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Ventidue anni di intensa attività al servizio dei bambini con disabilità del cantone dell’Erzegovina occidentale. Il Centro riabilitativo “Marija Nasa Nada” (“Maria nostra speranza”), realizzato a Široki Brijeg, in Bosnia Erzegovina è infatti operativo dal 2004 in questa cittadina nei pressi di Mostar ed è stato realizzato grazie all’impegno della Fondazione Don Gnocchi e dell’Associazione “Mir I Dobro” di Viggiù (Va), con un finanziamento garantito a suo tempo dalla Regione Lombardia e dal ministero degli Affari Esteri. In questo contesto si inserisce l’esperienza professionale di Mario Karacic (al centro, nella foto sotto), il direttore della struttura, che da quasi due decenni collabora con la Fondazione Don Gnocchi ONG e che risponde volentieri ad alcune nostre domande sull’attività in corso.

Come è nata questa partnership con la Fondazione Široki Brijeg e quali erano, all’epoca, i principali bisogni dei bambini con disabilità di questo contesto?
La nostra collaborazione e il partenariato con la Fondazione Don Gnocchi sono nati grazie a frate Jozo Zovko, un religioso originario di Široki Brijeg che aveva ottimi rapporti con molte persone in Italia. In quel periodo i bambini con disabilità erano ai margini della società, privi dei diritti più fondamentali, come l’accesso alla riabilitazione, all’istruzione e alla partecipazione alla vita sociale. La maggior parte dei bambini trascorreva le giornate in casa, senza condizioni adeguate per qualsiasi tipo di progresso. La sfida principale di quel tempo era dimostrare alle persone le reali intenzioni del progetto, poiché, a causa degli eventi bellici nella ex-Jugoslavia e delle sofferenze vissute, la fiducia verso gli altri era molto difficile da costruire.
In quale situazione si trovano oggi le famiglie con bambini con disabilità in Bosnia ed Erzegovina?
La situazione attuale delle famiglie con bambini con disabilità è incomparabilmente migliore rispetto all’inizio degli anni Duemila. Oltre alla mancanza dei presupposti di base, purtroppo era diffusa anche una forte stigmatizzazione, sia da parte della società sia da parte degli stessi genitori, che spesso nascondevano i propri figli agli occhi del pubblico, non sapendo come affrontare quella situazione. Le conseguenze erano anni di stagnazione, ulteriori complicazioni di salute e una totale assenza di consapevolezza nella comunità sull’esistenza dei bambini con disabilità e sui loro bisogni. Una situazione che stiamo via via cercando di superare con il lavoro quotidiano…
In questi 22 anni di collaborazione con la Fondazione, quali sono stati i cambiamenti più significativi che questa partnership ha portato al Centro di Široki Brijeg e ai servizi offerti?
Fin dalla costruzione della struttura era evidente quanto questo settore fosse ben più avanzato in Italia e all’interno della Fondazione rispetto alla Bosnia Erzegovina. Ancora oggi la nostra istituzione dispone ad esempio di soluzioni architettoniche adeguate ai bisogni dei bambini con disabilità e conformi a normative e linee guida che sono state adottate nel nostro Paese solo successivamente. Anche la formazione del nostro personale, svolta presso la Fondazione, era decisamente all’avanguardia. Per molti anni, fino al 2017, il nostro Centro è stato l’unica struttura di questo tipo in tutta la regione dell’Erzegovina e tra le poche in tutta la Bosnia ed Erzegovina. Questo approccio è rimasto invariato nel tempo, permettendoci di avere sempre una “finestra sul mondo delle possibilità” grazie alla Fondazione e alla sua lunga esperienza. Inoltre, il nostro modello di organizzazione del servizio diurno - volto a mantenere gli utenti nelle proprie famiglie, garantendo al contempo l’accesso a tutti i servizi necessari - sta diventando solo oggi, dopo oltre vent’anni, parte integrante delle iniziative promosse dai ministeri competenti, con l’obiettivo di diffonderlo in più strutture e mantenere le persone con disabilità all’interno delle proprie comunità, anziché trasferirle in strutture residenziali lontane.

