«UN PATTO DI FIDUCIA PER
UNA NUOVA SANITÀ»
L’appello del ministro Livia Turco che,
a un anno dalla nomina, traccia le sfide per il futuro
di Emanuele Brambilla
«La cattiva sanità
deve essere definitivamente estirpata. Alle radici e senza incertezze. Sia
quando si è dinanzi a disfunzioni tecniche o strutturali, sia quando si
verificano errori umani o quando si è di fronte a diffuse illegalità che
minano le basi stesse del sistema. È una battaglia che dobbiamo portare avanti
tutti: Governo, Regioni, Aziende sanitarie, operatori, imprese, cittadini. In
gioco c’è la stessa sopravvivenza del sistema sanitario pubblico».
Livia Turco, ministro della Salute, ha fatto appello all’orgoglio delle
centinaia di migliaia di professionisti della salute che operano ogni giorno
negli ospedali e nelle strutture sanitarie sul territorio: «La stragrande
maggioranza dei medici, degli infermieri e delle altre professioni, non solo
compie il proprio dovere, ma lo fa anche con passione. Con loro intendiamo
contrarre un nuovo patto di fiducia. La nostra sanità è buona e forte e
dobbiamo difenderla con più vigore, riappropriandocene, sentendola nostra.
Valorizzandola per la sua capacità di prendersi carico di milioni di italiani
ogni giorno, in qualsiasi condizione e in qualsiasi contesto. Per il livello
della nostra medicina, che non è secondo a nessuno in termini di eccellenza e
appropriatezza. Non servono nuove riforme per far questo: serve che il sistema
riscopra i suoi punti di forza, la sua vitalità, la sua capacità di innovarsi
e di “autogovernarsi” per dare il meglio di sé, a tutti i livelli».
Un monito accorato, lanciato
lo scorso maggio a Roma, in occasione della prima convention sulla sanità, a un
anno dall’insediamento del Governo.
La proposta di legge per
rilanciare il SSN
«Tra poco più di
un anno - ha aggiunto il ministro - festeggeremo i trent’anni dalla riforma
sanitaria del 1978. Una riforma che ha creato le basi istituzionali, strutturali
e organizzative per dare compiuta risposta alla nostra Costituzione e per
rendere realmente accessibile il diritto alla salute a tutti gli italiani. Il
nostro obiettivo, oggi, deve essere quello di far capire ai cittadini che il
“loro” servizio sanitario è pronto per raccogliere le nuove sfide e per
avviare quell’indispensabile opera di ammodernamento necessaria per correggere
disfunzioni, ritardi e carenze.
«Se volessimo tracciare una
mappa immaginaria del progresso della sanità italiana, vi troveremmo quattro
tappe fondamentali che ne hanno caratterizzato l’evoluzione e che ci pongono
oggi di fronte a nuovi traguardi:
il 1978: con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale basato sull’universalità dell’assistenza sanitaria, sulla solidarietà del finanziamento attraverso la fiscalità generale e sull’equità dell’accesso alle prestazioni;
il 1992: con l’aziendalizzazione del sistema per favorire l’efficienza e la managerialità della gestione;
il 1999: con la determinazione dei Livelli essenziali di assistenza per garantire l’uniformità delle prestazioni su tutto il territorio nazionale;
il 2001: con la riforma della Costituzione e la previsione della potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni sulle materie concernenti la tutela della salute.
Oggi abbiamo quindi un nuovo
obiettivo da raggiungere: fare del 2007 l’anno della “qualità e della
sicurezza delle cure”».
Il ministro ha così
ricordato la proposta di legge in fase di studio, da condividere con le Regioni,
per rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale nella logica di vera e propria
“azione di ammodernamento” della sanità. Un testo - ha spiegato - che si
basa su precise parole chiave.
Le parole chiave del
provvedimento
«La prima parola chiave -
ha continuato Livia Turco - è “sicurezza”. Sicurezza dei pazienti, ma anche
dei medici e degli operatori. Obiettivo che pensiamo di raggiungere attraverso
la messa a regime di sistemi di gestione del rischio clinico in ciascuna
struttura sanitaria e l’attivazione presso le strutture di unità stabili
dedicate alla sicurezza dei pazienti e al controllo delle tecnologie». Verrà
anche istituito un Centro nazionale di riferimento per la sicurezza dei pazienti
e sarà realizzata una banca dati nazionale sui casi di errore da usare per
monitorare, riconoscere e mettere sotto controllo i principali fattori di
rischio».
