STORIE E TESTIMONIANZE

Servizio civile in Fondazione

«Un anno che lascerà segni indelebili dentro di noi»

Il 3 agosto siamo partiti, direzione Cochabamba, Bolivia. Il 4 siamo atterrati su suolo boliviano, nella capitale gastronomica, che ci farà da casa per i prossimi 11 mesi. Il fuso orario, l’arrivo a 2.500 mt sul livello del mare, le mille emozioni contrastanti di felicità, curiosità e malinconia, ci hanno accompagnato durante tutto il viaggio e nei primi giorni di servizio civile.
Un nuovo inizio, una nuova cultura, una nuova lingua, nuovi compagni di avvenutra e nuovi progetti da vivere. L’incertezza e il nuovo che se da una parte mi pone curiosa, dall’altra un pochino mi spaventa.
Oggi sono passati quasi 2 mesi dal nostro inizio. In questo periodo sul campo l’accoglienza che abbiamo trovato, la cordialità delle persone locali, i confronti che diventano opportunità di crescita e apprendimento, i colori dell’imminente primavera, la frutta e la verdura dei mercati, i paesaggi andini e i nuovi affetti che stiamo creando, stanno arricchendo i miei giorni e mi aiutano nei momenti di difficoltà. Le mie giornate lavorative sono composte per la maggior parte da visite domiciliari nei 5 municipi attorno a Cochabamba, nei quali il partner locale Tukuy Pacha lavora. L’impatto con una realtà diversa dalla mia spesso mi lascia vuota, con una grande rabbia e con una certa difficoltà a capire le diverse situazioni. Fortunatamente le colleghe con le quali lavoriamo, con la calma e il tempo necessario, mi aiutano ad analizzare, a cambiare prospettiva e mi permettono di capire meglio ed accettare la realtà in cui sono immersa. E grazie a questa esperienza sto imparando anche a lasciarmi sorprendere un po’ di più. Spesso il programma giornaliero non è quello pensato o organizzato in anticipo ma può variare e dunque mi capita di reinventarmi e di trovare soluzioni alternative. D’altronde fin dai primi giorni ci hanno insegnato che in Bolivia “Todo es posible pero nada es seguro”. Entonces, vamos a ver …

(Francesca, 2022 - Servizio Civile estero)


La prima impressione avuta della Bolivia è di un posto fuori dal mondo, con un suo tempo, un suo spazio e una sua identità. Non riuscivo a trovare analogie con quanto visto in Europa, in Italia e nella mia città. La Bolivia al primo sguardo appare come una moneta i cui bordi sono stati modellati dalla mano del tempo. La frenesia dei taxi e veicoli anni 90 da un lato e lo sfondo delle montagne, immobili, che si ergono a più di 2.500 mt di altitudine. Il movimento della Cancha e la quiete di Arani.
La Bolivia è un paese che sa vivere, che sa fare della propria cultura il proprio punto di forza e il punto da cui ripartire. Qui si cucina, si parla Quechua e si balla la cueca. La gente è sorridente e le persone dell’associazione qui lavorano con entusiasmo. Una volta entrati nella sede di Tukuy Pacha siamo stati accolti da gente motivata, competente e piena di vitalità che ci ha fatto sentire parte di un team. Tornando alla metafora della moneta, Cochabamba ne è un esempio perfetto. La città è divisa in due, culturalmente, politicamente ed economicamente. Da un lato la zona Nord: locali, ristoranti, eventi e grandi vetrate. Dall’altro lato della moneta la zona sud: il lato consumato, antico. Il divario è palpabile, spostandosi col "Trufi" inizi a percepire una incolmabile differenza sociale. Non hai grandi vetrate, hai case in mattoni. Non hai ristoranti, hai pensioni dove la gente del posto pranza con pochi soldi. Non ci sono eventi la sera il che non è una priorità dato che la più grande differenza tra i due "lati della moneta" è la mancanza di acqua corrente in tutta la zona sud. Il primo impatto è stato sicuramente forte. Molte abitazioni hanno una sola stanza, le condizioni igieniche non sono ottimali e molto spesso, purtroppo, le madri delle persone con disabilità sono abbandonate a loro stesse. Questa esperienza di servizio civile lascerà un segno indelebile dentro di me. Ogni giorno è diverso dall'altro e il mio impegno accanto ai più fragili sempre rinnovato.

