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LE LETTERE DAL FRONTE

Speciale Adunata ANA '19

Cronaca di una tragedia nelle lettere dal fronte

Milano, 17 luglio 1942. Ore 18 (dal treno)
Carissimo Mario,
in transito da Milano, ti mando un bacio e un abbraccio affettuoso per te e per tutta la famiglia. Ti scriverò di lassù a lungo. Auguri di bene. Arrivederci presto. Vinceremo!

Fronte russo, 31 luglio 1942
Carissimo Mario,
eccomi giunto finalmente alla prima meta del nostro viaggio in terra di Russia. Qui attenderemo per qualche giorno l'arrivo di tutta la divisione, poi vedremo. Avrei tante cose da raccontare, dopo un viaggio di 12 giorni attraverso la Germania, la Polonia e due terzi della Russia, ma per ovvie ragioni non mi è possibile farlo.
Ed eccomi subito al pratico. Alla prima spedizione, mi occorrono tre paramenti sacri. La Stella li troverà nel materiale dell’altarino che ho scartato a casa. La borsa, la stola, il manipolo del paramento bianco. Se col tempo ti vengono alla mano oggetti di réclame, temperini, specchietti, pettini, penne ecc. mandameli. La popolazione russa ne è molto ghiotta e dà in cambio derrate alimentari
...

Fronte russo, 23 agosto 1942
Caro Mario,
a questa enorme distanza il contatto con quelli cui si vuol bene è troppo necessario e l'assenza di notizie pesa assai. Ti allego il nome di due amici ai quali ho dato incarichi di lavoro: il primo dovrebbe prepararmi un calendario da distribuire a tutti gli alpini per Natale, il secondo deve spedirmi una cassa di libri di lettura per ufficiali e soldati e vorrà… molti soldi. L'inverno è lungo e da talpa quassù. Almeno qualche libro da leggere… A Roma ho ordinato un presepio grande. Se te ne arrivasse il conto paga pure. Quando non ci sono più... riserve avvisami. Un abbraccio
.

don Carlo in Russia

Fronte russo, 17 settembre 1942
Caro Mario,
stai sicuro della mia buona salute. Appena avrò la possibilità di fare una fotografia te lo… documenterò irrefragabilmente. A me questa vita movimentata, senza telefono e senza scrivania, fa bene, nonostante gli inevitabili disagi. E poi c'è il Signore che mi aiuta.
Ora mi occorrerebbero alcune altre cose, che spero potrai inviare coi pacchi postali (qui si dice che sono stati riaperti). Anche qualche piccola scorta di zucchero mi sarebbe utile. Ormai l'inverno è alle porte (stanotte 6 sotto zero) e quando avremo i 45 sotto zero, qualche bevanda calda sarà forse necessaria prima di uscire o tornando dalla tormenta.
Ed ora una parola sul tuo pensiero a proposito della progettata nostra postbellica società anonima. Tu mi dici che "il mio esempio e il mio contatto affettuoso" hanno influito su di te. Ecco, quanto a carità ti devo dire che è il contrario. Sono io che ho sempre ammirato la tua grande generosità di cuore, non solo nel dare materialmente, ma anche nel compatire e sopportare i difetti delle persone.
È questa la dote che mi ha volto verso di te con simpatia ed affetto e che più ammiro in te. Ed è questo che ti rende e renderà sempre più vicino a Dio: perché Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono ed hanno bisogno di un aiuto materiale o morale. Il cristianesimo, e il Vangelo, a quelli che lo capiscono veramente, non comanda altro. Tutto il resto vien dopo e vien da sé.
Naturalmente il primo campo per esercitarla è quello dei tuoi parenti, che ti sono più vicini. Io posso e devo allargare questo campo anche agli estranei e a chiunque abbia bisogno, perché ho fatto del prossimo la mia famiglia. Solo per questo vale la pena di rinunciare, con sacrificio innegabile, a fare famiglia. Non per chiudersi egoisticamente, ma per aprirsi a tutte le necessità.
Certo questo è l'ideale ed io sono ben lontano dall'averlo raggiunto. Ma pure mi sta davanti come una mèta da perseguire ad ogni costo.
Caro e buon Mario, a te lo posso dire come ad un grande amico (e sei la prima persona a cui lo confesso così esplicitamente). Sogno dopo la guerra di potermi dedicare per sempre ad un'opera di Carità - quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una sola cosa: servire per tutta la vita i Suoi poveri. Ecco la mia "carriera". Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno; perché si tratta di un privilegio. Cerco di rendermene sempre meno indegno e prego ogni giorno Dio che mi scelga a questo ufficio. Allora avrei trovato la mia via definitiva.
Perdonami la confidenza. Oggi tira un vento feroce e freddo di fuori ed io ho avuto tempo per aprirmi un po' con te, che mi puoi capire. Ti abbraccio
.

