TESTIMONIANZE
11 Gennaio 2012
GLI ALPINI REDUCI RACCONTANO
Nell' inferno russo curava le ferite e ci
dava speranza
Nelson Cenci, 2 medaglie di bronzo al valor militare, era in Russia con la divisione tridentina, ricorda cosi' Don Gnocchi
durante la la guerra.
<<«Don Carlo era di quelli che stavano in piedi, noi
strisciavamo nella neve. Lui ci camminava di fianco, non si abbassava mentre le pallottole fischiavano.
Un prete di montagna ».
Con il sottotenente Cenci, anche Carlo Vicentini, 92 anni, medaglia d' argento
della Julia, ex presidente dell' Associazione reduci di Russia.
«Non ci parlava di Dio, benediva i morti,
teneva il morale dei soldati.
Nella neve a 40 sottozero eravamo all' inferno».
Negli alpini c' era un
cappellano per battaglione, uno ogni 1.500 soldati.
Durante la ritirata del 1943 ne morirono 23 di «preti
di montagna».
Don Gnocchi si salvò dalle pallottole e dal generale inverno.
«Era un faro, guardavi verso
di lui e lo trovavi. In piedi, sempre. Non chiedetemi come fece a tornare a casa, il vero miracolo fu
quello».
Don Carlo, in quella guerra, era il punto di riferimento anche per tanti ragazzi spediti sotto le
bombe senza sapere leggere e scrivere: «Era lui a scrivere le lettere per i soldati analfabeti, e leggeva per
tutti.
In guerra non c' erano differenze, c' erano i gradi ma eravamo tutti uomini perduti»
Don Carlo non si fermò neppure dopo il ritorno a Milano.
Dopo i soldati, i mutilatini, i poliomielitici.
«Cos'è la santità?
Non lo
so.
Don Carlo sapeva trascinarti oltre qualsiasi sofferenza, sapeva combattere con te. Non accettava di
lasciarci soli»