LOMBARDIA: «IL VALORE DEL PRIVATO NON PROFIT»
L’assessore Bresciani: Il ruolo paritario degli erogatori privati realizza il principio di sussidiarietà’
di Emanuele Brambilla
Dallo scorso marzo Luciano Bresciani, 66 anni, è il nuovo assessore alla Sanità della Regione Lombardia. Come intende far fronte a questo prestigioso e difficile incarico?
La sanità della regione Lombardia si caratterizza sempre di più per la ricchezza delle iniziative volte a promuovere il benessere e la salute, per gli importanti risultati conseguiti dalla ricerca biomedica, per l’alto livello dei servizi e delle prestazioni: le recenti trasformazioni determinate dal passaggio di competenze dal livello centrale al livello regionale dovranno sempre di più consolidare questi obiettivi, per dare una sempre migliore risposta ai bisogni sanitari e assistenziali della popolazione.
La sanità, intesa come organizzazione complessiva di un servizio preposto ad erogare cure e prestazioni per garantire il diritto alla salute del cittadino, è una risorsa importante per il cittadino stesso e per la collettività. Al soddisfacimento del diritto ad essere sani, da considerarsi fondamentale e prioritario, si assommano i vantaggi indiretti per tutta la comunità, derivanti dallo stato di benessere fisico e psichico della persona, quali il lavoro, la produttività, la partecipazione attiva alla vita sociale. Quindi la risorsa sanità è anche un’importante opportunità per la società.
Il recente Piano sociosanitario regionale e il Documento di programmazione economico-finanziaria regionale orientano sempre più l’azione amministrativa della Lombardia dalla gestione formale al governo del sistema…
Il punto di riferimento resta il cittadino, mentre tutti i soggetti sono responsabilizzati alla realizzazione di obiettivi di crescita, dando concreta attuazione ai principi della sussidiarietà verticale e orizzontale. La Lombardia è la Regione che più ha camminato verso il potenziamento della propria autonomia e che più apertamente ha rivendicato la gestione globale della sanità.
Il modello lombardo si fonda sulla libertà di scelta, sul forte coinvolgimento delle strutture non pubbliche, sulla piena parità di diritti e doveri tra strutture di diritto pubblico e strutture di diritto privato, sulla separazione fra chi acquista e chi produce, con Aziende ospedaliere organizzate secondo principi di diritto privato e ASL che assumono il ruolo di soggetti pubblici di programmazione e controllo, oltre che acquirenti delle prestazioni.
Il pluralismo dell’offerta può essere garantito attraverso una concezione organizzativa del sistema sanitario che, pur mantenendo l’impostazione pubblicistica del servizio erogato, demandi l’erogazione delle prestazioni non solo alle strutture pubbliche, viste in senso monopolistico, ma a più soggetti, pubblici e privati, che posseggono predeterminati requisiti certificati dal processo di accreditamento.
Il riconoscimento di un ruolo paritario agli erogatori privati realizza il principio di sussidiarietà previsto dalle norme comunitarie e garantisce al sistema livelli qualitativi di prestazioni erogate con diverse modalità di gestione, contribuendo al miglioramento della gestione del sistema nel suo complesso.
In questo contesto, quale ruolo per il privato non profit?
Questa connotazione pluralistica della sanità è destinata ad aggiungere maggior valore al sistema o alla risorsa sanità se in essa, e fra la componente privata, trovano un giusto e significativo spazio anche la componente non profit, religiosa o laica, e la parte formata da istituzioni e soggetti del terzo settore: l’articolo 18 del Decreto Legislativo 229/99 prevede infatti che “le istituzioni e gli organismi non lucrativi concorrono, con le istituzioni pubbliche e quelle equiparate, alla realizzazione dei doveri costituzionali di solidarietà, dando attuazione al pluralismo etico-culturale dei servizi alla persona”.
Uno sforzo particolare è stato inoltre compiuto dalla nostra Regione per rispondere alla domanda di prestazioni riabilitative e lungodegenziali, partendo dal presupposto di creare un modello di percorso continuo e integrato sanitario e socio-sanitario e di superare la tradizionale distinzione tra assistenza ospedaliera e assistenza extraospedaliera, che non è fondata né sul piano assistenziale, né su quello organizzativo.
Sanità per acuti, ma non solo. Oltre al Piano sociosanitario, la regione Lombardia ha varato lo scorso anno anche la riforma del settore della riabilitazione, nel quale è attiva da sempre la Fondazione Don Gnocchi. Come intendete procedere nell’attuazione concreta di questi provvedimenti?
Il Piano Sociosanitario 2007-2009 prevede per la rete delle strutture riabilitative un percorso di riordino, tuttora in fase di attuazione, finalizzato alla riclassificazione delle strutture su tre livelli di erogazione dei servizi: la riabilitazione specialistica per interventi post-acuti o intensivi, la riabilitazione generale e geriatrica a carattere indifferenziato ed estensivo, la riabilitazione di mantenimento e di sollievo, destinata alla delicata fase della dimissione. A tale proposito sono già stati attivati gruppi di lavoro formati da professionisti esperti del settore e da funzionari regionali finalizzati, da un lato, ad approfondire l’analisi dei reali bisogni in ambito riabilitativo, nel tentativo di individuare corrette modalità di erogazione delle cure, e, dall’altro lato, a promuovere l’integrazione della riabilitazione dei settori sanitario e sociosanitario, per raggiungere una più omogenea distribuzione sul territorio lombardo dei posti letto a carattere riabilitativo.
