Graziella Corsinovi, Don Carlo
Gnocchi: linguaggio e profezia
Niente
come la parola esprime il cuore dell’uomo e niente arriva al nostro
cuore più profondamente della parola. Noi siamo soprattutto le nostre
parole. Basti ricordare il passo della Scrittura: «La bocca parla per
l’abbondanza del cuore». Ci sono parole che suscitano la vita e parole
invece che infliggono la morte. Parole che sollevano, parole che
schiacciano. Poi ci sono anche i discorsi sciocchi e molte chiacchiere
in libertà: ne siamo pieni, giorno e notte, in quest’era della
comunicazione globale e della pubblicità pervasiva. I Padri del
deserto erano soliti affermare che solamente la parola che ha dietro
il silenzio è efficace e sensata. Solo radicandolo nel silenzio un
discorso può trasformarsi in profezia, capace cioè di dirci la verità
e di svelarci il segreto della vita. Don Gnocchi appartiene a quella
categoria di persone che amava parlare poco e scrivere molto, perché
la scrittura ha sempre dietro di sé la meditazione. Ce lo dicono le
sue lettere; lo ha ribadito più volte lui stesso nei suoi scritti.
Questo studio di Graziella Corsinovi sul rapporto tra parola e
profezia in don Carlo è un’affascinante analisi di come la parola può
essere usata per costruire, «restaurare» diceva don Gnocchi, la
persona umana, a partire proprio dalla parola del cuore e dalla Parola
Vera per eccellenza: il Vangelo.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Ennio Apeciti,
Seminatore di speranza
Don Gnocchi e il rapporto con la Chiesa del suo tempo: un capitolo ancora tutto da indagare.
E' stata un'appartenenza scelta fin dall'infanzia, consapevole in tutte le fasi della sua vita e fedele fino alla fine. Alcune volte anche sofferta, per il divario tra l'acuta sensibilità di don Carlo rispetto ai problemi della modernità e la proverbiale prudenza con la quale la Chiesa procede nel suo cammino nel tempo. Mai però questa appartenenza è stata incrinata dal dubbio. Basta leggere i brani sul sacerdozio tratti dagli scritti di don Gnocchi e riportati dall'autore di questo volume per rendersene conto. Ma è lo stretto rapporto con i vescovi e i papi del suo tempo che la dice lunga su come il nostro Fondatore intendeva "fare Chiesa". La sua relazione con il card. Schuster è stato un crescendo di amore filiale e di obbedienza, pur nella diversità operativa del servizio agli ultimi. Quella con mons. Montini, prelato vaticano prima e arcivescovo di Milano poi, è stata invece segnata da un'amicizia strettissima, che aveva per fondamento la riscoperta della carità come "anima" della Chiesa e come chiave per la costruzione della "civiltà dell'amore".
Gli storici un giorno ci diranno con maggior rigore quanto della "profezia" di questo sacerdote ambrosiano sia passato nel Concilio Vaticano II, nello stile di vita dei cristiani e, infine, anche nella cultura della salute nel Servizio Pubblico. Per ora ci limitiamo a segnalare la stretta interdipendenza tra la sua grande fede e la sua azione sociale, tra la sua appartenenza ecclesiale e il suo dialogare, a tutto campo, con chiunque mostrasse di avere a cuore le sorti dell'uomo. Questo basta a indicarci quale "modello" di Chiesa avesse nel cuore e per quale Chiesa ha operato.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Ezio
Bolis, Con cuore di padre
È difficile indagare una figura così complessa come quella di don Gnocchi, eppure è necessario farlo, perché emerga con sempre maggior chiarezza la sua spiritualità, che il vero metro unitario del suo vivere e sintesi della sua poliedrica personalità. Dietro ai diversi ruoli ricoperti e alle molteplici attività esercitate c'è l'uomo in ricerca. Ricerca di Dio attraverso l'umanità dell'uomo: ricerca dell'uomo tenendo fissi gli occhi in Dio.
Per compiere questo percorso non poteva che partire dagli ultimi del suo tempo: i bambini mutilati e i sofferenti per le più diverse ragioni.
È la trepidante paternità di Dio che si palesa in questo suo tragitto verso l'essenziale. Sul letto di morte si evidenzierà ancora più e meglio questo percorso di penetrazione nel mistero di Dio, padre di tutti, lasciando intatta la domanda radicale del perché della sofferenza del giusto e del dolore dell'innocente. La risposta di don Gnocchi sul potere redentivo della sofferenza, vissuta nell'amore, diventerà consegna testamentaria alla Fondazione creata dal nulla proprio per lenire concretamente questa terribile e inesorabile realtà. Se dovessimo sintetizzare la sua spiritualità, così ben indagata da Ezio Bolis in questo sesto volume della Collana "Don Gnocchi", potremmo dire che la sua vita è stata una ininterrotta scalata verso Dio, in compagnia degli uomini, per guidare con mano compassionevole di padre chi, da solo, non ce l'avrebbe mai fatta.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Roberto
Parmeggiani, Ho conosciuto don Gnocchi
La battaglia a palle di neve all'oratorio di Cernusco, le strigliate agli studenti del Gonzaga, le prediche ai giovani fascisti. L'odissea del cappellano militare nella sacca del Don, il ritorno, il "no" alla Repubblica di Salò. La Resistenza, il carcere fascista, la fuga in Svizzera, l'incontro con il primo mutilatino. Quindi l'avvio alla "grande opera di bene" promessa agli Alpini morti in Russia: "Baderò io ai vostri figli". Don Gnocchi dal vivo, nei ricordi inediti delle persone che l'hanno conosciuto e che hanno testimoniato al Processo per la Causa di Beatificazione .la storia vera di un prete innamorato della vita, il racconto di una santità fatta di mille piccole azioni quotidiane che affascinano ancora oggi, non solo i credenti. È una biografia assolutamente inedita di don Carlo Gnocchi che Roberto Parmeggiani ci
regala in questo quinto volume della Collana. Noi gliene siamo grati. Perché una vita interamente dedicata agli ultimi meritava una simile biografia, appassionante come un romanzo.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Ferruccio
De Marchi, Diario 1941
Un affresco rapido, conciso ed insieme terribile della guerra, assurta, in questo immaginario diario di don Gnocchi , a paradigma di tutte le guerre, è questo libro di monsignor Ferruccio De Marchi. Ricostruito sulle testimonianze dirette e indirette rese dai compagni di "sventura" bellica, tratto dalla minuziosa analisi dei rapporti militari dell'epoca, "ritessuto" dopo un sopralluogo accurato dei teatri dell'ecatombe degli Alpini durante la sciagurata Campagna di Albania e di Grecia nel lontano
1941. Questo singolare scritto ci restituisce un don Gnocchi straordinariamente vero nella sua umanità, molto lontano da ogni stereotipo buono per altri fini non quello di cercare la verità del suo cuore.
