CINQUE PER MILLE: ARITMETICA SOLIDALE
di Stefano Malfatti

Come noto, da due anni a questa parte il mondo del non profit ha usufruito di utili opportunità di sostegno anche dal panorama legislativo nazionale. Oltre all’ormai collaudato “8 per mille”, si sono così affacciati tra le pagine delle Gazzette Ufficiali altri importanti provvedimenti quali la legge “+ dai, - versi” e il “5 per mille”. 
A ben vedere, già dalla loro informale definizione popolare, i provvedimenti attingono, oltre che dalle loro caratteristiche più strettamente tecniche, ad un immaginario simbolicamente legato all’aritmetica e ovviamente ai numeri. In particolare, in questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica legata al terzo settore, è stata richiamata dalla pubblicazione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, dei primi dati numerici circa le firme apposte sulla dichiarazione dei redditi per la distribuzione del 5 per mille dell’Irpef relativamente all’anno 2006. 
Anche la Fondazione Don Gnocchi ha cavalcato questa opportunità con una adeguata campagna promozionale veicolata attraverso i maggiori quotidiani nazionali, insieme ad associazioni ed enti omologhi, raccogliendo quindi l’opportunità di sostegno in 2 dei 4 diversi ambiti proposti: quello delle Onlus e quello della ricerca sanitaria.
Tornando ai numeri e ai dati delle adesioni, la Fondazione Don Gnocchi ha ricevuto 8344 firme nello spazio riservato alle Onlus e 5016 in quello riservato alla categoria della ricerca sanitaria; un successo - al di là dei conteggi di carattere economico, ancora difficili da valutare - che ha ampiamente superato le aspettative della prima ora.
Resta ora da leggere il fenomeno sotto gli aspetti più strettamente culturali e di impatto sulla pubblica opinione: non volendo allontanarci dall’immaginario aritmetico richiamato all’inizio, proviamo a leggere il fenomeno del 5xmille secondo la sua più intrinseca valenza, cioè quella della “moltiplicazione” vera e propria.

Il grazie della Fondazione ad oltre 13 mila contribuenti
È chiaro che la novità del provvedimento, fortemente voluto e spinto dall’allora ministro dell’Economia Tremonti, è partito - vale la pena ricordarlo - in via del tutto sperimentale, ed è stato motore e moltiplicatore di possibilità: per il contribuente di trovarsi di fronte ad un ventaglio di Associazioni, Fondazioni ed Enti in qualche modo vagliati, se non certificati, dallo Stato, seppur nell’abbondanza di sigle e di impegni; per le Associazioni ed Enti stessi di ritrovarsi sotto uno stesso “tetto” con nuove opportunità di vedere accresciuti i propri suffragi e le proprie risorse economiche.
Ancora, come moltiplicatore di aggregazioni ed alleanze: la Fondazione stessa si è riconosciuta e si è ritrovata a fianco delle maggiori charities operanti sul territorio italiano nella promozione sopra ricordata attraverso spot pubblicitari volti a ricordare solo la nuova opportunità piuttosto che le mission di ognuno, accomunandosi così nell’unico semplice, ma efficace intento di rendere il contribuente protagonista - in piccolo - di una qualche forma di sostegno economico vero e proprio di chi quotidianamente assiste i bisogni della salute, dell’assistenza, dell’ambiente, della conservazione artistica....
Nello specifico, anche come moltiplicatore di conoscenza dell’universo di questi Enti che, questa volta singolarmente, si sono prodigati nelle forme più diverse di promozione della propria buona causa, sfruttando una platea che ben difficilmente avrebbe altrimenti posto attenzione - con una semplice firma - a necessità e bisogni spesso inascoltati, soprattutto nelle loro declinazioni economiche e finanziarie.
Restano tuttavia alcuni punti critici: il primo è quello di non sapere ancora oggi, trascorso un anno dalle dichiarazioni rese all’erario per l’anno 2005, a quanto ammontino le cifre spettanti a ciascuna associazione; il secondo, ancor più grave, che ad un anno dal riuscito “esperimento”, la norma sia stata aggiustata, non già per offrire nuove e più ampie opportunità, ma per limitarne la portata, limitando la cifra massima globale elargibile a 250 milioni di euro. Anche in questo la Fondazione Don Gnocchi si sta impegnando a livello istituzionale al fine di garantire la tutela dello spirito della norma, sostenendo la campagna per l’abolizione del “tetto”.
L’aritmetica non ci fa dimenticare il fondamentale sentimento di gratitudine che dobbiamo ad oltre 13.000 contribuenti che, nel “fastidioso” momento della dichiarazione dei redditi, hanno scelto di sostenere l’Opera voluta oltre cinquant’anni fa don Carlo e che ancora oggi, in Italia e nel mondo, opera accanto e a sostegno dei più fragili.

 

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