In attuazione alla delibera della Giunta regionale che ha declinato le regole del sistema sanitario e sociosanitario lombardo per l’anno 2007, è stato chiesto alle Aziende Sanitarie Locali di verificare, coinvolgendo anche gli Enti locali, i fabbisogni territoriali in ambito riabilitativo. Questo al fine di consentire l’attivazione e/o la trasformazione di posti letto per dare risposta alle reali esigenze della popolazione con il giusto coinvolgimento delle strutture pubbliche e private accreditate profit e non profit secondo lo spirito e il principio di sussidiarietà solidale previsto dalla legge regionale 31/1997. L’impegno è quello di portare i servizi più vicini ai cittadini.
E sul versante formativo?
Sempre nell’ambito della programmazione regionale annuale sono stati previsti stanziamenti ad hoc per finanziare corsi di formazione per il personale tecnico infermieristico che opera all’interno di strutture di riabilitazione; è stato inoltre previsto un riconoscimento specifico per le strutture sanitarie che erogano prestazioni di riabilitazione definite di “eccellenza”, in base alla qualità e complessità delle prestazioni riabilitative erogate.
E’ stata prevista la salvaguardia del finanziamento per quelle prestazioni di ricovero riabilitativo erogate per pazienti dimessi da Unità Operative di riabilitazione specialistica che abbiano avuto in atto nel giorno della loro accettazione una sindrome post-comatosa o postumi di mielolesione traumatica, vascolare, infettiva, infiammatoria e post-chirurgica.
Per dare attuazione alle previsioni del Piano triennale, la Regione Lombardia ha recentemente approvato un provvedimento che prevede di estendere a tutti gli assistiti residenti nel territorio regionale ulteriori Livelli Essenziali di Assistenza (LEA regionali) con stanziamenti specifici per le degenze di pazienti in Stato Vegetativo Persistente, presso Residenze Sanitarie Assistite (RSA) accreditate, e il miglioramento quali-quantitativo dell’assistenza garantita a pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica e che si trovano nella fase terminale della vita con particolare attenzione alle terapie del dolore e cure palliative a favore di pazienti oncologici.
Sono state infine avviate iniziative sperimentali per la promozione di partership tra pubblico, profit e non profit come la Borsa dei Progetti Sociali.
Un tema di fondamentale importanza per il campo sanitario è quello relativo alla ricerca scientifica. In un quadro di congiuntura economica non favorevole è possibile immaginare un rinnovato impegno che veda protagonisti i vari attori istituzionali, in primis la regione Lombardia?
La crescita dei sistemi sociali, l’evoluzione scientifica e tecnologica e lo sviluppo della comunicazione globale accrescono in modo formidabile il bisogno di salute della popolazione e le attese di salute dell’individuo, con inevitabile crescita della domanda, determinando un significativo aumento dei costi delle prestazioni e rendendo necessario un continuo aggiornamento degli operatori. Su questo fronte, anche in una situazione di forti tensioni economiche determinate dalla necessità di mantenere l'equilibrio di bilancio (che in Lombardia è effettivamente in equilibrio), c'è un impegno sostanzioso e costante nel tempo da parte della Regione: forti investimenti sono stati fatti e si stanno facendo per promuovere e governare l'innovazione nelle strutture sanitarie e per incentivare la partecipazione a progetti di ricerca da parte degli enti di ricerca e delle Aziende Sanitarie lombarde.
Un forte impegno è in atto per sostenere l'aggiornamento professionale e incrementare e rendere più flessibili (mediante l'uso di strumenti informatici) le possibilità pratiche di aggiornamento professionale: senza questi strumenti di aggiornamento non ci può essere nessuna capacità di recepire le innovazioni o fare ricerca sanitaria. In questo senso la Regione si è dotata di una piattaforma di e-learning e sta cercando di razionalizzare e distribuire più efficacemente l'accesso alle fonti bibliografiche, con strumenti come SBBL (Sistema Bibliotecario Biomedico Lombardo) e KC (Knowledge Center della Lombardia).
Inoltre la Direzione Generale Sanità ha una pluriennale esperienza nella partecipazione a progetti di ricerca tecnologica, sia nazionale che europea: questa attività verrà incrementata in futuro e resa più efficace e potente mediante un maggior coinvolgimento dell'industria privata. Voglio citare, in proposito, gli accordi recentemente firmati con il CNR (che contiene anche una parte dedicata alla Sanità) e quello con IEO e STMicroelectronics sulle nanotecnologie in medicina.
“DON GNOCCHI”. TUTTI I CENTRI DELLA LOMBARDIA
· Milano, IRCCS “S. Maria Nascente”
· Milano, Centro di Formazione, Orientamento e Sviluppo CeFOS
· Milano, Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi”
· Milano, Centro “Girola-Don Gnocchi”
· Lodi, Centro “Fondazione Don Gnocchi”
· Monza, Hospice “S. Maria delle Grazie”
· Pessano con Bornago (MI), Centro “S. Maria al Castello”
· Malnate (VA), Centro “S. Maria al Monte”
· Inverigo (CO), Centro “S. Maria alla Rotonda”
· Salice Terme (PV), Centro “S. Maria alle Fonti”
· Brescia, Casa di Salute “Moro-Girelli”
· Rovato (BS), Centro “Spalenza-Don Gnocchi”
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