(Marco, 2022 - Servizio Civile estero)

SCU BOLIVIA


In questi primi mesi di servizio civile al Centro Don Gnocchi di Salerno ho conosciuto il gruppo di ragazzi presi in carico dal servizio di terapia occupazionale. Ragazzi meravigliosi che ci ricordano ogni giorno i nostri e i loro impegni e che a turno sono impengati in diverse attività tra cui quella di preparare il caffè (anche per noi). Passano i giorni, entrano ed escono dalla struttura anche altri utenti tra cui bambini (un po' meno contenti di poter fare terapia), ragazzi ed adulti...ognuno con le proprie fragilità, con le proprie difficoltà, con i propri progressi, con il proprio sconforto ma con il sorriso che incontra sempre anche il nostro! Approfondire il mondo della disabilità e conoscere più nel dettaglio le diverse patologie (e le loro caratteristiche) dei pazienti è una delle cose mi incuriosisce di più. In questo anno cercherò di apprendere il più possibile. L'estate è calda e dalla nostra struttura vediamo il blu del mare confondersi con il blu del cielo. Non è da tutti! Ho avuto anche la fortuna di poter attraversare le onde del mare con il kayak, grazie ad un progetto attivo nel centro, un’esperienza che regala emozioni, ansie, gratificazioni ma soprattutto senso di libertà. Per tutti, nessuno escluso. (Rossella 2022)


È passato relativamente poco tempo da quando ho cominciato la mia esperienza di servizio civile in Fondazione Don Gnocchi, al Centro Don Gnocchi di Parma, ma sto già cominciando a toccare con mano tanto di quello di cui abbiamo parlato durante il percorso formativo. Mi sembra, ogni giorno, di vivere in tanti piccoli-grandi mondi diversi, uno per ogni paziente. A volte questi mondi sembrano lontani dalla realtà al di fuori della struttura, altre volte si intersecano, come quando i pazienti entrano in contatto tra di loro, con i loro familiari o con il personale della struttura. Ogni volta che entro in questi “mondi” non solo ho la possibilità di osservare e imparare cose nuove ma anche di entrare a far parte di queste realtà che, mano a mano, diventano sempre più dettagliate e profonde. Spero con la mia esperienza di apportare un contributo sempre più significativo all'interno di questi mondi. C’è ancora tanta strada da fare e non mancano le difficoltà, ma sono veramente grata di questa possibilità perché già ora riesce ad essere molto coinvolgente ed appagante. Sono sicura che lo sarà sempre di più con l'avanzare del tempo. Sarà una bella avventura!» (Jessica, 2022)


Da circa nove mesi sto svolgendo il Servizio civile presso il Centro “S. Maria della Provvidenza” Fondazione Don Gnocchi di Roma. In questa struttura vivono persone per così dire “speciali”, ognuna con le proprie peculiarità: gli ospiti della RSA dove presto servizio presentano infatti diverse patologie, quali la demenza e altri disturbi cognitivi, con una scarsa, se non del tutto assente, autonomia nei movimenti. Il mio impegno come volontaria del Servizio civile consiste principalmente nello stare a fianco degli ospiti, creando con loro un legame e promuovendo attività di socializzazione tramite giochi o momenti di condivisione in gruppo. Noi giovani volontari e gli ospiti siamo simili per una peculiarità: quella di avere una propensione verso l'Altro. In altre parole, abbiamo lo stesso “cuore” e la stessa volontà d’animo di donarci all'Altro gratuitamente. Sebbene sia consapevole delle limitazioni fisiche e cognitive delle persone con cui mi interfaccio ogni giorno, avverto questo senso di reciprocità tra me e loro: come a dire, “Io ci sono”, come il titolo del nostro progetto di Servizio civile, e questo tempo lo dedico esclusivamente a te, a noi. Credo che questa visione possa essere condivisibile anche dagli altri volontari, miei colleghi di servizio in Fondazione Don Gnocchi, e invito tutti i giovani a provarla direttamente: sono sicura che ne usciranno arricchiti. (Marta, 2022)

Marta Fusacchia SCU22 Daniel SCU22 Benedetta SCU22


C’è una parola in cui ho sempre creduto anche prima di iniziare questa esperienza che è prossimità: farsi prossimo, stare accanto e qui, nel reparto per pazienti con gravi cerebrolesioni del Centro “Don Gnocchi” di Firenze, ho l’opportunità di farlo in modo speciale. Ho imparato che le esperienze che facciamo, soprattutto quelle fatte con gratuità, sono le più autentiche e quelle che fanno crescere maggiormente. Il servizio civile significa dare continuità a un cammino che stavo già facendo, arricchito dal contatto con la sofferenza. Ai ragazzi che il prossimo anno sceglieranno di svolgere questo servizio, suggerisco di buttarsi con coraggio e lasciarsi guidare dall’istinto: se ci si sente attratti, anche solo istintivamente dalle proposte della Fondazione Don Gnocchi, non bisogna ragionarci troppo, bisogna solo farlo. (Benedetta, 2022)


