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Enzo Masiello, tecnico informatico della Fondazione Don Gnocchi e atleta paralimpico con all'attivo sei edizioni dei Giochi, sarà uno dei tedofori che giovedì porteranno la fiaccola per le vie di Milano in occasione dell'apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
«Sapere che il Comitato Italiano Paralimpico ha voluto la mia partecipazione mi riempie di gioia e di orgoglio - racconta Enzo con emozione -. Quel giorno porterò con me i sogni di tutti coloro che ogni giorno lottano per rinascere dopo traumi o malattie. Spero che don Gnocchi possa essere fiero di annoverarmi come uno dei suoi "mutilatini"».
La storia di Enzo Masiello, oggi 57enne, (nella foto) è quella di una rinascita. Originario di Matera, nel 1987 la sua vita viene segnata per sempre da un terribile incidente stradale che lo lascia paraplegico.
«La sedia a rotelle l'ho accettata come una sfida - racconta Enzo -. E fortunatamente la mia lesione mi ha sempre permesso di alzare il livello, di raggiungere i miei obiettivi con perseveranza e fatica, ma sempre nel segno della fortuna, quella che tante volte ho riconosciuto e ringraziato».
Dopo una prima riabilitazione al CTO di Milano, Enzo arriva nel 1988 al Centro "S. Maria Nascente" di Milano della Fondazione Don Gnocchi, dando inizio a un legame che dura da quasi quarant'anni. «Lì ho conosciuto una realtà fatta di persone che si davano agli altri, che lavoravano nel tentativo di aiutare e sostenere tante disabilità diverse. È stato il luogo dove ho terminato la mia riabilitazione, ma anche dove ho imparato a conoscere il "nuovo" me stesso».
In Fondazione, Enzo frequenta il corso di formazione per disabili fisici che lo avvicina al mondo dell'informatica. «Ci hanno insegnato a essere professionali, ma anche a valorizzare le nostre capacità collaborative. A essere autorevoli senza mai essere sopra le righe». Terminato il corso, viene assunto dalla stessa Fondazione, diventando collega dei suoi formatori: «È stata una soddisfazione enorme».

Enzo in gara a Vancouver 2010 e sul podio dopo aver vinto l'argento nella 10 km, categoria "sitting"
Ma Enzo non è solo un informatico. La carrozzina diventa il suo motore per una straordinaria carriera sportiva: prima l'atletica, poi lo sci nordico e lo sci di fondo. Il risultato è impressionante: sei Paralimpiadi in ventiquattro anni.
Edizioni estive: Barcellona 1992 (bronzo nei 5.000 metri), Atlanta 1996 e Sydney 2000. Edizioni invernali: Torino 2006, Vancouver 2010 (argento nella 10 chilometri e bronzo nella 15 chilometri) e Sochi 2014.
«Le mie vittorie non sono state tantissime, ma sono state vissute sempre con il massimo della serietà. Anche nei confronti della Fondazione, che mi ha permesso di inseguire i miei sogni e, qualche volta, di raggiungerli», ricorda con gratitudine.
Durante i Giochi di Torino 2006, racconta la propria storia a monsignor Angelo Bazzari, allora presidente della Fondazione. «Fu un momento di grande orgoglio, ma lo fu ancora di più qualche anno dopo quando, dopo le medaglie di Vancouver, monsignor Bazzari mi invitò per una testimonianza alla direzione generale della Fondazione. In quell'occasione ho sentito di aver restituito una parte di tutto ciò che avevo ricevuto».

Enzo Masiello con le medaglie paralimpiche e il presidente onorario della Fondazione, mons. Bazzari
Oggi, a quasi quarant'anni da quell'incidente, Enzo è un uomo compiuto. «Sono un padre, un informatico e ancora un poco atleta», dice con un sorriso. La Fondazione è cresciuta insieme a lui: «È cambiata, come sono cambiato io. Ma continua a essere la casa della rinascita, proprio come don Carlo l'aveva sognata».
Giovedì, quando porterà la fiaccola paralimpica per le vie di Milano, Enzo rappresenterà molto più di se stesso. «Pensare che qualcuno mi abbia donato una parte di quello che sono mi riempie di gioia - confida -. La mia scelta fin da subito è stata quella di vivere al meglio questa situazione inaspettata, senza abbattermi e senza permettere agli altri di trattarmi con superiorità».
Con lui ci saranno simbolicamente tutti coloro che, ogni giorno, nella Fondazione Don Gnocchi lottano per la stessa cosa: la dignità, la speranza e la rinascita di ogni persona.
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