CRONACA DI UN'ESPERIENZA EMOZIONANTE 

Emozione. Tanta, tantissima emozione. Accompagnata da altrettanta gioia. L'abbraccio con Papa Giovanni Paolo II non poteva essere più coinvolgente. L'udienza alla Fondazione Don Gnocchi dello scorso 30 novembre in Vaticano è stata il degno suggello di questo straordinario 2002, durante il quale si sono celebrati con numerose iniziative il centenario della nascita di don Carlo Gnocchi e il cinquantesimo anniversario di attività dell'Opera che oggi porta il suo nome. 

Circa settemila le persone coinvolte: fra loro, ovviamente, i dirigenti, il personale, gli ospiti e i familiari dei ventuno centri italiani della Fondazione - guidati dal presidente monsignor Angelo Bazzari -, ma non solo. Il popolo di don Gnocchi si è arricchito della presenza di autorità civili (molti i sindaci e amministratori presenti, guidati idealmente dal primo cittadino di Milano, Gabriele Albertini), di autorità militari e religiose (fra cui il Cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi; il vescovo ausiliare di Milano, monsignor Giuseppe Merisi; il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Piero Marini), di numerosissimi alpini, di esponenti dell'Associazione nazionale donatori di organi, di ex-allievi di don Carlo e di altre realtà a lui vicine. Gruppo dopo gruppo, carrozzella dopo carrozzella, l'aula Paolo VI si è riempita a poco a poco di persone giunte da ogni dove, che esibivano con orgoglio foulard della Fondazione, cappelli con la penna nera e labari degli alpini, gagliardetti dell'Aido. Una sorta di "corrente calda" che ha sfidato le levatacce, i disagi e l'acquazzone abbattutosi su Roma fin dalle prime ore del mattino. 

Poi, una volta dentro, è toccato ai canti alpini del coro romano dell'Ana creare la giusta atmosfera, esplosa in un grande applauso nel momento in cui il Santo Padre è arrivato in Sala Nervi "scivolando" sull'ormai celebre pedana mobile. Camminare, si sa, è ormai una fatica troppo grande per il vecchio Papa. Nel vederlo, il pensiero è andato subito ai numerosi disabili giunti nel cuore del Vaticano proprio così: arrancando sulle carrozzelle, spinti e sorretti da altre mani e altre braccia, accuditi dai bravissimi volontari dell'Oftal durante la lunga trasferta in treno speciale e pullman. Tutti messi a dura prova da un viaggio faticoso. 

Eppure, quel momento, quella mano del Papa che saluta e benedice la "baracca" di don Carlo, è come se avesse cancellato ogni fatica. Il saluto di monsignor Bazzari, la toccante testimonianza di Giordana, il discorso del Pontefice, il suo dialogare anche con gesti e sguardi, il tifo da stadio che accoglie i suoi saluti: tutti tasselli di un emozionante mosaico che rafforza l'atmosfera davvero unica di questa udienza. E infine il saluto del Papa agli ammalati e alle persone costrette su una sedia a rotelle, preceduto dalla consegna al Pontefice delle suppliche con cui Aido e alpini chiedono la beatificazione di don Gnocchi e dai numerosi doni e omaggi che gli sono stati offerti a nome di tutti i presenti, tra i quali un busto in argento di don Gnocchi, la medaglia commemorativa del centenario, un quadro con bassorilievo a ricordo del cinquantesimo della Fondazione, numerose pubblicazioni e scritti di don Carlo, un cappello d'alpino e altri significativi oggetti simbolicamente legati alla testimonianza di questo straordinario sacerdote.

Applausi. Sempre e ancora applausi hanno salutato l'uscita di Giovanni Paolo II dalla sala Nervi. Nel frattempo fuori non pioveva più. Un sole radioso ha accompagnato l'esodo ordinato dei partecipanti a questo grande appuntamento. Che sia anche questo un segno lanciato dall'alto da don Gnocchi?

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