UN’ IDEA DI LEADERSHIP PER UN “SOGNO” DA VIVERE
Ha preso il via lo scorso maggio il percorso di formazione manageriale per i responsabili dei vari Centri
di Sonia Moiso e Valerio Beretta*

Un esordio stimolante ed impegnativo quello che ha sancito l’inizio del nuovo percorso di formazione manageriale il 17 e 18 maggio scorsi, al Centro “S. Maria Nascente” di Milano. 
Leadership, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave attorno alle quali si svilupperà l’intero percorso e che accompagneranno la formazione dei responsabili amministrativi, sociali e sanitari della Fondazione nel triennio 2007-2009.
Una scelta, quella di ripartire dal Centro che accoglie le spoglie di don Carlo, per nulla casuale. Una scelta consapevole, un’esortazione - come ha sottolineato il presidente, monsignor Angelo Bazzari, nell’invito alle giornate di formazione - a «riscoprire i suoi gesti d’amore, le sue idee innovative, la sua caparbietà organizzativa per testimoniare che il bene è più forte del male, che non vi è Sogno ed Opera più grande di quella che si prodiga in favore dei più fragili».
«Per questo motivo –
aggiunge Gianbattista Martinelli, responsabile dell’Area Formazione e Sviluppo della Fondazione - delle tre parole chiave è la leadership a rappresentare il “cardine” su cui costruire il nostro modello di sostenibilità e il nostro modo di intendere l’innovazione».
Dopo l’esperienza del primo ciclo, 2001-2004, il cui obiettivo era quello di “mettere insieme” le persone e le rispettive “culture” per fare della Fondazione un’organizzazione coesa e integrata in tutte le sue componenti professionali e dimensioni costitutive (solidarietà, ricerca e innovazione, dimensione organizzativa e gestionale), il focus dell’imminente percorso è centrato sulla persona che in qualità di responsabile sta dentro la realtà organizzativa della “Don Gnocchi”.
«L’obiettivo di quello che abbiamo definito essere un nuovo viaggio - prosegue Martinelli - sarà dunque quello di costruire la nostra idea di leadership, le cui caratteristiche distintive siano la capacità di guidare noi stessi e gli altri verso il bene, di tessere relazioni umane in contesti “difficili”, di far coesistere le logiche organizzative con la cultura e la prassi della Fondazione.
Un’idea che deve guidare la nostra crescita di oggi e che deve prendere per mano il nostro domani
». 

Oltre duecento partecipanti, quasi la metà sono nuovi
Il tema affascinante e l’atmosfera particolare del “Centro Pilota” si sono così accompagnati allo stupore dei partecipanti nel constatare il significativo numero dei presenti, poco più di 200 di cui un buon 50% nuovi rispetto a questo genere di esperienza. Solo sei anni fa, i partecipanti al percorso di formazione manageriale erano poco più della metà. 
«Che cosa significa questo? Che siamo cresciuti, che abbiamo raggiunto una dimensione organizzativa (di risorse umane, di servizi e attività) ed economica notevole – aggiunge ancora Martinelli -. Nel 2001, eravamo circa in 3000, oggi siamo in 5.300. Avevamo 18 Centri distribuiti in 7 regioni; oggi i Centri sono 28 in 9 regioni. Siamo passati sempre nel 2001 da 2400 posti letto agli attuali 3700 circa. Raggiungere una dimensione così è certamente un traguardo importante; ma questi numeri perdono di importanza se sono disgiunti dal Sogno e dall’idea che in qualche modo li ha predeterminati da tempo. Lo slogan di questo percorso: “Eredi del Sogno, costruttori dell’Opera” ci ha richiamato proprio questo:il Sogno e l’idea di un leader».
Un’impresa con una tradizione così forte e pervasiva, con questi numeri, sollecitata continuamente a rispondere a nuovi bisogni, che si rinnova nei suoi modelli organizzativi di funzionamento, in crescita, a volte anche impetuosa, deve cominciare a porsi il problema di quale leadership adottare per sostenere di più e meglio le responsabilità connesse alla sua “missione”.
Ed è in questo scenario e su questi temi che il gruppo dirigente della Fondazione, prima attraverso i lavori di gruppo, poi stimolati dalle testimonianze di autorevoli relatori, quali, Vito Mancuso, teologo, docente all’Università Vita e Salute di Milano, Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 Ore, Pier Mario Vello, segretario generale della Fondazione Cariplo e Renzo Anguissola, direttore del Centro “S. Maria Nascente”, ha cominciato a riflettere e lavorare per costruire la propria idea di leadership.
Un lavoro che proseguirà nei prossimi mesi, in piccoli gruppi, con le diverse sessioni di formazione che seguiranno da luglio 2007 a febbraio/marzo 2008 e che coinvolgeranno circa 200 persone tra i partecipanti alla plenaria di inizio percorso.

