Si tratta della naturale evoluzione del progetto “Teseo”,... (Leggi tutto)
La vita di ciascuno è scandita da una serie di scelte che abbiamo fatto e che continuiamo a fare: scelte libere che realizzano i nostri sogni, rappresentano i nostri principi, concretizzano i nostri sentimenti e il desiderio di dare un futuro a ciò in cui crediamo. E’ in questo contesto che si collocano le donazioni e i lasciti solidali, come un gesto di serena consapevolezza e un atto di libertà, come una scelta che in qualche modo vivrà per sempre.
La signora Angela ha accettato volentieri di raccontare la propria storia e le motivazioni da “persona normale”, come tante, che l’hanno portata ad essere nel tempo una sostenitrice della Fondazione Don Gnocchi, “con piccole somme, a seconda di quello che posso”, tiene a precisare. E il suo breve racconto parte nientemeno che dal ricordo di don Carlo Gnocchi:
«Ho conosciuto la figura di don Gnocchi da bambina *- sottolinea Angela -. *Sono nata a Milano nel 1939 e nel periodo dell’immediato dopoguerra i miei genitori parlavano ogni tanto di lui in famiglia: si sapeva che questo sacerdote raccoglieva attorno a sé e si prendeva cura dei bambini orfani e mutilati a causa della guerra. Li conoscevamo con questo nome: i mutilatini di don Gnocchi. Ricordo da ragazzina alcune vicende legate a don Carlo e il momento in cui morì: si parlò davvero tanto di lui e del bene che aveva fatto…».

Poi, con il passare degli anni e dei decenni, la signora Angela è cresciuta e ha vissuto tutti i vari momenti della propria vita: «Parecchio tempo dopo - aggiunge -, quando sono andata a abitare fuori città, a Venegono, mi è capitato di seguire alcune conferenze dedicate a don Carlo in una parrocchia che peraltro era intitolata a lui e ho quindi avuto modo di ripensare a tutta questa storia, di rifletterci sopra e di capire davvero in profondità quanto avevo appreso nei miei anni giovanili. E’ così che sono diventata una donatrice della Fondazione Don Gnocchi. Da metà degli anni ’90 ho iniziato a fare delle offerte alla Fondazione, ho richiesto la rivista “Missione Uomo”, che da allora ricevo regolarmente, e anche quando sono tornata ad abitare a Milano, dal 2008, quattro anni dopo la scomparsa di mio marito, ho continuato a fare donazioni, fino ad oggi».
«Una grande motivazione l’ho ricevuta partecipando di persona il 25 ottobre 2009 alla cerimonia di beatificazione di don Carlo, in piazza Duomo a Milano. Abitualmente frequentavo e frequento tuttora la parrocchia milanese di San Gaetano, zona Mac Mahon. Nel 2009 ero catechista e avevo avuto modo di accompagnare alla cerimonia in piazza Duomo alcuni nostri ragazzi: una cosa che ci aveva riempito di entusiasmo e di gioia. Finalmente don Gnocchi era stato beatificato, il miracolo che aveva avuto riguardato un artigiano elettricista e alpino - particolarmente devoto a don Carlo - era stato riconosciuto. Da lì in poi ho sentito ancora di più la necessità di continuare a dare alla Fondazione quello che posso, anche somme modeste: vivo di pensione, ma è il cuore che mi guida, sento di fare una cosa giusta».

La signora Angela insiste sul carisma e sulle virtù di don Gnocchi, come autentica fonte di tutto ciò che è nato dopo: «Dio aveva dei progetti don Carlo e questo è ciò che mi ha fatto sempre ammirare la sua bella figura. Perché don Carlo era una figura molto bella, anche visivamente, proprio con un viso così solare, bello. Proprio bello. Ci sono tanti santi e beati nella storia della Chiesa, adesso con Frassati e Acutis ci sono anche dei giovani, ma la testimonianza di don Carlo è straordinaria: lui che lascia la scuola, la vita comoda da insegnante, un posto tranquillo, a quasi quarant’anni di età, per andare in guerra con cuore di pace come cappellano volontario, per stare vicino ai suoi ragazzi mandati al fronte, per non abbandonarli, denota un altruismo che oggi è molto difficile da trovare, quasi impossibile anche da immaginare. Una testimonianza altissima. Li ha seguiti fino all’ultimo…».
«Ho letto molti libri di don Gnocchi, a partire da “Cristo con gli Alpini”, dove racconta il dramma della campagna di Russia. Un libro che ho anche regalato, che tutti dovrebbero leggere... Lui ha rischiato in moltissime occasioni la vita, in Russia è stato uno dei pochi sopravvissuti, ha aiutato tanti suoi alpini, nella buona e nella cattiva sorte. La sua è una figura ancora attuale, i suoi valori sono più che mai attuali, se pensiamo alle guerre di oggi e al bisogno di pace del mondo. Don Carlo è morto giovane, ma ha ancora tanto da dirci: la sua breve esistenza ha dato molti frutti, che resteranno con noi per sempre».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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