Un momento per tornare alle radici di un carisma ancora... (Leggi tutto)
Non soltanto attività fisica, non solo riabilitazione. Oggi lo sport rappresenta una delle più importanti opportunità di crescita personale, integrazione sociale e autodeterminazione per le persone con disabilità. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno "Io voglio esserci! Sport e Disabilità giocano insieme. Dal modello clinico al Progetto di Vita: co-progettare l'autonomia attraverso lo sport", promosso dalla Fondazione Don Gnocchi il 15 ottobre - con il patrocinio di diversi enti tra cui Comune di Milano, CONI Lombardia, CSI Milano e Comitato Italiano Paralimpico Regione Lombardia - nella cornice della Palazzina Appiani dell'Arena Civica di Milano.

L'iniziativa si è inserita in un momento particolarmente significativo per il mondo della disabilità, alla luce della recente riforma che ha posto la persona, i suoi desideri, le sue aspirazioni e il diritto alla piena partecipazione alla vita sociale al centro dei percorsi di presa in carico. In questo nuovo paradigma, lo sport assume un ruolo strategico: non più semplice complemento del percorso terapeutico, ma componente essenziale del Progetto di Vita, capace di favorire salute, benessere, relazioni sociali, autostima e autonomia.
Su questi temi si sono confrontati professionisti della riabilitazione, specialisti, educatori, rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo e dell'associazionismo, insieme ad atleti paralimpici e testimonial che hanno portato esperienze e prospettive diverse ma accomunate da una stessa convinzione: garantire il diritto allo sport significa offrire alle persone con disabilità maggiori opportunità di scegliere, partecipare e costruire il proprio futuro.
Moderatore dell’intera giornata - insieme ad Antonio Spinelli, referente delle attività sportive dell’Area Nord di Fondazione Don Gnocchi - è stato il giornalista sportivo Claudio Arrigoni, da anni impegnato nella promozione della cultura paralimpica e dell’inclusione attraverso lo sport, che, grazie alla sua esperienza e professionalità ha saputo accompagnare il confronto costruttivo tra relatori e tutti i partecipanti favorendone il dialogo e mantenendo viva l’attenzione su temi così attuali.
La mattinata è stata aperta dai saluti di benvenuto di Antonio Troisi, direttore Area Nord di Fondazione Don Gnocchi, che ha indicato nel “Progetto di Vita” il cuore del convegno e il filo che lega il passato e il presente della Fondazione, nelle attività di presa in carico delle persone con disabilità e della loro integrazione nella comunità. Diana Alessandra De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, e Claudio Maria Pedrazzini, vicepresidente vicario del CONI Lombardia, hanno portato rispettivamente i saluti dell'assessora Martina Riva e del presidente Marco Riva, ricordando che lo sport rappresenta un diritto di tutti e sottolineando l’importanza di alleanze con il territorio perché chiunque voglia praticare sport possa farlo. Carmelo Ferraro, presidente dell'associazione M'Impegno e membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Don Gnocchi, ha ricordato che le opportunità per tutti devono essere la regola non un'eccezione. Massimo Achini, Presidente del CSI Milano, ha proposto di fare dello sport uno strumento per essere accolti dalla comunità, anche attraverso il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità nelle società sportive. Lorenzo Brambilla, direttore medico e socio-assistenziale della Fondazione, ha poi introdotto le sessioni della giornata, ricordando che l'esercizio fisico è un farmaco eccezionale e che il Progetto di Vita si costruisce solo insieme, motivo per cui la Fondazione ha istituito un Dipartimento per la Disabilità che, a livello trasversale di Fondazione, lavora per garantire lo sviluppo dell'autonomia personale e la sua piena integrazione nel tessuto sociale.
Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione, ha messo al centro del suo intervento l'importanza della ricerca e della personalizzazione delle terapie grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici innovativi e a percorsi clinici e assistenziali accessibili a tutti ma soprattutto sostenibili; è grazie alla ricerca se alcuni giovani sono tornati a camminare con l’esoscheletro. C’è ancora molto da fare ma lo scopo della ricerca è proprio quello di vedere i risultati nella pratica clinica.