Fronte russo, 26 ottobre 1942
40° mio compleanno!

Mio caro Mario,
sono oggi in gran festa e con me il Comando. Qualcuno questa sera è rientrato alla sua base allegretto andante mosso anzichenò. Ho avuto la sensazione che tutti gli ufficiali mi vogliano bene, e questo mi ha molto consolato perché non miro ad altro. Gli alpini sono andati a cercarmi fiori, ma nella steppa autunnale non c'è che erbe grame… poveri ragazzi
.

Fronte russo, 30 ottobre 1942
Caro Mario,
siamo ormai sulle linee invernali, molto vicine al fiume ormai famoso e più sicure delle precedenti. A giorni il comando si dividerà. Io andrò col generale al comando tattico in avanti e lì ci sistemeremo per l'inverno. Non so ancora se mi toccherà un'isba o una casa rifugio scavata nella terra. I genieri stanno ancora lavorando a sterrare. Io desidero un'isba, anche se in quella zona sono di una povertà e sporcizia grande e se possono offrire qualche bersaglio più vistoso all'offesa aerea. L'idea di passare sei mesi interrato non mi va, in questi paesi poi dove alle 15 del pomeriggio bisogna accendere la lanterna!

Fronte russo, 13 novembre 1942
Mario carissimo,
ho ricevuto 48 lettere, ma la più cara ed attesa è stata la tua. Scusami se sarò breve e laconico. Grazie per il delicato pensiero di ricordarmi la mamma e ringrazia anche Rosetta della visita alla sua tomba. Quanto mi è vicina al cuore la mia mamma. Più mi allontano nel tempo e più essa si approfondisce nella mia vita
.

la ritirata di russia

Fronte russo, 2 dicembre 1942
Mario carissimo,
alle 14 qui è notte e la tormenta spesso ci blocca per intere giornate nei rifugi. Siamo in acque abbastanza mosse. Speriamo non sia un Natale come quello dell'anno scorso. Io sempre fuori. Sono un po' stanco. A quarant'anni suonati non posso più fare i conti senza l'oste. E tu, con i tuoi cari? La posta è ancora misteriosamente assente, per me e per tutti. A la guerre comme à la guerre!

Fronte russo, 11 dicembre 1942
Caro Mario,
hai ragione. Volesse Dio, accogliendo tante sofferenze nel mondo, abbreviare questa dura prova e darle una soluzione tale da poter respirare nell'ordine e nella pace per un lungo periodo di tempo. L'umanità non ha bisogno d'altro che di concordia e di pace. Con queste anche le rovine materiali si riparano rapidamente. Quando gli uomini vanno d'accordo, come in una famiglia, il lavoro rende e la ricchezza, col benessere, vengono sicuramente e rapidamente. Ma per intendersi ci vuole una base comune e sicura, una dottrina di verità e di bontà: la quale non può essere che il Vangelo: Amatevi gli uni gli altri, sopportandovi a vicenda. Non fate agli altri quello che non volete sia fatto a voi.
Io spero che questo tempo più cristiano sia per venire. Gli uomini hanno visto che solo la dottrina di Gesù può dare l'ordine e la prosperità. Per questo mi sacrifico e lavoro volentieri anch'io. E dobbiamo lavorare tutti in questo senso
.

Fronte russo, 20 febbraio 1943
Alla famiglia Biassoni.
Per la prima volta posso mandarvi mie notizie. Sono miracolosamente salvo con la mia divisione. Con giornate di epica lotta di cui ha parlato il Bollettino germanico siamo usciti dall'accerchiamento.
Quindici giorni di marce, tredici combattimenti. Poi ancora marce che durano e dureranno ancora. Sono rimasto con quello solo che ho indosso - nemmeno un fazzoletto di ricambio - e son pieno di pidocchi. Abbiamo adempito il comando del duce: "Arrivare nudi alla mèta". La salute è prodigiosamente buona, ottima anzi. Scusatemi se vi ho fatto pensar male… la colpa non è proprio tutta mia. Non attendete nuove notizie per un po' ancora. Avvisate tutti coloro che mi conoscono
.

Russia, 24 febbraio 1943
Caro Mario,
oggi ho trovato in un'isba di passaggio dell'inchiostro e da un ufficiale rientrato dall'Italia ho avuto tre carte da lettera. Sono un riccone e posso scriverti in modo meno indegno e laconico.
La radio del 4 febbraio ha detto molto dell'epica impresa della Tridentina, ma solo chi ha vissuto questi giorni può rendersi un conto adeguato della grandezza degli alpini, che accerchiati senza via di scampo e non per colpa loro, hanno percorso 400 chilometri nella neve, senza dormire, o al più bivaccando intorno ai fuochi, con temperature sui 30–35 gradi sotto zero, senza nulla da mangiare, ed hanno sostenuto 13 combattimenti per rompere l'accerchiamento e rientrare nelle linee.
E anch'io, modestia a parte, e con infinita riconoscenza al Signore debbo dire che ho superato felicemente un bel collaudo. La razza Pasta, nonostante le apparenze contrarie, ha le ossa dure. Basti pensare che dei miei 17 cappellani della Divisione siamo superstiti e sani solo in tre. Quanto al resto non ti dico come sono ridotto. Stracciato, impidocchiato, barbuto poiché non ho più nemmeno il rasoio. E rimediare al momento è impossibile. Appena il servizio sarà ristabilito, mi rivolgerò sempre ancora a te, perché ho bisogno di tutto, dal fazzoletto alla divisa
.

