Si terrà il 14 ottobre su iniziativa della Fondazione per... (Leggi tutto)
Il "Concerto al buio", organizzato nella cornice del museo dedicato al Beato Don Gnocchi, è stata un'esperienza intensa e coinvolgente che ha accompagnato i partecipanti in un viaggio tra musica e memoria, riscoprendo uno degli insegnamenti più profondi di don Gnocchi: saper guardare oltre i limiti per riconoscere sempre la dignità e il valore della persona.

L'iniziativa, organizzata in occasione della settimana mondiale della vista, dai Lions Club Salute e Società ETS - con il supporto del Servizio Volontariato e Servizio Civile di Fondazione Don Gnocchi - ha rappresentato anche un'importante occasione per celebrare la consolidata amicizia che lega la Fondazione ai Lions, un rapporto costruito negli anni attraverso progetti condivisi e una comune attenzione alle persone più fragili e ai valori come il servizio, la prossimità e l'impegno concreto verso la comunità. Valori che trovano una sintesi ideale proprio nella testimonianza di don Carlo, capace di trasformare la compassione in responsabilità e la solidarietà in azione.
In apertura Giuseppe Corsi - socio e secondo vice governatore del Club Lions Salute è Società - ha portato i saluti del club e del presidente e ha richiamato l'attenzione dei presenti sul significato della serata ossia quello di imparare a fermarsi, ad ascoltare lasciandosi guidare dalle emozioni, ribadendo l'impegno del gruppo nel servire le fragilità e l'intera comunità.
A seguire, Don Vincenzo Barbante, Presidente della Fondazione Don Gnocchi, che salutando e ringraziando i presenti, ha invitato tutti a guardare un po' meno con gli occhi e un po' più con il cuore, ricordando una famosa frase di Antoine de Saint-Exupéry: «l'essenziale è invisibile agli occhi». È il messaggio che don Carlo continua a consegnare ancora oggi: «un messaggio che attraversa il tempo e che vive ogni volta che qualcuno sceglie di farsi carico della fragilità dell'altro, trasformando l'ascolto, la cura e il dono in gesti concreti di speranza».

Ad accompagnare il pubblico nel significato della serata è stata Monica Malchiodi, che ha guidato i presenti in un percorso ideale attraverso la vita e l'opera di don Gnocchi. Una testimonianza che continua ancora oggi nell'attività della Fondazione, impegnata quotidianamente nella cura, nella riabilitazione e nell'accompagnamento delle persone più vulnerabili. Un momento significativo è stata la lettura della testimonianza rilasciata dal professor Cesare Galeazzi, direttore dell'Istituto Oftalmico di Milano e amico di Don Gnocchi, a cui affidò una richiesta rivoluzionaria: donare le proprie cornee affinché due giovani non vedenti potessero vedere (quando ancora il trapianto di organi non era normato dalla legislatura). Anche di fronte alla morte, don Carlo non pensò a ciò che stava perdendo, ma a ciò che poteva ancora donare. Trasformò la conclusione della propria esistenza in una nuova possibilità di vita per altri, diventando un simbolo della donazione di organi e tessuti e uno dei suoi più autorevoli e precoci testimoni. La rievocazione di questi momenti ha assunto un'intensità particolare grazie anche alla lettura della testimonianza inviata da Silvio Colagrande, uno dei due ragazzi che ricevettero le cornee donate da don Carlo: «Vedevo. Vedevo con una chiarezza che non avevo mai conosciuto». Ancora più toccante è il legame che, a distanza di settant'anni, continua a sentire con il suo benefattore. Nel corso della sua vita diversi specialisti gli suggerirono di sottoporsi a un nuovo trapianto per migliorare ulteriormente la vista. La sua risposta è sempre stata la stessa: «Perché come avrei potuto rinunciare a te?». Non è un caso, allora, che proprio durante un "concerto al buio" sia stata ricordata questa storia.
Dopo il momento introduttivo, a luci spente i partecipanti sono stati invitati a vivere l'ascolto di brani musicali in un modo molto profondo. Un'esperienza che ha consentito di avvicinarsi, almeno simbolicamente, alla condizione di chi vive senza il supporto della vista e di comprendere con maggiore intensità il significato del dono ricevuto.
Protagonisti del percorso musicale sono stati Gianni Gandini, musicista, compositore e responsabile del Servizio Musica e Artiterapie della Fondazione Don Gnocchi che ha suonato al pianoforte brani musicali intensi capaci di toccare le corde più profonde; e Caterina Forte, compositrice, ricercatrice e studiosa degli effetti della musica sul benessere della persona che ha guidato un'esperienza immersiva con l'ascolto di tre differenti brani musicali, stimolando riflessioni scritte ed emozioni tra i presenti. Due esperienze differenti accomunate dalla convinzione che la musica può diventare uno strumento di relazione, cura e consapevolezza, capace di creare un ponte tra corpo, mente ed emozioni.
In conclusione la testimonianza di Antonio Sartor, Presidente AIDO Lombardia, particolarmente significativa per aver contribuito ad arricchire il valore culturale e testimoniale dell'iniziativa. Parlare di donazione nel luogo che custodisce la memoria del primo grande gesto di don Carlo significa infatti rinnovare un impegno che continua a essere attuale: promuovere una cultura del dono capace di trasformare una perdita in speranza, una fine in un nuovo inizio.
Fondazione Don Gnocchi – Milano
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