La mattinata è proseguita con gli interventi dei professionisti dell’area medico-scientifica sul tema dello sport come necessità di salute e potenziamento cognitivo. Giampiero Merati, direttore del Centro di Medicina dello Sport dell’IRCCS Don Gnocchi di Milano, ha illustrato il ruolo dell’esercizio fisico come strumento di salute e inclusione lungo tutte le età della vita, evidenziando come la ridotta attività motoria rappresenti spesso una conseguenza comune di molte condizioni di disabilità. Nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di considerare lo sport come una vera e propria “terapia”, da personalizzare sulle capacità e sui bisogni della persona, valorizzando il contributo di famiglie, professionisti e reti territoriali. Nuccia Morici, responsabile Unità di Cardiologia riabilitativa dell’IRCCS Don Gnocchi di Milano, ha presentato le più recenti indicazioni delle linee guida WHO 2024 sulla promozione dell’attività fisica, richiamando la necessità di un approccio coordinato tra istituzioni, sanità, scuola e territorio per contrastare la sedentarietà. Ha inoltre illustrato esperienze e protocolli innovativi sviluppati in Lombardia, tra cui il percorso Cardio Sport di Fondazione Don Gnocchi, un modello innovativo e multidisciplinare di prevenzione cardiovascolare nato dall’integrazione tra cardiologia riabilitativa e medicina dello sport. .
Francesco Lastilla, responsabile dei Centri Don Gnocchi di Pessano e Rovato e Davide Spinelli, fisioterapista specializzato in ambito sportivo, hanno approfondito il percorso che accompagna il ritorno all’attività sportiva dopo un infortunio, evidenziando come la riabilitazione non riguardi soltanto il recupero fisico, ma anche gli aspetti psicologici e motivazionali dell’atleta. Nel loro intervento hanno sottolineato l’importanza di percorsi personalizzati, costruiti sulle caratteristiche e sugli obiettivi della persona, presentando l’esperienza del “The Running Lab”, servizio specialistico della Fondazione Don Gnocchi dedicato alla valutazione della corsa e alla personalizzazione degli interventi riabilitativi.

Rosa Maria Converti, responsabile Unità Operativa DAT dell’IRCCS Don Gnocchi di Milano e Claudia Salatino, responsabile del SivaLab, hanno dedicato il loro intervento al tema delle tecnologie assistive nello sport, evidenziando come ausili, protesi, carrozzine sportive, sistemi digitali e soluzioni tecnologiche avanzate rappresentino oggi strumenti fondamentali per favorire partecipazione e autonomia. Le relatrici hanno richiamato il valore delle tecnologie assistive come diritto e opportunità, evidenziando come l'innovazione tecnologica abbia contribuito in modo significativo allo sviluppo dello sport adattato e paralimpico, permettendo agli atleti di esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Eleonora Fusi, medico responsabile del Poliambulatorio dell’Istituto Palazzolo-Don Gnocchi di Milano, insieme a Silvia Colombo, tecnico ortopedico del centro protesico Anatomica, hanno affrontato il tema del ruolo degli ausili e delle protesi nel percorso di recupero e di autonomia della persona con disabilità. Attraverso la presentazione di un caso clinico e dell’esperienza del servizio SIVA (Servizio Informazione e Valutazione Ausili) dell’Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi” di Milano, le relatrici hanno evidenziato l’importanza di una presa in carico multidisciplinare capace di integrare riabilitazione, tecnologie assistive e progetto di vita. L’intervento ha messo in luce come ausili e protesi non rappresentino soltanto strumenti compensativi, ma vere opportunità per favorire partecipazione, attività sportiva e qualità della vita.
Anna Cavallini, responsabile del Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile della Fondazione Don Gnocchi, ha approfondito il tema dello sport e della riabilitazione nella presa in carico del bambino con disturbo dello spettro autistico, evidenziando come l’attività fisica rappresenti un elemento fondamentale non solo per la salute, ma anche per lo sviluppo globale della persona. Ha illustrato le principali evidenze scientifiche che dimostrano come lo sport favorisca il benessere psicofisico, migliori le capacità motorie, le competenze socio-comunicative, le funzioni esecutive e la qualità del sonno nei bambini e nei ragazzi con autismo. Oltre ad altri progetti innovativi (come Sportilandia) è stata presentata l’esperienza dei “Pomeriggi Sportivi”, un percorso promosso all’interno dell’IRCCS Don Gnocchi di Milano per favorire socializzazione, autostima, regolazione comportamentale di bambini con autismo in contesti sportivi.

