RIFLETTIAMO ...
19 Gennaio 2012
EDUCHIAMO CON IL CUORE
Come è tetra l’aria di certi ambienti educativi! Non vi risuonano che allarmi, non brillano nel buio che occhi di semafori rossi . .. Nulla è più deprimente sull’animo giovanile di queste apocalissi. Anche perché nulla è più falso. Bisogna spalancare le finestre dell’anima al più solare ottimismo.
Da: Educazione del cuore
Se consideriamo come ambiente educativo, il modello dell'istituto come residenza per accogliere i disabili, la persona accolta nella struttura più delle volte, non ha scelto autonomamente ma per necessità oggettive, altri decidono al
suo posto per il suo bene;
In questo modello emerge più delle volte la depersonalizzazione, ognuno deve adattarsi ai
ritmi di vita dell'istituto, i suoi bisogni sono secondari alle regole, agli
orari, alle esigenze organizzative
. L'organizzazione dell'istituto è piramidale, esiste una volontà esterna
al gruppo sia di operatori che di ospiti che si adeguano a regole stabilite da
altri per il bene della struttura e dell'organizzazione, i giorni appaiono tutti
uguali, non c'è futuro;
i rapporti operatori utenti possono permettere la
custodia, l'assistenza primaria ma non certo lo sviluppo degli aspetti educativi o della
personalità degli ospiti, manca una programmazione individualizzata.
Cosi' vivrebbe un ospite se in effetti l'istituto avesse questa conduzione e i responsabili o gli operatori, lavorassero
tanto per lavorare ..., senza porre attenzione alle sensibilità individuali degli ospiti accolti, senza progettare percorsi personalizzati.
Istituto o comunità ?
Comunità come alternativa all'istituto ?
E' vero, la comunità con un numero di elementi più ristretto che puo' assimilarsi al modello famigliare è più accogliente ed attenta ai singoli bisogni, assume un ruolo terapeutico ed
educativo, sembrerebbe dare più stimoli rispetto al classico istituto.
Nel piccolo gruppo le relazioni sono più forti, interpersonali, da vita di gruppo, le decisioni sono prese assieme magari dopo lunghe
riunioni, la persona è protagonista.
Ma anche in questo ambiente, se i responsabili o gli operatori non sono sensibilizzati, preparati ad accogliere la persona e a promuovere insieme ad essa
percorsi educativi condivisi, l'ospite non cresce, si deprime.
Riprendendo la citazione di Don Carlo, le sue parole ci invitano a riflettere su come intendiamo la vera educazione, a prescindere dall'ambiente proposto, che potrebbe essere anche la Famiglia stessa.
Stiamo attenti ad educare, educare significa "educere" tirare fuori, tirare fuori il meglio della persona che abbiamo davanti,fare in modo che
l'individuo realizzi al meglio la sua unicità e il suo progetto di vita
Per far questo oggi , nelle strutture specializzate, che siano istituti, centri residenziali o comunità, certamente occorre essere educatori preparati dal punto di vista tecnico ma soprattutto, bisogna "spalancare le finestre dell'anima all'ottimismo", come diceva
Don carlo, cioe' trasmettere fiducia, serenità e soprattutto voglia di vivere !
Redazione