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DALL’ORA
DEL SILENZIO E DELLA PREGHIERA...
“Grazie, don Carlo, per essere esistito e per aver fondato quest'Opera;
grazie, dal profondo del cuore, per i medici, i terapisti, gli infermieri
e tutti coloro che qui e in tutti gli altri Centri della Fondazione,
lavorano per noi…”.
“Caro don Carlo, tu che hai conosciuto gli orrori della guerra, fa' che
l'umanità sia preservata da questo flagello e custodisci tutti coloro che
con l'offerta della propria sofferenza e della propria vita costruiscono
ogni giorno la civiltà della pace e dell'amore”.
Racchiudono frammenti di dolore e squarci di speranza i messaggi, sempre
più numerosi, furtivamente consegnati e gelosamente custoditi in un
archivio della memoria da quanti animano ogni giorno il lento, silenzioso,
costante pellegrinaggio alla tomba di don Gnocchi (sepolto, come lui
stesso volle, nella chiesa del Centro “S. Maria Nascente” di Milano) per
rivolgere al “papà dei mutilatini” un’accorata preghiera, una meditata
invocazione, un sentito ringraziamento.
È il segno concreto - uno dei tanti - della devozione popolare verso
l'apostolo dell'infanzia sofferente, mai venuta meno e sempre cresciuta a
poco più di cinquant'anni dal commosso saluto del piccolo mutilato
Domenico al termine dei funerali: «Prima ti dicevo: “Ciao, don Carlo”.
Oggi ti dico: “Ciao, san Carlo”».
L’incontenibile ovazione scoppiata quel giorno nel Duomo e dilatatasi
nella città di Milano, accompagnata e amplificata dall'approvazione
sincera dell'intero Paese nelle sue articolazioni civili, sociali ed
ecclesiali, ha collezionato in questo mezzo secolo echi convinti,
alimentati da grande attenzione a don Gnocchi e alla sua Opera da parte
delle istituzioni del mondo sociale e sanitario, della cultura,
dell'editoria e perfino della televisione. Le immagini che accompagnano
questo calendario sono scelte tra le splendide tavole della biografia a
fumetti di don Gnocchi, firmate da Sergio Toppi, pubblicate di recente
dalle edizioni San
Paolo, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi.
Le iniziative e gli eventi celebrativi che si sono susseguiti in questi
anni anno permesso ad una platea più vasta di contemplare «quel solco così
profondo, tracciato con tanto amore, e quella vita gettata come seme senza
risparmio nella terra del dolore che ha dato,e continua a dare, rutti
insperati». Sono parole significative pronunciate dal cardinale Carlo
Maria Martini all'avvio delle procedure canoniche «perché don Gnocchi, un
giorno, se la Chiesa lo vorrà, possa anche essere venerato tra i santi
della Chiesa, così che il dono meraviglioso della sua esistenza non
svanisca e perché lui, l'apostolo del dolore innocente, possa forse
diventare un giorno anche il patrono, il protettore dei disabili e delle
loro famiglie».
Era il 1° marzo 1986: il processo al Servo di Dio don Gnocchi ha compiuto
le tappe contemplate da una secolare, rigorosa e collaudata prassi,
sostenuto dalle preghiere della Fondazione che oggi porta il suo nome,
delle migliaia di ex allievi che hanno goduto della sua tenera paternità,
degli amati alpini e dagli iscritti all'associazione dei donatori di
organi (Aido), che nel 2002 rivolsero due diverse suppliche al Papa, per
riscattare don Gnocchi dai registri anagrafici del Cielo, che non sembrano
risentire della crisi di natalità, e sottrarlo alla innumerevole schiera
dei “militi ignoti” della santità.
...ALL’ORA DELLA FERVENTE ATTESA
Il 20 dicembre 2002 Giovanni Paolo II, di venerata memoria,
riconoscendone l'eroicità delle virtù ha proclamato don Gnocchi
“Venerabile”. Tra ottobre e dicembre 2004, con lodevole e provvidenziale
accelerazione, è stata completata l'istruttoria supplementare diocesana,
chiusa solennemente all'Istituto Palazzolo di Milano dall'Arcivescovo di
Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, per severamente vagliare il presunto
miracolo
segnalato alla segreteria della Postulazione della Causa.
Da Milano a Roma, ora il tutto è nelle mani della Congregazione Vaticana
per le Cause dei Santi e, soprattutto, nel mirino di Dio. Non va
dimenticato quanto don Orione, canonizzato nel 2004: «Dobbiamo essere
santi, ma esserlo in modo che la nostra santità non appartenga solo al
culto dei fedeli, nè sia solo nella Chiesa, ma trascenda e getti nella
società tanto splendore di luce, tanta vita d’amore di Dio e degli uomini,
da
essere, più che i santi della Chiesa, i santi del popolo e della salute
sociale».
È stata la lezione di vita di don Gnocchi per la Chiesa e per la società
ed è una testimonianza di cui il nostro tempo ha urgente ed estremo
bisogno.
Monsignor Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Gnocchi