Russia, 1° marzo 1943
Carissimo Mario,
ho fatto una scorpacciata di notizie. Quanto ti sono riconoscente per la tua fraterna assistenza! Devo essere breve anche per la penuria della carta (prestata generosamente, come al solito), inchiostro, ora rosso, trovato in altra isba. La prossima volta sarà magari… verde! Come ormai le nostre tasche. Verdi di tutto. La più bella notizia è quella che pare quasi certo il nostro ritorno in patria. Forse per fine marzo o aprile. Immaginati la mia e nostra felicità. D'altra parte non potevamo subire altra sorte e destinazione. I superstiti della gloriosa gesta sono tanto pochi e in condizioni ben misere! Inutile quindi spedirmi qualunque cosa (dillo anche ai miei amici) e nonostante abbia bisogno di tutto.
Certo il danno materiale subito, se si aggiunge a quello delle 10 casse ormai certamente perdute, è enorme! Ma quando si ha avuto la fortuna di salvare la vita e di non subire conseguenze dalle dure giornate vissute si può ben dimenticare il danno materiale e ringraziare il Signore. Perché i superstiti e gli incolumi (almeno da un congelamento o da una malattia) possono considerarsi beniamini del Signore e raccomandati d'acciaio.
In Italia bisognerà che mi rifaccia tutto il corredo, dal materasso alle calze, dall'altare ai libri… e non posso permettermi di scialare in spese per me. Pazienza. C'è bene chi ha perduto la vita, una gamba o la libertà! Quello che mi angustia è di non poter evadere le già numerose richieste di notizie riguardanti la sorte di alpini da parte di famiglie, parroci e amici. I battaglioni sono attualmente lontani dal Comando Divisione, le strade impraticabili per il gelo, la posta non funziona e i reparti sono ancora un'accozzaglia di uomini sperduti. Ci vorrà del tempo prima di contarci e ci troveremo assai meno di un terzo
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Tarvisio, 17 marzo 1943
Mario carissimo,
ho passato ora il confine, dopo cinque giorni di viaggio. A te, come alla persona più vicina e più cara, e ai tuoi familiari mando il mio primo saluto in terra italiana.
Non ti dico la nostra commozione in questo incontro con la patria! Ma quanto siamo pochi e diversi da quelli che otto mesi fa partivano cantando verso la Russia! Staremo a Udine quindici giorni in contumacia e poi licenza di un mese. Credo, salvo incidenti, che potrò essere a Milano il 2 o il 3 aprile prossimi.
Non intenderei rimanere molto a Milano. Ho bisogno assoluto di riposo in campagna; di un po' di verde e di tanto silenzio.
Salutami tutti, con tutto il mio affetto rinnovato e ancora più tenero che in passato, perché mi pare davvero di essere rinato alla vita
.

Milano, 29 giugno 1943
Caro Mario,
grazie per la tua lettera affettuosa e premurosa. Sto all’ospedale, ma col 4 luglio avrò la licenza di un mese per convalescenza. Nulla di speciale. Mi hanno trovato deperimento organico.
Durante la licenza ci vedremo perché finirò per passarla a Macherio, in modo tale però che nessuno deve sapere che sono a casa; se no addio riposo
.

Macherio, 5 settembre 1943
Caro Mario,
in questi giorni sono stato ad Erba e mi è stato impossibile vederti a Milano come vivamente avrei desiderato. Domattina parto per il Gonzaga di Riva, dove mi fermerò almeno una settimana. Al ritorno andrò a fare una settimana d'esercizi spirituali a Triuggio (forse è l'unico rimedio quello di pacificare lo spirito dopo tanto sconquasso di uomini e di cose). Sono quindi spiacente che tutto ciò m'impedisca di vederti e sentire dalla tua voce quello che ti angustia. Comprendo davvero le tue ansietà per l'oscuro e minaccioso domani. È la situazione spirituale della maggioranza. Ma Dio ci aiuterà, vedrai. Specialmente quando, come te, si è fatto un po' di bene. Confidiamo che Dio non ci lascerà mancare la Sua Provvidenza.
Ti abbraccio,

firma don gnocchi

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