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«Don Carlo Gnocchi ha offerto la sua testimonianza abitando le sofferenze della guerra: quelle sofferenze che lasciano tante persone in modo drammatico. Si è fatto carico delle sofferenze delle persone che hanno bisogno di essere aiutate e accompagnate e delle loro famiglie. Don Carlo è stato originale perché di fronte al dramma dell’umanità ferita non si è messo a deprecare quello che è successo, non si è messo dalla parte di quelli che hanno detto vabbè, insomma, è passato: si è messo invece sul cammino dei deboli, dei poveri, dei fragili, delle persone con disabilità per dire da che parte sta chi obbedisce alla parola del Signore…».

Sono le parole di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, pronunciate in occasione della Festa liturgica del beato don Carlo Gnocchi, nel diciassettesimo anniversario della sua beatificazione, al santuario milanese intitolato al “papà dei mutilatini”, che ha ospitato il 25 ottobre numerosi fedeli e amici per una Messa solenne in suo ricordo, Sull’altare, i vessilli sezionali dell’Associazione nazionale alpini di Milano, Brescia, Como, Bergamo, Monza, Lecco e Novara, oltre a una quindicina di gagliardetti di gruppi Ana. Presenti anche gli stendardi dell’Aido regionale e di altre associazioni.

La liturgia del 25 ottobre ha visto come concelebranti, tra gli altri, anche don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi, monsignor Angelo Bazzari, presidente onorario della Fondazione Don Gnocchi e don Maurizio Rivolta, rettore del santuario del beato don Gnocchi.


Tra i fedeli presenti, anche il direttore generale della Fondazione Francesco Converti e il direttore scientifico Maria Cristina Messa, insieme a membri del Consiglio di Amministrazione, dirigenti, operatori, ospiti e familiari, rappresentanze dei Centri milanesi e lombardi della “Don Gnocchi”, amici della Fondazione, autorità, ex-allievi, alpini, rappresentanti dell’Aido regionale e territoriale e rappresentanti di altre associazioni. Tra loro, anche i concittadini di Sperandio Aldeni, l’artigiano elettricista di Villa d’Adda protagonista del miracolo attribuito a don Gnocchi che ha sancito la sua beatificazione.
In apertura, don Vincenzo Barbante ha ringraziato l’arcivescovo a nome della Fondazione e della realtà che la circonda: «Siamo una realtà composita e questa assemblea rappresenta oggi la piccola rappresentanza di una grande famiglia che opera all’interno del territorio nazionale e all’estero. In questa giornata vogliamo pregare e ringraziare il Signore per il dono di don Carlo e vogliamo pregare il Signore perché ci aiuti sempre più a proseguire con le nostre opere quell'impegno a seguire i piccoli e i fragili, a realizzare in concreto ogni giorno quel motto che campeggiava nel giorno della sua beatificazione nel 2009: “Accanto alla vita. Sempre!”».

«L’odierna Giornata Missionaria - ha sottolineato l’arcivescovo Delpini nell’omelia - ci ricorda della responsabilità della Chiesa di annunciare il Vangelo a tutte le creature. La Chiesa non si accontenta di seminare buoni sentimenti o regole di buon comportamento. La sua missione è invece quella di dire una parola che chiama alla conversione, cioè ad accogliere quella salvezza che viene da Gesù. Il soffrire e il morire di Gesù è il compimento del desiderio di Dio di salvare tutti, perciò Gesù si è messo laddove tutti devono passare, cioè si è messo sulla porta della morte. I sapienti, i presuntuosi, coloro che si approcciano al Vangelo con la pretesa di poterlo giudicare, gli uomini, i poveri, coloro che portano una croce pesante per tutta la vita: tutti passano dalla morte e tutti sono attesi da Gesù crocifisso, perché lui vuole rendere partecipi della sua vita tutti i figli degli uomini. Perciò è tornato risorto, per dire a tutti i figli degli uomini che la morte è stata sconfitta, e dalla gloria di Cristo risorto viene una vita nuova, perché abitata dalla speranza di vita eterna, e cioè dalla persuasione che la morte non pone tutti nel nulla. Lì sulla porta della morte è presente Gesù, che a tutti dà la sua vita, una vita nuova perché si pratica lo stile di Gesù, quella carità che solo il dono dello spirito rende possibile, questa forza di Dio che fa nascere l’uomo nuovo».

E’ in questa prospettiva, ha detto monsignor Delpini, che si collocano la figura e l’opera del beato don Carlo Gnocchi: «La grandezza, la dignità, l'importanza di ogni persona consiste anzitutto nell’essere amati ed essere resi capaci di amare, perciò l’opera che don Carlo ha desiderato, che ha avviato e che poi è cresciuta grazie a molti che hanno condiviso questa passione è un segno della missione della Chiesa nel mondo. Non si tratta di un istituto specializzato per conseguire risultati che soddisfino le esigenze dei clienti, ma è invece una famiglia dedicata alla gioia di tutti: di coloro che hanno bisogno di assistenza, di coloro che assistono, di coloro che sono coinvolti nelle dinamiche della disabilità, quindi le famiglie, gli operatori, le istituzioni. L’impegno di assistenza, di riabilitazione, di ricerca scientifica che la Fondazione Don Gnocchi pratica per essere coerente con il mandato di don Carlo, offrono testimonianza di una umanità trasfigurata: il valore di una persona è nel portare a compimento la sua vocazione ad amare, in qualsiasi situazione e condizione. L’originalità cristiana contrasta con la mentalità mondana che apprezza le persone in base alle prestazioni, alle apparenze, all’efficienza. Il vero valore di una persona è di essere amata, preziosa agli occhi di Dio e capace di amare».


La carità in azione è il frutto dei talenti del beato don Carlo Gnocchi, nella sua vita terrena troppo breve, di soli 54 anni non ancora compiuti (era nato il 25 ottobre nel 1902 e morì il 28 febbraio del 1956), talenti oggi rappresentati anzitutto dalla sua “baracca” che opera da oltre settant’anni.
Le spoglie di don Carlo Gnocchi sono oggi custodite nella chiesa sorta a fianco dell’IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano della Fondazione Don Gnocchi (via Capecelatro 70), luogo della celebrazione odierna, eretta dall’allora arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, a santuario diocesano. Il santuario e l’attiguo museo della memoria sono meta di migliaia di fedeli, provenienti dall’Italia e dal mondo e sono aperti tutti i giorni, dalle 9 alle 18.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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