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IL DECENNALE DELLA BEATIFICAZIONE

Il Papa abbraccia la Fondazione

Ancora in cammino sulla strada di Dio e degli uomini

Cinquantamila “amis” in piazza Duomo - ed oltre tre milioni davanti agli schermi della tv - per rendere a don Gnocchi il tributo più grande. Questa la testimonianza più concreta e significativa della devozione popolare per il “papà dei mutilatini”, esplosa dieci anni fa, in occasione della straordinaria beatificazione del 25 ottobre 2009, quando il popolo di don Carlo si era stretto commosso attorno a quell’urna di santità.
“Amis, ve raccomandi la mia baracca”, aveva implorato don Carlo al momento dell’addio. E nel giorno più bello, quand’anche la Chiesa ha certificato con la propria autorità la perfezione cristiana di un’esistenza spesa senza riserve («Non desidero che la mia santificazione…», aveva scritto don Gnocchi), quegli stessi “amis” non sono mancati all’appello.

C’erano quella splendida domenica di sole e sono tornati, nell’anniversario del decennale, per l’incontro con Papa Francesco. Sono i concittadini di San Colombano al Lambro, paese natale e gli amici di Montesiro di Besana Brianza, dove don Carlo celebrò la Prima Messa e trascorse gli anni giovanili; sono i rappresentanti del “Gonzaga” di Milano, prestigioso istituto dove don Gnocchi, per incarico del cardinale Schuster, fu apprezzato direttore spirituale e dove affinò la propria pedagogia alla scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane; sono gli immancabili alpini, sempre a ringraziare il tenente cappellano don Carlo, arruolatosi con loro e con loro in trincea, prima sulle montagne fangose della Grecia e dell’Albania e poi per le lande gelide della steppa russa, nella drammatica esperienza della ritirata con la Tridentina; sono gli scout, memori di straordinarie collaborazioni tra cui la ben nota Freccia Rossa, il raid Milano-Oslo in sella ai mitici Guzzini per raccogliere fondi per l’Opera dei mutilatini.

E ancora, sono i rappresentanti di associazioni di disabili, di gruppi di volontariato, di scuole intitolate negli anni a don Gnocchi, attive in ogni parte d’Italia; sono i membri dell’Aido, in ricordo del gesto profetico del trapianto delle cornee.
Sono i suoi ragazzi, orfani, mutilatini, mulattini e poliomielitici accolti negli anni nei collegi della Pro Juventute, molti di loro oggi riuniti nell’Associazione Ex Allievi; sono i familiari e i concittadini di Sperandio Aldeni, l’artigiano elettricista di Villa d’Adda protagonista del miracolo attribuito a don Carlo, che ha di fatto aperto la strada alla beatificazione.

E sono soprattutto - provenienti da ben nove regioni italiane - gli eredi di don Gnocchi: direttori, responsabili, operatori, dei Centri italiani della Fondazione che oggi porta il suo nome, insieme a rappresentanti delle strutture aperte o avviate nei Paesi in via di sviluppo.
Ancora una volta, un lungo pellegrinaggio con ogni mezzo - dieci anni fa per raggiungere Milano, oggi per abbracciare il Papa a Roma -, quasi una sola, grande famiglia costantemente in marcia lungo la direzione indicata da don Gnocchi per una vita capace di coniugare insieme la strada di Dio con quella degli uomini.

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