Il servizio civile nella Fondazione Don Gnocchi è un vero e proprio viaggio di un anno che sta dando a ciascuno di noi l’opportunità di vivere la realtà senza filtri, di condividere il tempo con persone sincere, trasparenti. Di più: il tempo speso durante l’esperienza è davvero un tempo pieno di amore e verità. Ogni persona che ho incrociato lungo questo percorso mi ha donato qualcosa e dato la possibilità di guardare alla quotidianità con occhi differenti. Io spero nel mio piccolo di aver fatto lo stesso. Ho vissuto molta più verità presso il Centro “Vismara-Don Gnocchi” di Milano in sei mesi, che in tutta la vita fuori dalle sue mura. La spontaneità è disarmante e nel compiere passo dopo passo questo percorso - oltre ad essere un’opportunità unica ti dà la fortuna di respirare l’essenza della vita - mi sento cresciuto rispetto alla partenza e la mia vita è più bella. Proprio così: più bella! (Daniel, 2022)


La mia esperienza di servizio civile in Fondazione mi ha portato ad interrogarmi sul concetto di diversità. La diversità non è altro che una splendida ricchezza, ognuno di noi è diverso ed è proprio grazie alle differenze che ci contraddistinguono che possiamo ampliare le nostre conoscenze. Se ne siamo spaventati non la accettiamo, ma io penso che chi vive la diversità come una cosa di cui avere paura vive una vita triste. Le diversità che ci caratterizzano ci rendono esseri unici e rari. L’abitudine di etichettare gli individui in base alle caratteristiche fisiche, di razza, di sesso, di religione ci ha fatto dimenticare quanto sia bello il mondo proprio grazie a queste differenze. Diversità è libertà, libertà di essere sé stessi. Nessuno può essere libero se è costretto ad assomigliare agli altri… e come diceva Oscar Wilde "bisogna assomigliarsi per comprendersi ma occorre essere diversi per amarsi”. (Alessandro, 2021)


La mia esperienza di servizio civile in Fondazione è stata davvero bellissima e mi ha ricordato i tanti aspetti positivi citati in una poesia di Erri De Luca, che ha tra l’altro sottolineato di considerare il servizio civile un valore che ti fa crescere e ti fa sentire utile. Ecco, anche per me è stato così… (Matilde, 2020)


Per me l’anno di servizio civile è stato come un viaggio in treno. Inizialmente conoscevo soltanto la durata del viaggio e la meta, ma non avevo idea di come sarebbe stato il percorso. Piano piano, i vagoni del treno, che erano vuoti, hanno iniziato a riempirsi di compagnia, di emozioni, di insegnamenti e di esperienze. Ho cominciato ad incontrare persone meravigliose: ospiti, operatori e colleghi. Devo essere sincera, in questo viaggio non è andato sempre tutto per il meglio: ci sono stati periodi in cui eventi esterni hanno messo i bastoni fra le ruote e non è stato facile cercare di non abbattersi. Avere vicino delle persone che stavano facendo il mio stesso viaggio e potevano comprendere le mie preoccupazioni e i miei sentimenti mi ha aiutato a farmi forza. Sono sicura che questo viaggio che mi ha insegnato molto e mi ha regalato molte gioie, lascerà un segno indelebile dentro di me. (Flavia, 2020)


Qualche giorno fa un utente mi ha chiesto di raccontargli, da remoto, che cosa è stata per me questa esperienza. Gli ho detto che è stato un percorso che mi ha dato una sensibilità che prima non avevo: la sensibilità di rapportarmi al mondo esterno, alla vita, a quelle che sono le piccole attenzioni nel mondo della disabilità, a cui prima io non rivolgevo l’attenzione, o che magari vedevo, ma a cui non davo il giusto valore. Quindi ho ringraziato tanto i ragazzi disabili, perché con i loro racconti, con i loro esempi di vita e con il loro modo di essere mi hanno dato una sensibilità che altrimenti non penso avrei potuto avere e sviluppare in qualche altro contesto. (Eleonora, 2020)

