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Si è svolto dal 17 al 19 giugno, nella splendida cornice del Monastero di Santa Croce a Bocca di Magra, l’incontro residenziale annuale dei referenti del volontariato di tutte le strutture di Fondazione Don Gnocchi: un appuntamento ormai stabile nel cammino del servizio, pensato come spazio di confronto, ascolto e riflessione condivisa per rileggere il presente e immaginare il futuro.
Non solo un momento di aggiornamento, ma un’occasione per sostare insieme dentro le trasformazioni del nostro tempo, riconoscendo ciò che cambia e ciò che resta essenziale: la cura delle persone e la responsabilità di continuare a generare legami e speranza.

Il filo conduttore di quest’anno è stato il tema della pace, intesa non solo come assenza di conflitto, ma come stile di vita e responsabilità quotidiana. Un’occasione per rileggere insieme il percorso compiuto, riconoscere la fatica della semina, valorizzare il fare rete e rinnovare la responsabilità di continuare a generare speranza, fiducia e senso di appartenenza in Fondazione.
Le giornate si sono aperte con la visita al Polo Riabilitativo del Levante Ligure, della Fondazione Don Gnocchi di La Spezia, guidata dalla responsabile di struttura, Martina Iardella e dal referente del volontariato locale, Francesco Porto: un'occasione preziosa per conoscere da vicino una realtà del territorio e avviare fin da subito un dialogo concreto con le esperienze operative.
Il programma si è articolato tra interventi e momenti di lavoro e contributi di carattere formativo, riflessioni valoriali e spazi di dialogo e partecipazione attiva. Dal momento introduttivo condotto da Monica Malchiodi, responsabile del Servizio, alle riflessioni sul tema della pace proposte da don Mauro Santoro, Coordinatore delle attività di assistenza spirituale di Fondazione, che hanno accompagnato trasversalmente l’intero percorso. Un'alternanza equilibrata di testimonianze e presentazioni che hanno coinvolto anche collaboratori di altri servizi della Fondazione, per affrontare temi trasversali e di forte impatto per l’ambito del volontariato. Ampio spazio è stato dedicato alla comunicazione, con un intervento focalizzato su come, nel corso dell’anno, sia stato raccontato e valorizzato il volontariato e ai temi legati alla responsabilità, alla consapevolezza organizzativa e ai rischi, con un focus sull’Enterprise Risk Management.
Sono stati inoltre condivisi i principali esiti dell’anno relativi all’ambito del volontariato, evidenziando esperienze significative, percorsi sviluppati e le prospettive per il futuro. La giornata conclusiva, a suggello dell’importanza istituzionale e strategica dell’incontro, ha lasciato spazio alle riflessioni del Presidente, Don Vincenzo Barbante; del Direttore Generale, Francesco Converti e della responsabile del Servizio Volontariato e Servizio Civile, Monica Malchiodi. Conclusioni che hanno assunto un carattere orientato alla valorizzazione di quanto svolto e alla progettazione e visione futura.
Quest'anno tutti i partecipanti all'incontro residenziale hanno potuto prendere parte anche all'iniziativa "Percorsi nell’arte e nella musica" giunta alla quarta edizione, promossa dal Polo Riabilitativo di La Spezia in collaborazione con il Cai La Spezia che unisce socializzazione e scoperta del territorio attraverso esperienze accessibili a tutti. Grazie al Fondo per l'Ambiente Italiano, l’escursione ha condotto i partecipanti alla Villa Rezzola nel Golfo dei Poeti. Grazie alle joëlette, carrozzine speciali da fuoristrada, i volontari del CAI hanno regalato anche ad alcuni pazienti con difficoltà motorie ospiti della struttura spezzina, un'esperienza unica, superando ogni barriera.
Le riflessioni condotte da don Mauro Santoro su alcune parti dell’enciclica di Papa Leone XIV, "Magnificat Humanitas", hanno offerto una chiave di lettura profonda del tema della pace, intrecciando analisi del presente, memoria e prospettiva futura. La riflessione è partita da uno sguardo lucido sulla realtà contemporanea, segnata da conflitti, polarizzazioni e da una “cultura della potenza” che rischia di mettere in secondo piano il bene comune per arrivare a considerare la possibilità di cambiamento, in cui ciascuno è chiamato a scegliere come stare dentro la storia. «Il richiamo alla storia - afferma Don Mauro Santoro - passa attraverso l’esperienza di don Gnocchi che non è solo memoria ma criterio per agire oggi: invita ad assumere uno sguardo capace di lasciarsi toccare dalla sofferenza concreta, evitando l’assuefazione e mantenendo viva l’umanità nelle relazioni». La pace come stile di vita quotidiano, «una pace che non si fonda sulla forza – continua Don Mauro - ma su fiducia, giustizia e dialogo. Per voi referenti del volontariato, questo si traduce in una responsabilità precisa: essere, nei propri contesti, costruttori di quella “civiltà dell’amore” fatta non di gesti eclatanti, ma di fedeltà quotidiane, di relazioni curate, di parole scelte, di persone».