La seconda sessione della mattinata è stata dedicata all’ambito educativo con un focus sullo sport come mediatore di autonomie e superamento delle barriere culturali.
Lucia Todaro, psicopedagogista, ha posto l’attenzione sull’importanza di co-progettare contesti educativi, sportivi e sociali realmente inclusivi, capaci di valorizzare le risorse e le potenzialità di ogni persona. È stato evidenziato come l’empowerment nasca dalla costruzione condivisa di opportunità di partecipazione, in cui la persona con disabilità possa assumere un ruolo attivo nelle scelte che riguardano il proprio percorso di vita. A seguire Cristina Bonalumi, psicologa dell’Area Educativa di Sociosfera, che ha proposto una riflessione sullo sport come strumento di inclusione e cambiamento culturale, condividendo esperienze e testimonianze che evidenziano il valore dell’attività sportiva nel favorire relazioni, partecipazione e senso di appartenenza. Nel suo intervento ha sottolineato come lo sport possa contribuire ad abbattere barriere e pregiudizi. Simone Argentin ha presentato l’esperienza del Tavolo Sprint, di cui è responsabile, e della rete territoriale, ponendo l’attenzione sulla necessità di integrare il percorso clinico con quello sociale per garantire una presa in carico realmente centrata sulla persona. Nel suo intervento ha evidenziato come la costruzione di reti collaborative tra servizi sanitari, enti locali, associazioni, scuole e realtà del territorio rappresenti un elemento fondamentale per promuovere inclusione, partecipazione e continuità dei percorsi di vita.
Elena Morselli, responsabile del Dipartimento Disabilità Adulta della Fondazione Don Gnocchi ha approfondito il tema del Progetto di Vita come strumento per promuovere autodeterminazione, inclusione e qualità della vita delle persone con disabilità. Nel suo intervento ha evidenziato come ogni percorso debba partire dai desideri, dalle aspettative e dalle preferenze della persona, individuando i sostegni necessari per consentirne la piena partecipazione nei diversi contesti di vita. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dello sport all’interno del Progetto di Vita, non solo come attività motoria, ma come opportunità di socializzazione, crescita personale e sviluppo dell’autonomia.