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La metafora del viaggio, inteso come percorso di vita, si applica molto bene alla mia esperienza nella Fondazione. È un viaggio che mi ha portato lontano, alla scoperta di un’umanità sconosciuta, fatta di uomini e donne evidentemente fragili, con le loro condizioni di difficoltà o di abbandono. Questo mi ha fatto vedere la vita con uno sguardo diverso, facendomela apprezzare di più e contemporaneamente accrescendo in me il desiderio di aiutare le persone che più hanno bisogno. È un’esperienza in cui si dà, ma in cui si riceve anche tanto. Basta un sorriso di gratitudine o un abbraccio spontaneo per capire che si sta facendo qualcosa di bello e importante. Ci sono storie e persone che non dimenticherò mai. Sono quelle che mi hanno fatto capire che ognuno di noi è il risultato delle esperienze di vita vissute e che spesso il disagio nasce dalla solitudine e dall’abbandono, ma soprattutto che ogni vita è preziosa e che c’è sempre da imparare. (Alessia, 2020)


Non ci sono parole per definire quello che puoi provare durante questo percorso. Questo in Fondazione è stato un nuovo percorso della mia vita, che mi ha aiutato non tanto dal punto di vista formativo, ma soprattutto emotivo. Era la cosa di cui avevo bisogno in quel momento. Mi ha cambiato davvero tanto. Le persone che ho incontrato non penso che riuscirò a ringraziarle abbastanza, perché mi hanno fatto sentire davvero bene: quando entravo in struttura era come se fosse un altro mondo. Per quelle cinque ore stavi nel tuo mondo, a fare le tue cose, il tuo dovere, e poi quando uscivi, ti sembrava di aver cambiato totalmente vita. (Rehma, 2020)


La mia esperienza è stata bellissima. Sono arrivato con una certa mentalità, da ragazzo che usciva dal liceo e il fatto di entrare in un mondo adulto lo vedevo come un’esperienza prevalentemente formativa. Per me è stata una crescita comunque importante, sia dal punto di vista formativo, ma soprattutto personale. Io proprio per questo ho voluto riassumere la mia esperienza con questo slogan: “Non comprendo finché non vivo”. Ho trovato tante cose che mi hanno davvero coinvolto, a partire dalle relazioni con le persone. Per me è stato un anno veramente importante. (Johnny, 2020)

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Vorrei ringraziare tutti per la pazienza che è stata esercitata con me. Prima di iniziare il servizio civile, immaginavo che potesse essere una bella esperienza, ma tutti mi dicevano: “Ti conosciamo, non sei costante, magari non riesci a far tutto. Cosa vai a fare, visto che poi tanto abbandonerai e farai una figuraccia?”. Invece non è stato così. In primis, vorrei anche ringraziare me stesso, perché questa esperienza mi ha fatto crescere, mi ha fatto essere costante e soprattutto mi ha introdotto in un mondo nuovo, che ovviamente non conoscevo e quindi mi sento cresciuto anche in questo caso. L’esperienza al Centro Vismara di Milano è stata bellissima. Io credo che la gran parte delle persone vedano i ragazzi disabili come persone che devono essere aiutate, ma penso anche che noi persone comuni, dedite alla nostra vita di tutti i giorni, abbiamo molto da imparare da loro. Io ho imparato tantissimo da loro. E una bella esperienza e visto che il servizio civile è un’esperienza a disposizione di tutti, spero che molte persone alla fine decidano di farla. (Daniel, 2020)


Nonostante il breve tempo, condizionato purtroppo dall’emergenza Covid, siamo riusciti a dare molto agli ospiti e loro sono riusciti a darci moltissimo. Quindi questa è la prova che non serve fare chissà quale impresa per costruire realmente qualcosa di serio e concreto. Anche un piccolo gesto in tutto questo contesto può significare moltissimo. È una cosa che prima sapevo, ma la davo un po’ per scontata. Invece ne ho avuto conferma dall’esperienza e mi servirà per la vita in generale. In più, il servizio civile in Fondazione mi ha dato anche una prospettiva di vita. Questa esperienza mi ha dato uno spunto di riflessione per il mio futuro, nel senso che mettermi al servizio di qualcuno mi ha dato molta soddisfazione ed è una cosa che mi piacerebbe continuare a fare. (Alessandro, 2020)


