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Un’amicizia nel segno del volontariato già avviata da tempo e che di recente ha vissuto una nuova importante tappa. Si inquadra in questo contesto la collaborazione all’insegna della solidarietà fra il Lions Club “Milano Salute Società” e il servizio volontariato della Fondazione Don Gnocchi, guidato da Monica Malchiodi, con un risultato che si è concretizzato da poco in un clima di grande emozione e coinvolgimento: la realizzazione di un grande murales pittorico all’interno degli ambienti dell’Hospice dell’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano (nelle foto, alcuni momenti dell'inaugurazione e un'immagine del murales).

Analogamente a quanto già fatto in passato, l’opera è stata realizzata dalla pittrice Rita Maltagliati e grazie ai suoi colori accompagnerà le giornate degli ospiti della struttura, cercando di regalare loro un sorriso in più, per quanto possibile. Il murale è stato inaugurato il 28 maggio, con una breve ma significativa cerimonia, che ha visto presenti, oltre all’autrice, rappresentanti dei Lions milanesi e della Fondazione.
«All’interno dell’Hospice - ha sottolineato la dottoressa Adriana Mapelli, responsabile medico dell’Hospice - ogni spazio parla. Anche quando è silenzioso, anche quando sembra neutro, l’ambiente racconta qualcosa: accoglienza, distanza, cura, fretta, delicatezza. Per questo, intervenire sui luoghi non è un gesto estetico, ma un atto di responsabilità. È scegliere quale messaggio vogliamo che arrivi a chi attraversa questi corridoi nei momenti più fragili della vita».

Da qui l’idea di creare un orizzonte pittorico che accompagna, raffigurando in un contesto di colore mongolfiere che si alzano sopra un paesaggio campestre: «Questa scelta - hanno aggiunto l’autrice e coloro che hanno collaborato alla realizzazione del progetto - nasce da una domanda semplice e profonda: che cosa può offrire sollievo, senza negare la realtà? La risposta è arrivata da un’immagine: un campo dorato, una collina morbida, un cielo che si apre. E, sopra tutto, mongolfiere che salgono lente, senza rumore, senza fretta. Un movimento che non scappa, ma accompagna. Le mongolfiere hanno una forza simbolica che non ha bisogno di spiegazioni. Sono leggere ma non fragili, colorate ma non invadenti. Parlano di viaggio, ma di un viaggio dolce, verticale, che non corre verso un altrove ma si solleva quel tanto che basta per vedere le cose da un’altra prospettiva».
All’Hospice questa immagine diventa un invito: “Respira, guarda in alto, c’è ancora spazio per la bellezza”. «Il paesaggio campestre completa questa narrazione - hanno detto ancora gli autori e i responsabili -. La terra, i campi, gli alberi: elementi familiari, rassicuranti, che radicano. La natura non giudica, non chiede, non pretende: essa “sta”. E nel suo stare, offre un ritmo più lento, più umano. In un luogo dove il tempo cambia significato, un paesaggio così diventa un riferimento stabile, un appoggio emotivo».

Per i pazienti, questo murale può diventare un luogo mentale in cui sostare: un punto in cui lo sguardo si posa e trova un po’ di quiete. Per i familiari, è un contesto che accoglie, che attenua la tensione, che permette di respirare anche quando tutto sembra troppo. Per gli operatori e i volontari, è un frammento di luce quotidiana: un promemoria del senso profondo del loro lavoro e del dono della presenza, accompagnare con delicatezza.
«Non si è trattato solo di decorare una parete - ha concluso la dottoressa Mapelli -. Abbiamo voluto umanizzare un passaggio, trasformare un corridoio in un orizzonte possibile, offrire un’immagine che sostiene senza invadere, che consola senza illudere, che lascia entrare un po’ di luce anche nei giorni più difficili. Una mongolfiera che sale sopra un campo non cambia la realtà, ma cambia il modo in cui la si attraversa. E questo, in Hospice, è già cura...».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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