L'arte, e solamente essa, sa rendere in profondità, e quindi in modo veritiero, tutto il personaggio, soprattutto quando indaga personalità poliedriche e complesse come quella di don Carlo. Siamo grati perciò alla penna di Ferruccio De Marchi, che ha saputo così ben descrivere ed interpretare la vicenda drammatica vissuta dal nostro Fondatore. Gli siamo debitori, perché quel che emerge con maggiore evidenza in questo "verosimile" della sua arte narrativa è la reale figura del Cappellano degli Alpini: prete "in guerra", non "di guerra".
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Carlo
Gnocchi e altri, Il dolore innocente
"La cura degli ammalati, le arti della medicina, la carità verso i sofferenti, la lotta contro tutte le cause della sofferenza, sono una vera e continua redenzione materiale che fa parte della redenzione "totale" di Cristo e di essa ha tutto l'impegno e la dignità". (Pedagogia del dolore innocente pag. 769).
E' forse il passaggio fondamentale del breve scritto-testamento di don Gnocchi, che illustra molto bene il senso di tutta l'Opera del sacerdote milanese. Il dolore, ma soprattutto il dolore innocente, come occasione di redenzione, come possibile via di salvezza per ciascuno e per l'umanità intera.
Abbiamo chiesto a diversi esponenti della cultura italiana di aiutarci a riflettere su questo tema cruciale, a partire dell'ultima opera del nostro Fondatore: "Pedagogia del dolore innocente", scritta sul letto di morte. Questo terzo volume della Collana è quindi un'opera a più voci e vorrebbe poter essere una salutare provocazione culturale in un tempo nel quale i temi "alti", ed ultimi, quelli decisivi per l'esistenza umana, sono volutamente ed artatamente rimossi. Perciò a queste eminenti personalità della cultura, per il loro coraggio, va il nostro sentito ringraziamento e quello di tutta la Fondazione, che, proprio dalle parole di questo scritto, trae l'ispirazione più autentica per il suo operare.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Carlo
Gnocchi, Cristo con gli alpini
"Da quel giorno la memoria esatta dell'irrevocabile incontro mi guidò d'istinto a scoprire i segni caratteristici del Cristo, sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore" (Cristo con gli alpini, p.78). Davanti all'immane tragedia della ritirata di Russia degli Alpini della Divisione Tridentina, che lascia a morire sui bordi delle strade della sterminata steppa russa giovani senza speranza di salvezza alcuna né possibilità, per i moribondi, di essere confortati, se non dalla fede offerta con umiltà, don Gnocchi "scopre" il volto di Cristo e il senso ultimo di quella terribile vicenda. Così come vide la grandezza dei suoi alpini, dopo la vittoriosa battaglia del 17 gennaio '43 per rompere l'accerchiamento russo. Una giornata così epica da fargli esclamare: "Dio fu con loro, ma gli uomini furono
degni di Dio".
È uno scritto-confessione che cambia il corso della sua vita e inaugura la sua opera di carità. Una carità smisurata, che segnerà per sempre la sua esistenza, connoterà una parte della storia d'Italia, e che offre ancora oggi aiuto e speranza alle generazioni che si avvalgono dei servizi della Fondazione che porta il suo nome.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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Carlo
Gnocchi, Educazione del cuore
Il cuore e la mente, indiscutibilmente legati ma spesso in conflitto, come dice Pascal, dove le ragioni dell'uno non sempre sono le ragioni dell'altra, perché "il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo osserva in mille cose" (Pascal, Pensieri, 146). Da qui gli immancabili conflitti.
Le ragioni del cuore sono quelle più profonde, quelle che attengono all'amore e alla scelta della vita o della morte, "perché il cuore dell'uomo è fatto su misura divina. Le altre cose lo occupano ma non lo saziano" (Educazione del
cuore, p.127). perciò va ascoltato, conosciuto, educato. Ma questa operazione non può essere improvvisata. Va costruita con gradualità, pazienza, ma soprattutto amore, da parte dei formatori. È la tesi centrale di questo scritto di don Gnocchi, che riproponiamo alla riflessione di tutti coloro che si occupano dell'educazione delle nuove generazioni, nella certezza che, sfrondato da alcune annotazioni inevitabilmente datate, può risultare utile in questa difficile, e mai conclusa, opera di orientamento del cuore umano.
Mons. Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
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