L'idea di iniziare il Servizio Civile Universale è nata principalmente da un desiderio personale di dedicare parte del mio tempo ad altre persone e un po’ è stata anche dettata da una forte curiosità: quella di conoscere meglio una realtà non molto estranea per me: quella della disabilità.
Sono stata selezionata e collocata al Centro “S. Maria Nascente” di Milano della Fondazione Don Gnocchi, la mia prima scelta. Nel mio reparto ci sono ragazzi che vivono lì, la Fondazione Don Gnocchi è la loro casa.
Quello che proviamo a fare è dare importanza ad ogni singolo minuto trascorso insieme, con attività creative, cantando e ascoltando musica, con il laboratorio di cucina, praticando sport e festeggiando i compleanni. Nel week end, invece, ci sono spesso attività ancora più divertenti come cinema, teatro, musical, eventi sportivi…
Quello che ho scoperto è che l’incapacità di parlare non significa non essere in grado di farsi capire: in questo ci riescono molto bene.
Grazie all'aiuto degli educatori Serena e Veronica, degli operatori e dei ragazzi stessi (in particolar modo Giordana, che mi racconta spesso molte cose dei suoi compagni) ho imparato a conoscere i ragazzi uno per uno, capendo i loro bisogni e le loro emozioni.
Condividendo cosi tanto tempo con loro, ridendo e vivendo, ho imparato ad ascoltarli cercando i loro sguardi pieni di parole. Sto imparando soprattutto a crescere come persona, ad essere più paziente e ad abbracciare con il cuore aperto qualsiasi loro manifestazione d’amore. Perché quello che non ci rendiamo conto è che si parla di persone in grado di amare.
E, sebbene molti apparentemente sembra non siano in grado di comunicare, nella realtà dei fatti lo fanno molto meglio delle persone cosiddette comuni. L'ondata di affetto che ricevo e da cui vengo pervasa ogni volta che entro nel mio reparto è qualcosa che non si può descrivere, ma che auguro a tutti di provare almeno una volta nella vita.
(Federica, 2019)

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Spesso mi è stato chiesto perchè abbia scelto di svolgere il servizio civile e quali siano state le motivazioni che mi hanno spinto ad investire un anno del mio tempo in un progetto con gli anziani.
La mia motivazione è semplicemente il voler esserci, esserci in modo consapevole, esserci in relazione, esserci in termini di condivisione, esserci inteso come volontà di poter dare il proprio contributo per cercare di migliorare il tempo di persone fragili, esserci garantendo la mia presenza attiva.
In ogni percorso, in ogni nuovo inizio, siamo accompagnati dall'ansia di non saper fare, di non essere all'altezza, dalla paura di sbagliare, dal timore del giudizio di non aver fatto o di aver fatto male. Giunta ormai a metà del mio cammino, l'unica cosa che posso dire è di aprirsi, di aprirsi alle persone, di lasciarsi pervadere dalle emozioni, dai loro vissuti, dai loro stati d'animo... Non c'è un modo giusto o sbagliato di agire, bisogna semplicemente esserci.
Prima di questa esperienza - sto svolgendo il servizio civile accanto agli anziani dell’Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi” di Milano - raramente mi sono interrogata sul reale e profondo valore del tempo e ancor di più, di come davvero valga la piena riempirlo. Ti rendi conto che ogni attimo, ogni momento, diventa quello giusto, giusto per un racconto, per un abbraccio, per un sorriso, per accogliere delle lacrime, ogni momento diventa quello giusto perchè sai che ancora c'è e puoi riempirlo di significato. Stando a contatto con persone che spesso non riescono più ad utilizzare la parola come mezzo di comunicazione, scopri che l'espressione di un bisogno può passare da una stretta di mano, da un sorriso, che la gratitudine e l'affetto possono essere trasmessi attraverso un abbraccio, scopri che gli occhi davvero riescono a comunicare e ad emozionare molto più delle parole.
Il servizio civile mi sta insegnando ad essere promotrice di ben altri valori, mi sta insegnando l'importanza della sensibilizzazione alla fragilità, alla responsabilità e soprattutto che l'attenzione è la forma più grande di rispetto.
Mahatma Gandhi diceva: *«Chiunque abbia qualcosa che non usa, è un ladro»
. Doniamo i nostri sentimenti, le nostre emozioni, il nostro amore, il nostro tempo, facciamo in modo di non essere ladri di noi stessi, mettiamoci a disposizione dell'altro... trasformiamoci da “ladri” a paladini di giustizia*. (Emanuela, 2019)

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Per informazioni

Servizio Volontariato e Servizio civile - Fondazione Don Gnocchi
Sede: Milano, Istituto "Palazzolo-Don Gnocchi", via don Luigi Palazzolo 21.
Orari: da lunedì a venerdì, dalle ore 9 alle 17.30.
Responsabile: Monica Malchiodi
Referenti: Marina Simoncini, Elisa Kalaj
Tel.: 02 39703211 - 02 39703589 - 02 39703381
Email: volontariatoeserviziocivile@dongnocchi.it