Il Presidente, che ha collocato l’incontro dentro un tempo segnato da tensioni globali, fragilità e incertezze, ha richiamato tutti a una domanda fondamentale: da che parte vogliamo stare?. «Il volontariato è il cuore pulsante della missione della Fondazione, non elemento accessorio ma dimensione essenziale di identità, capace di testimoniare concretamente una “civiltà dell’amore” fondata su giustizia, pace e solidarietà». In questo orizzonte, il Presidente ha sottolineato alcuni punti chiave come il valore della gratuità, come alternativa concreta alla cultura del potere; la centralità delle relazioni quotidiane, luogo in cui si costruisce il cambiamento reale e la responsabilità personale di ciascuno nel “fare la storia” attraverso scelte e gesti concreti. Il richiamo all’eredità di don Gnocchi – capace di trasformare la fragilità in occasione di riscatto – ha rappresentato il filo ispiratore: continuare a “contagiare con il bene” e a costruire pace nei contesti di vita e di servizio.
«La Fondazione Don Gnocchi può fare la differenza. Non siamo soli in questo cammino. Le difficoltà e gli ostacoli non devono scoraggiarci, ma spingerci a crescere, a innovare, a rafforzare il nostro impegno. A vedere sempre nuovi traguardi. Ad essere costruttori di pace ogni giorno. È una sfida esigente, ma anche una straordinaria possibilità. Ognuno di noi porta un pezzo di questo cammino. Con fiducia e coraggio, continuiamo a costruire insieme una realtà capace di umanità, capace di futuro».
Nel suo intervento, il Direttore Generale, ha ripercorso la memoria recente, ricordando la prima residenziale avvenuta dopo la pandemia, un tempo segnato da distanza e difficoltà, in cui legami e speranza sembravano vacillare: «è proprio da questa fragilità che è nata una nuova capacità di reagire, grazie all’impegno e alla dedizione di tutti abbiamo restituito fiducia ed energia e abbiamo confermato la credibilità, mai messa in dubbio, dell’intera organizzazione». Nell'intervento del Direttore Generale sono emersi alcuni elementi centrali, in continuità con le riflessioni del Presidente, come la necessità di non fermarsi, evitando immobilismo e chiusura; il valore di una comunità che si costruisce insieme, passo dopo passo e l’importanza di una visione strategica condivisa, capace di guidare il futuro con equilibrio e lungimiranza: «avete una componente unica: la capacità di portare “il cuore” nel servizio quotidiano, rendendo visibile e concreta la missione della Fondazione, continuate a coltivarla».
La Responsabile del Servizio Volontariato, ha richiamato con forza il senso profondo delle giornate residenziali, sottolineando come rappresentino molto più di un momento formativo: uno spazio prezioso per fermarsi, rileggere l’esperienza e ritrovare insieme significato e direzione. Ha evidenziato come il cammino del volontariato si inserisca in un contesto complesso, segnato da fragilità, solitudini e bisogni in continua evoluzione, dove costruire fiducia e relazioni autentiche non è mai scontato, ma richiede impegno quotidiano, pazienza e responsabilità. Riprendendo l’immagine dell’educare come “seminare”, ha ricordato «il valore di quanto si fa non si misura nell’immediato: il volontariato è un lavoro di cura e di relazione che genera frutti nel tempo e che chiede di non arrendersi, di continuare a credere nel senso del proprio agire anche dentro la fatica». In questa prospettiva, è stato ribadito il valore delle residenziali come “cantiere sempre aperto”, in cui impegno, speranza e responsabilità si tengono insieme e dove ciascuno è chiamato a fare la propria parte, perseverando con uno stile concreto che non molla, capace di generare legami e costruire pace nelle relazioni quotidiane. Guardando al futuro Malchiodi ha indicato alcuni obiettivi per il nuovo anno, invitando a continuare a valorizzare la Fondazione nella sua pluralità, mantenendo al centro la cura delle persone, dei volontari e dell’intera organizzazione. «Vi invito a proseguire con fiducia questo cammino condiviso, senza perdere la capacità di “seminare” e di credere nelle tante potenzialità ancora da sviluppare, custodendo uno stile di impegno e dedizione che rappresenta il cuore dell’esperienza del volontariato».

In un tempo complesso, il volontariato è chiamato a rinnovare la propria vocazione originaria: essere presidio di umanità, luogo di incontro autentico e costruzione di fiducia.
L’edizione 2026 si inserisce così in una continuità di cammino: un’occasione per riconoscere la fatica della semina, valorizzare il lavoro di rete e rinnovare l’impegno a costruire comunità capaci di futuro.
Con uno stile fatto di gratuità, competenza e passione, la Fondazione Don Gnocchi continua a investire nel volontariato come spazio generativo, capace di trasformare le fragilità in possibilità e di tenere vivo – ogni giorno – il senso profondo dell’essere comunità.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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