La seconda parola chiave è
“trasparenza”. A partire da quella dei professionisti nelle scelte
gestionali, ma anche nella selezione delle persone e nei comportamenti
professionali. «Stabiliremo nuovi principi per assicurare la selezione dei
manager e dei medici più capaci, per garantire la trasparenza delle nomine, con
la pubblicazione dei curricula di tutti i candidati alle posizioni apicali su
internet e valutabili dai cittadini, dai colleghi e dalle organizzazioni e per
garantire la presenza dei cittadini nelle commissioni per gli appalti pubblici».
Il governo clinico e la
continuità assistenziale
Il provvedimento allo studio
affronterà anche il tema del governo clinico, inteso “come metodo per
valorizzare e responsabilizzare l’esperienza clinica e assistenziale e
orientare il sistema verso la soddisfazione dei bisogni del cittadino e la
qualità e l’appropriatezza delle cure”.
«Confermeremo la scelta di
fondo a favore dell’aziendalizzazione come strumento per coniugare equità,
efficienza e qualità, valorizzando il senso di appartenenza dei dirigenti al
Ssn, prevedendo l’esclusività del rapporto di lavoro per i primari e i medici
responsabili di articolazioni organizzative rilevanti e ridando certezza di
ruolo e funzioni, poteri e responsabilità e un pieno riconoscimento del merito
alle professioni sanitarie».
Sulla continuità
assistenziale, il ministro ha annunciato «l’istituzione delle Unità di
assistenza primaria, che operano come rete integrata all’interno del
dipartimento di cure primarie nell’ambito del distretto, situate nella Casa
della salute o in altre sedi distrettuali nella quale si attua l’assistenza
territoriale».
I temi della dignità e
della partecipazione
L’attenzione del
ministro si è poi soffermata sul tema della “dignità”: «Pensiamo
soprattutto a quella della persona in tutte le fasi della malattia, compresa
quella terminale, e del fine vita. Per far questo riteniamo indispensabile la
previsione di un Piano nazionale delle cure palliative per lo sviluppo della
rete di servizi a disposizione dei cittadini (assistenza a domicilio, day
hospital, strutture di ricovero di sollievo); la riduzione delle disuguaglianze
territoriali tra una regione e l’altra e la promozione e la diffusione della
terapia del dolore e delle cure palliative».
«Grande importanza
e concretezza - ha proseguito Livia Turco - vogliamo dare alla partecipazione
del cittadino nelle scelte concernenti il proprio percorso assistenziale. E
questo facendo sì che sia riconosciuta la partecipazione dei cittadini, in
forma singola o associata, nella realizzazione del diritto alla salute e nella
erogazione dei Lea, stipulando anche accordi tra Stato e Regioni per garantire
le forme di partecipazione e valutazione civica su tutto il territorio
nazionale. Insomma, vogliamo che i cittadini contino di più».
Altri nodi significativi, ha
spiegato il ministro, sono quelli della “valutazione” («Istituiremo un
Sistema nazionale di valutazione quale sede di supporto alla formulazione delle
politiche nazionali e della valutazione economica, rilanciando il ruolo e le
funzioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali come soggetto
di promozione, assistenza tecnica e monitoraggio dei processi d’innovazione
dei sistemi sanitari regionali») e della “semplificazione del sistema”: «Per
questo il cittadino troverà nella Casa della Salute servizi fino ad oggi
disarticolati: medicina di base, specialistica ambulatoriale, pediatria, avvio
ai percorsi riabilitativi, oltre a un CUP in tutte le Regioni per
usufruire con efficienza e in tempi ragionevoli delle strutture e delle
prestazioni».
«Liberare la sanità dalla
cattiva politica»
L’ultima parola chiave - ha ammesso Livia Turco
- è quella più impegnativa della altre: «È la promozione del merito e della
competenza: dare al cittadino la certezza che la persona che gli accanto e lo
cura è lì perché è brava e competente. E solo perché lo merita e non per
raccomandazioni o cordate politiche. Questa scelta sarebbe benefica per la sanità,
perché tante volte la sanità è ignorata dalla buona politica, quella che
sceglie e progetta, che sa ascoltare e valutare. Ma la buona politica è
talvolta divorata dalla cattiva politica, che usa la sanità a fini di lucro e
di potere. Dobbiamo liberare la sanità dalla cattiva politica, perché la
salute ha bisogno di eccellente politica. Rivolgo per questo un invito a
Regioni, partiti, professionisti, imprese, cittadini: promuoviamo un grande
patto civico per fare del sistema sanitario la “Comunità della competenza e
della cittadinanza”».