Fondazione Don Gnocchi è capofila del progetto ALPI –... (Leggi tutto)
«Vedere l’invisibile per curare il visibile». Alice Gualerzi (nella foto), ricercatrice presso il laboratorio di Nanomedicina e Biofotonica Clinica al Centro IRCCS “S. Maria Nascente” Fondazione Don Gnocchi di Milano, sintetizza così la __missione di chi ha scelto di dedicarsi alla ricerca.

Quarant’anni, una laurea in Scienze biologiche a Milano, un dottorato di ricerca in Scienze Morfologiche con un periodo trascorso a San Francisco e un post dottorato in ingegneria tissutale a Cagliari, Alice Gualerzi dal 2014 lavora come ricercatrice in Fondazione Don Gnocchi: «Ho cambiato molti ambiti di ricerca - ammette - ma avevo bisogno di trovare un luogo per fare ricerca che potesse contribuire subito al benessere delle persone: questa è la cosa che mi sta a cuore».
Il suo ultimo progetto di cui è “Principal investigator” è tra i quattro selezionati dal bando della Fondazione Don Gnocchi e finanziato con 54 mila euro grazie alle donazioni del 5 per mille. «Vogliamo rendere sempre più efficace la riabilitazione per pazienti post ictus o con grande danno cerebrale – spiega la dottoressa Gualerzi -: in Italia c’è un episodio di ictus ogni due minuti, abbiamo 90 mila ricoveri all’anno, ci sono quasi un milione di persone che convivono oggi con le conseguenze. Sono pazienti che incrociamo nei reparti ogni giorno, che vediamo al bar, proprio perché siamo un istituto di ricerca clinica e i nostri laboratori sono accanto ai letti dei pazienti».
Per le persone colpite da ictus la speranza di un futuro migliore sta nello studio delle vescicole extracellulari: «È la nuova frontiera - prosegue - perché le vescicole extracellulari sono il modo che hanno le cellule per comunicare e studiandole siamo riusciti ad identificare cinque biomarcatori che, con un semplice prelievo di sangue prima e dopo la riabilitazione, ci indicano come procedere. Il futuro sarà una riabilitazione di precisione, un piano costruito sul profilo biologico del paziente».
Di questo studio e dell’importanza delle donazioni per la ricerca scientifica Alice Gualerzi ha parlato a chiusura del convegno promosso a Milano dalla Fondazione Don Gnocchi nello scorso marzo sul tema «La solidarietà per la ricerca. Dalla donazione alla cura», con lo scopo di ringraziare i grandi donors, tra cui la Fondazione Ico Falck, la Banca d’Italia, il Trust Fratelli Gazzarrini, l’associazione Paolo Zorzi per le Neuroscienze Ets, la Fondazione Barbaglia e l’Associazione nazionale alpini. Un momento per condividere i risultati e mettere in luce quell’alleanza virtuosa tra il mondo scientifico e la filantropia che fa in modo che le donazioni si trasformino concretamente in cura, innovazione, acquisto di apparecchiature all’avanguardia per i laboratori di ricerca in cui lavorano 187 ricercatori.


Il successo di questa alleanza è nei numeri: nel 2024 Fondazione Don Gnocchi ha pubblicato 251 studi sulle principali riviste scientifiche e ha avviato 55 sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto un totale di 409 pazienti. Tra gli studi in corso di importanza strategica c’è la possibilità di attivare la riabilitazione neurologica a casa del paziente, una nuova precisione nella cura dei disordini neurologici con un trattamento mirato di patologie complesse, la realizzazione di una biobanca della riabilitazione, il progetto respiro dedicato alle malattie respiratorie croniche e i programmi di intervento precoce nei bambini a rischio neuroevolutivo.
L’incontro sulla solidarietà per la ricerca ha rilanciato un messaggio chiave: la ricerca scientifica è un percorso condiviso, che cresce grazie a un’alleanza solida tra istituzioni sanitarie, comunità scientifica e donatori. «Dietro ad ogni progetto di ricerca - ha detto a tale proposito don Vincenzo Barbante (nella foto sopra), presidente della Fondazione Don Gnocchi - ci sono persone e realtà che credono nel valore della scienza come bene comune». «L’importante alleanza fra donatori e Fondazione Don Gnocchi – ha aggiunto il direttore scientifico Maria Cristina Messa - ci permette di guardare al futuro con fiducia perché dare continuità alla ricerca significa garantire continuità alle storie di cura delle persone. Donare alla ricerca è un atto importante, che si basa su valori preziosi, come la fiducia e la generosità. Va ricambiato con altrettanta responsabilità e riconoscenza».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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