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29 / mar / 2017

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Scola: «Rompiamo il narcisismo prendendoci cura degli altri»

 

Pedagogia del dolore innocente don gnocchi

«Rompiamo il narcisismo e l’autismo spirituale che sembra pervadere questo nostro tempo prendendoci cura degli altri, dei più sofferenti, dei più bisognosi, dei più fragili, proprio come fece il beato don Carlo Gnocchi».
È l’appello del cardinale Angelo Scola, rivolto ai numerosi presenti all’incontro promosso dalla Fondazione al santuario di Milano intitolato al padre dei mutilatini, a chiusura delle celebrazioni per il 60esimo della scomparsa e in occasione della riedizione dello scritto-testamento dello stesso don Carlo “Pedagogia del dolore innocente” (San Paolo, con il contributo della Fondazione Cariplo).

«L’orizzonte di senso che il cristianesimo ha dato alla sofferenza degli uomini – gli ha fatto eco, sul versante laico, il professor Salvatore Natoli, ordinario di filosofia teoretica all’Università degli Studi di Milano Bicocca - ha, a suo modo, offerto un non piccolo sollievo al loro quotidiano patire. Si tratta d’una spiegazione spesso poco convincente per gli stessi credenti e comunque del tutto insufficiente per i non credenti. Tuttavia, credenti e non credenti indipendentemente dall’ispirazione che li motiva, possono trovare in un comune sentimento di pietas ragioni per largire insieme aiuto a chi soffre».

Il confronto, moderato da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire – e a cui hanno partecipato il presidente della Fondazione, don Enzo Barbante, e il presidente onorario monsignor Angelo Bazzari - si è mosso sullo sfondo dei recenti fatti di cronaca e sul dibattito in atto nel Paese sui temi del fine vita e sulla legislazione e regolamentazione di testamento biologico, suicidio assistito ed eutanasia.

Il cardinale Scola e il professor Natoli con don Enzo Barbante presidente della Don Gnocchi
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Nella storia dell’umana famiglia - ha aggiunto l’arcivescovo - l’aggressione del dolore e della sofferenza sembra non spegnersi mai. Incalcolabili sono le sue manifestazioni, né si finisce di immaginarle tanto ci sorprendono, sempre di nuovo, in forme inedite. Come tutte le realtà elementari di cui l’uomo universalmente fa esperienza, anche il dolore e la sofferenza sono difficili da spiegare. Neanche un fatto estremamente personale, come essere feriti nel proprio corpo, è un fenomeno soltanto personale, perché denuncia una situazione che si va aggravando in questo cambiamento d’epoca, la tentazione di un individualismo narcisista che è una sorta, ormai, di autismo spirituale. Così si perde il senso della’umanità compiuta, dell’appartenenza alla famiglia umana e, per i cristiani, della comunione ecclesiale. La civiltà non può fondarsi sullo scarto e la dignità dell’io non può esaurirsi nella sua salute. Il mistero del dolore e della sofferenza sta inesorabile davanti a ciascuno di noi, ma il suo valore è già fin d’ora custodito nel nucleo incandescente dell’amore trinitario. Per affrontarli ci è stata donata, quindi, una strada luminosa. A condizione che la libertà di ognuno di noi li assuma quotidianamente nell’orizzonte dell’autentico amore di Dio, degli altri e di se stesso».

«Lo scritto di don Gnocchi - ha concluso l'arcivescovo - insegna che non bisogna tenere il dolore per sé, ma occorre farne dono agli altri. La sacralità della vita viene dall’impossibilità di autogenerarsi e, allora, dobbiamo  rispondere a questa vita donata con il dono gratuito di noi stessi. Questa è la prospettiva che ci ha insegnato don Carlo. Non dobbiamo cercare una spiegazione teorica alla sofferenza, ma una presenza, quella del Signore. Il grande problema del nostro tempo è rompere con il narcisismo, prendendoci cura dell’altro, che non è soltanto l’atto clinico, ma l’accompagnare nella grande casa dalle porte aperte che è la Trinità». 


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Il cardinale Scola con il professor Natoli e il direttore Tarquinio alla Don Gnocchi
Il cardinale Scola alla Fondazione Don Gnocchi
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