Le prime aspettative: concretezza e coerenza
L’attesa è molta, la posta in gioco è importante: sono pertanto significativi, in proposito, i “ritorni” avuti dopo il momento del 17 e 18 maggio. Si tratta di risposte ad una delle domande, contenute in “Appunti di viaggio”, una sorta di questionario distribuito dopo le due giornate di plenaria e che chiedeva: “Quali sono le tue aspettative rispetto al percorso formativo sulla leadership ?” 
Alcune delle risposte ruotano attorno a tre aspettative principali.
Un’aspettativa che si può definire di utilità e messa in pratica. A questo proposito uno dei partecipanti ha scritto: «Le mie aspettative più grandi sono che tutte le teorie imparate ed acquisite siano poi utili all’interno di ogni singolo Centro, vengano messe in pratica e non restino solo teoria e bagaglio culturale per i partecipanti. Non sempre è facile tornare a casa dopo questi corsi e mettere in pratica quello che si è imparato, soprattutto per il tipo di organizzazione che ogni Centro ha …».
Una seconda aspettativa, di coerenza: «Coerenza fra principi/concetti/modelli che si propongono in aula – è un’altra delle risposte - e quelli reali con i quali si impatta poi sui luoghi di lavoro: se c’è contrasto o si manifestano contraddizioni è meglio glissare evitando così di generare delusione e perdere credibilità».
Una terza ed ultima aspettativa rimanda al valore del confronto e della condivisione ben espressi dalle parole di un responsabile: «Mi rendo conto di come sia importante insistere sulla produzione di visioni, approcci e modelli di leadership comuni. Mi piacerebbe vivere maggiori momenti di confronto tra i partecipanti su temi quali ad esempio, l’esercizio del ruolo di leader nella gestione delle risorse umane ed al rapporto tra leadership e carta dei valori di Fondazione».
Integra il parere un ultimo suggerimento, affinché «nelle prossime fasi ci sia più spazio per il lavoro di gruppo, possibilmente in sottogruppi omogenei, perché altrimenti i contenuti della discussione si fermano a livelli troppo astratti. Credo valga la pena, invece, di entrare più specificatamente nei comportamenti concreti, nelle modalità di lavoro, nelle relazioni tra colleghi e nell’interazione con i vertici e con i collaboratori».

«Facciamo della Fondazione un’istituzione solidale e amica»
«Come gruppo dirigente – conclude Martinelli - dovremo dare “corpo” e sostanza a queste aspettative di utilità, praticabilità, coerenza, confronto e condivisione, una specie di prova per comprendere se sappiamo stare “responsabilmente” dentro la Fondazione, se siamo persone capaci di farsi contagiare dal Sogno e, a nostra volta, di contagiare, di condividerlo con altri, di viverlo a fondo e di tradurlo in opera. Non solo dunque eredi, ma anche costruttori di un’Opera che dobbiamo e possiamo sentire come “nostra”». 
Sulla scia delle parole del presidente, in chiusura di plenaria: «Su queste basi bisogna sviluppare un sogno imprenditoriale che sia nel contempo concretizzabile, ma anche capace di risvegliare l’organizzazione con una voglia di innovazione, una voglia di vedere e costruire una strada diversa… La “baracca” attende ed esige fedeltà: facciamo della Fondazione un’istituzione solidale e amica».

*Area Formazione e Sviluppo
Fondazione Don Gnocchi

 

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