchi promuove.
«Accettare di esporre le mie opere qui, in questo reparto non è solo orgoglio e onore - spiega l’artista Nadia Torchia - è qualcosa che tocca intimamente le corde dell'anima. Mi è parso subito chiaro che questo progetto non sarebbe stato concepito come uno dei tanti allestimenti; questa esposizione ha da subito avuto l'ambizione di parlare al cuore. Ai cuori dei pazienti e dei loro affetti, la cui vita è attraversata da difficoltà che ne condizionano il normale fluire - continua l’artista. Ho cercato, con un linguaggio diverso dal parlato, di rendere chiaro un messaggio ben preciso ossia che esiste una libertà di pensiero che va oltre le singole possibilità di movimento».
Le tele - non intelaiate - esposte nel reparto hanno infatti la pretesa di proseguire oltre l’intelaiatura, oltre la restrizione, oltre la cornice. Sono come "vele" e come tali prendono aria, respiro … volo.
«Sono profondamente grata alla Direzione del Centro IRCCS Don Gnocchi, che mi ha offerto la possibilità di raccontare, attraverso le mie opere, che la vita è colore. A volte è cupo, certo. Ma basta mescolarlo con tonalità più chiare perché si trasformi subito in qualcosa di acceso, limpido, luminoso. In questa mostra – conclude Nadia - l’oltre vive negli occhi di chi vorrà fermarsi a guardare.»
“Da tele a vele – Moti dell’anima” non è solo una mostra: è un intervento di umanizzazione degli spazi, una restituzione di bellezza e senso ai luoghi dove ogni giorno si affrontano sfide personali e professionali intense.
L’iniziativa rende più accogliente il reparto; supporta il benessere psicologico di chi attraversa momenti delicati; migliora l’esperienza dei familiari; offre agli operatori un ambiente più armonioso e stimolante e rafforza l’identità della Fondazione come luogo di cura integrale della persona.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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