In Fondazione c'è posto per 97 giovani. I progetti... (Leggi tutto)
L’innovazione nella cura, la condivisione dei risultati e il valore di un’alleanza virtuosa tra mondo scientifico e filantropia, grazie alle risorse raccolte a sostegno della ricerca scientifica della Fondazione Don Gnocchi. È questo il significato dell’incontro dal titolo “La solidarietà per la ricerca. Dalla donazione alla cura”, promosso a Milano il 5 marzo dalla Fondazione Don Gnocchi, alla presenza dei suoi principali donatori e sostenitori.

La Fondazione ha voluto raccontare come le donazioni si trasformino concretamente in cura, innovazione e nuove opportunità terapeutiche, presentando alcuni dei progetti di ricerca oggi più strategici, resi possibili grazie al contributo di fondazioni, trust e associazioni che hanno scelto di affiancare la Don Gnocchi nel suo impegno scientifico. Un impegno, per inciso, che nell’anno 2024 si è tradotto nella pubblicazione di 251 studi sulle principali riviste scientifiche, per un __Impact Factor normalizzato (IFN) totale pari a 1213,74 punti. La Fondazione conta 187 tra ricercatori e personale scientifico e ha avviato 55 sperimentazioni cliniche nel 2024, che hanno coinvolto un totale di 409 pazienti.

«Di fronte a situazioni particolarmente difficili come la presenza di fragilità e cronicità in numerosi pazienti - ha esordito il direttore generale della Fondazione Don Gnocchi, Francesco Converti -, con risorse che in molti casi non sono adeguate a garantire le attività cliniche, l’attività di ricerca risulta di fondamentale importanza e addirittura decisiva per sviluppare prestazioni efficaci a vantaggio delle persone più fragili e per migliorare l’accessibilità a servizi di qualità, specie a vantaggio dei meno abbienti: tutto questo viene reso possibile dalla capacità di fare attività clinica, ma soprattutto grazie alla capacità di portare innovazione, grazie anche al supporto fondamentale di chi ci sostiene nella ricerca».

«Questa importante alleanza fra donatori e Fondazione Don Gnocchi - gli ha fatto eco il direttore scientifico, Maria Cristina Messa (nella foto sopra)- ci permette di guardare futuro con fiducia, investendo in innovazione tecnologica, formazione e qualità della cura, perché dare continuità alla ricerca significa garantire continuità alle storie di cura delle persone. Donare alla ricerca è un atto importante, che si basa su valori preziosi, come la fiducia e la generosità. Va ricambiato con altrettanta responsabilità e riconoscimento».
E un grande ringraziamento, a tale proposito, è stato espresso a Fondazione ICO Falck, Banca d’Italia, Trust Fratelli Gazzarrini, associazione Paolo Zorzi per le Neuroscienze ETS, Fondazione Barbaglia e Associazione nazionale alpini - presenti con propri rappresentanti - che attraverso il loro sostegno hanno reso possibile la realizzazione di tanti progetti di ricerca della Fondazione.

Durante l’incontro, una rappresentanza di responsabili della ricerca in Fondazione ha illustrato i seguenti progetti in corso, ponendo l’accento sul positivo binomio ricerca-sostegno all’innovazione e i relativi risultati:
• La riabilitazione neurologica a casa del paziente, grazie a modelli di teleriabilitazione avanzata che utilizzano tecnologie digitali per garantire continuità di cura anche al domicilio, ampliando l’accesso ai trattamenti e personalizzando i percorsi terapeutici.
• Una nuova precisione nella cura dei disordini neurologici, attraverso strumenti innovativi che consentono una valutazione sempre più accurata del movimento e un trattamento mirato di patologie complesse come la spasticità e i disturbi del movimento.
• La Biobanca della riabilitazione, un’infrastruttura scientifica strategica che integra dati biologici, clinici e funzionali per comprendere meglio l’evoluzione delle patologie e rendere la riabilitazione sempre più predittiva e personalizzata.
• Il progetto “Respiro”, dedicato alle malattie respiratorie croniche, che punta a identificare biomarcatori precoci per anticipare la malattia, migliorare la diagnosi e proteggere la salute futura dei pazienti.
• I programmi di intervento precoce nei bambini a rischio neuroevolutivo, che dimostrano come la ricerca possa incidere in modo decisivo sullo sviluppo e sulla qualità di vita dei più piccoli, intervenendo nei momenti più delicati della crescita.
La serata ha voluto ribadire un messaggio chiave: la ricerca scientifica è un percorso condiviso, che cresce grazie a un’alleanza solida tra istituzioni sanitarie, comunità scientifica e donatori.


«Questo incontro - ha detto in conclusione don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi (nella foto qui sopra) - è anzitutto un momento di gratitudine, perché dietro ad ogni progetto di ricerca ci sono persone e realtà che credono nel valore della scienza come bene comune. Basta poi andare a leggere la storia di don Carlo Gnocchi, per capire che questo è un ambito vitale per la Fondazione: don Carlo aveva una grandissima capacità di andare a bussare a tutte le porte per poter chiedere sostegno economico, non solo per dar da mangiare ai suoi mutilatini, ma anche per dar loro un supporto materiale, una prospettiva di vita, le migliori cure possibili. Da questo punto di vista, la storia non è cambiata: la Provvidenza ha un volto preciso, ha il volto delle persone che sono qui quest'oggi e il volto anche dei tanti amici che si impegnano e che ci accompagnano. Quindi non mi resta che dire grazie a tutti voi, per quello che stiamo facendo insieme, con l’augurio di poter andare avanti con lo stesso entusiasmo e la stessa passione che ho visto oggi».
Ufficio Stampa Fondazione Don Gnocchi
Milano, tel. 02 39703245 – 335 8498258
ufficiostampa@dongnocchi.it