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RITIRATA DI RUSSIA.

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Milano 25 Novembre 2011

Don Carlo Gnocchi Cappellano al fronte

Mi fa sempre impressione leggere i racconti dei reduci che hanno vissuto la tragica Ritirata di Russia, del sacrificio di migliaia di Alpini mandati a combattere in un territorio, non adatto alle armi in dotazione, non adatto all’addestramento ricevuto, non adatto soprattutto all’equipaggiamento che avevano in dotazione.

In questi racconti “crudi”, anche Don Gnocchi, in Cristo con gli Alpini, descrive l’atmosfera di sofferenza e di morte che la guerra si porta sempre dietro di sè.

Volevo però evidenziare che oltre a Don Gnocchi, ci sono stati altri cappellani al fronte, uno di questi e Don Carlo Chiavazza, coetaneo di Don Gnocchi, scomparso nel 1981 che ha scritto il libro “Scritto sulla neve”.

Don Chiavazza racconta di aver conosciuto Don Gnocchi nel 1941 a Merano, e subito si darono del tu.
Don Carlo disse: "diamoci del tu , non solo perché è d’obbligo nell’esercito, ma perchè cosi ci vorremo più bene soprattutto lassù."
Lassu’ dice Don Chiavazza non era l’aldilà, ne il paradiso, ma la Russia, che per noi costituiva il mistero più angosciante, un’avventura dal ritorno imprevedibile.

Così scrive Don Chiavazza in uno dei suoi racconti:

“ ... Scherzammo sul mese di nascita , Don Gnocchi era di ottobre 1902, il 25. Io ero del 9 Ottobre.
Gli dissi. "Io sono della Bilancia dovrei essere più equilibrato. Tu sei dello Scorpione e dovresti avere un caratteraccio. Invece …" Sorrise. Rispose: " Ma gli scorpioni sono quelli delle azioni più geniali, ci può anche scappare il santo. Non io di certo "
Ridemmo di cuore.

Quelle parole sulle “azioni più geniali”, erano buttate là a caso, ma esprimevano inconsciamente una profezia. Prima di lasciarci, mi volle abbracciare. Io non osavo tanto. "Ti voglio bene, ti vorrò vicino. Vedrai!. Dobbiamo essere un po’ filosofi. Affidiamoci alla provvidenza.".

Non ci incontrammo più se non in Russia.
Don Carlo era accanto al generale Reverberi, comandante della divisione Tridentina.

Venne a Podgornoje per un rapido raduno dei capellani.
Eravamo una decina di pretoni,dalle scarpe grosse, con la divisa di alpinacci , con le barbe incolte.
Don Gnocchi era impeccabile. Sulla divisa portava una sciarpa nera.

Seduti intorno a lui in una isba semibuia, tenemmo il nostro raduno. Don Gnocchi diceva: "Dobbiamo mettere a fuoco la nostra opera, rispondere a tanti perché, farci coraggio insieme.
Uniti possiamo molto
.
Sul Podgornoje cadeva la neve.
..."


A.Santagostini



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