A concludere i lavori della mattinata è stato don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi, che ha richiamato l’attenzione sul valore dell’integrazione come una questione di diritti, sottolineando come le persone con disabilità debbano essere messe nelle condizioni di esprimere pienamente le proprie potenzialità, non per spirito assistenziale ma per un principio di giustizia. Nel suo intervento ha evidenziato l’importanza di costruire contesti capaci di riconoscere il contributo di ogni persona alla vita della comunità. Riflettendo sul tema della fragilità, dimensione che accomuna tutti gli individui, il presidente ha ricordato come l’incontro con l’altro rappresenti sempre un’opportunità di crescita reciproca e di “coprogettazione” del proprio percorso di vita. «Lo sport non è soltanto attività fisica o competizione, ma è un’esperienza educativa capace di promuovere relazioni, amicizia, impegno, costanza e sviluppo personale. È uno strumento capace di unire competitività e solidarietà nel segno di un fair play che aiuta tutti a crescere in modo armonico».
Nel pomeriggio il convegno ha dato spazio alle testimonianze di quattro atleti. Enzo Masiello, tecnico informatico della Fondazione Don Gnocchi e atleta paralimpico con sei edizioni dei Giochi all'attivo, ha raccontato la sua esperienza sportiva, dall'atletica allo sci di fondo, che lo ha portato per tre volte sul podio paralimpico. Livia Cecagallina ha ripercorso la propria storia sportiva: lo sport praticato fin da bambina e interrotto per i problemi di salute legati alla sindrome di Ehlers-Danlos, la scoperta del tiro a segno e poi l'ingresso nella squadra paralimpica, che l'ha portata ai Giochi di Parigi 2024. Ha ricordato inoltre che la disabilità fa parte della vita e che è importante parlarne e far conoscere le possibilità che si possono avere. Allegra Magenta, che pratica tennistavolo e scherma in carrozzina, ha spiegato che dopo il grave incidente del 2012 ciò che ha fatto la differenza è stato trovare persone intorno a lei che hanno guardato alle sue possibilità ed ha ricordato un motto che per lei racchiude l'essenza dello sport paralimpico: «dove non arriva il corpo arriva la mente, dove non arriva la mente arriva lo spirito».

L’ultimo degli atleti ad intervenire è Gabriele Lorenzo, nuotatore del Polha Varese, quattro volte a medaglia ai Mondiali di Singapore 2025, che ha raccontato di aver avuto la fortuna di entrare fin da piccolo in una squadra che lo ha fatto allenare con i campioni; ha inoltre condiviso con la platea il suo sogno quello di vivere in un mondo in cui una persona con disabilità non debba più contare sulla fortuna per fare ciò che desidera, anche quando si tratta di sport agonistico. Ha sottolineato che la vera integrazione non consiste semplicemente nel “portare un ragazzo in piscina”, ma nell'accompagnarlo in un percorso di crescita, rispettandone potenzialità, tempi e capacità.
Al termine della giornata, dopo l’intervento di Antonio Spinelli - che ha portato l’esperienza maturata sul campo nella progettazione e realizzazione di percorsi sportivi inclusivi rivolti a persone con differenti fragilità e bisogni - Claudio Arrigoni, moderatore e giornalista sportivo, ha introdotto l’amico Lorenzo Roata, giornalista di Rai Sport che ha riflettuto sul ruolo dei media nel racconto della disabilità e dello sport, sottolineando la necessità di superare una narrazione basata sul pietismo o sull’eccezionalità per restituire alle persone una rappresentazione autentica e rispettosa. Nel suo intervento ha evidenziato come la comunicazione abbia la responsabilità di valorizzare talenti, impegno, risultati e percorsi di crescita, contribuendo a promuovere una cultura dell’inclusione. Ha inoltre sottolineato come il racconto giornalistico in ambito sportivo possa incidere concretamente sulla percezione pubblica della disabilità.

Il proficuo confronto ha voluto evidenziare come l'attività sportiva possa diventare uno straordinario motore di integrazione, contribuendo ad abbattere non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali e sociali che ancora oggi limitano l'accesso di molte persone con disabilità alla pratica sportiva. Una sfida che chiama in causa l'intera comunità: lo sport può diventare uno strumento concreto di empowerment, autodeterminazione e cittadinanza attiva. Un approccio che invita a guardare oltre la dimensione clinica, riconoscendo nella figura dell'atleta, prima ancora che del paziente, il protagonista di un percorso di crescita.
«Vorrei esprimere un plauso doveroso ai partecipanti e a tutti i relatori, davvero eccellenti - commenta Antonio Spinelli -. L’alto spessore dei loro interventi credo abbia soddisfatto una platea attenta e partecipativa. Particolarmente toccanti e coinvolgenti sono state le testimonianze degli atleti paralimpici nel corso del pomeriggio. Un sentito ringraziamento va anche ai nostri partner e al Comune di Milano, nella squisita persona del consigliere Diana De Marchi, il cui entusiasmo ha contagiato tutti. Ci siamo ripromessi di organizzare insieme altre iniziative».
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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