In che modo lo scambio professionale con terapisti e specialisti italiani ha influenzato l’approccio alla riabilitazione e all’educazione nel vostro Centro?
Il nostro approccio alla riabilitazione e lo sviluppo professionale e organizzativo sono stati fin dall’inizio fortemente influenzati dallo scambio di conoscenze ed esperienze con terapisti italiani e dall’implementazione delle nuove competenze acquisite attraverso queste collaborazioni. Questo partenariato ci ha permesso di essere pionieri nell’introduzione di molte pratiche innovative nel nostro contesto territoriale. Penso ad esempio al progetto pilota di assistenza domiciliare realizzato nel 2013-2014 in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi, che ha avuto un impatto molto positivo su tutti i partecipanti. Il progetto ha coinvolto 22 famiglie, garantendo loro accesso ai servizi riabilitativi direttamente a casa, con il supporto e la supervisione di personale qualificato. Grazie a questo servizio, riconosciuto solo più tardi dalla comunità locale, abbiamo migliorato significativamente la qualità degli interventi, con il continuo supporto della Fondazione, attraverso formazione annuale in Italia e visite di esperti italiani presso il nostro Centro. Segnalo inoltre la nostra ultima iniziativa, focalizzata sul lavoro con le famiglie, che ha prodotto risultati molto positivi attraverso gruppi di supporto, percorsi individuali e il rafforzamento delle competenze genitoriali. L’interesse di altri centri nel replicare questo modello ne conferma il valore.
Che ruolo ha oggi il Centro “Marija Nasa Nada” per la comunità di Široki Brijeg e per il territorio circostante?
Nel corso degli anni abbiamo sviluppato una rete di collaborazione con numerosi partner, tra cui la comunità locale. Collaboriamo con istituzioni sanitarie ed educative, ministeri, centri per il lavoro sociale, università pubbliche e private per la formazione pratica, il settore economico e organizzazioni religiose. Siamo diventati un punto di riferimento per le attività socialmente utili e il sostegno alle categorie più vulnerabili. La prova più significativa di questo riconoscimento è rappresentata dal sostegno di numerosi donatori locali e internazionali, provenienti ad esempio da Germania, Australia e Stati Uniti.


Uno degli obiettivi delle collaborazioni di lungo periodo è rafforzare le competenze locali. In che modo questa cooperazione ha contribuito alla crescita professionale del vostro team?
Grazie a questa collaborazione con la Don Gnocchi, il nostro team investe costantemente nello sviluppo delle proprie competenze per rispondere in modo sempre più adeguato ai bisogni degli utenti. In un contesto di continuo progresso nel campo della riabilitazione, è fondamentale restare aggiornati. Ritengo che senza il supporto della Fondazione il nostro sviluppo sarebbe stato molto più lento. Per questo considero l’aspetto più importante della nostra collaborazione non tanto il sostegno economico, quanto quello professionale e organizzativo, che ci permette di crescere continuamente e spesso di essere promotori di nuovi servizi migliorativi per i bambini con disabilità.
Dopo oltre vent’anni di collaborazione, quali sono i prossimi sogni o obiettivi per il futuro del Centro?
Nonostante i molti anni di attività, uno degli obiettivi principali resta garantire la stabilità finanziaria del Centro, come base per uno sviluppo futuro solido. Attualmente siamo nella fase finale di creazione di un’impresa sociale per l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, di proprietà del Centro, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità ai nostri utenti, per i quali l’accesso al lavoro rappresenta una grande sfida. Continuiamo inoltre a lavorare per aumentare la consapevolezza sui diritti dei bambini con disabilità, poiché la nostra società ha ancora ampi margini di miglioramento in termini di accessibilità, diritto all’istruzione, al lavoro e alla partecipazione alla vita quotidiana. Un’altra prospettiva futura è quella della vita indipendente con supporto per le persone con disabilità, tema su cui abbiamo acquisito importanti conoscenze grazie alla visita a Milano nel 2024. Parallelamente, continueremo a migliorare tutti i servizi esistenti per realizzare la nostra missione fondamentale: essere un luogo in cui i bambini con disabilità possano trovare tutto ciò di cui hanno bisogno.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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