SANITÀ: IL MINISTRO VARA IL
“NEW DEAL”
Gli obiettivi di Livia Turco: orientare il sistema verso i bisogni e le esigenze
dei cittadini
di Giovanni Ghislandi
Un nuovo “Patto per la salute”, un vero e proprio “new deal” per la sanità
italiana che sappia raggiungere e coinvolgere tutte le componenti del sistema,
finalizzandone l’operato verso un unico grande obiettivo: ridefinire modi e
forme del sistema affinché si orienti sempre più verso i bisogni e le esigenze
dei cittadini. Questo l’impegno del neoministro della Salute, Livia Turco,
illustrato a fine giugno alla Commissione Affari sociali della Camera.
Ecco alcuni punti-chiave dell’intervento del ministro.
Liste d’attesa
«La problematica dei tempi d’attesa è complessa e di difficile soluzione. Vi si
confrontano tutti i Paesi europei e in Italia è stata oggetto di ripetuti
interventi, troppo spesso basati più sulla logica del proclama che su quella
delle azioni concrete. La riduzione dei tempi di attesa liste si può ottenere
solo attuando appieno quelle pratiche di buon governo della sanità che devono
finalmente diventare patrimonio universale del sistema sanitario italiano. Non
abbiamo intenzione di fare alcuna demagogia, né tanto meno di sbandierare
bacchette magiche che non sono a nostra disposizione. Bisognerà lavorare
intensamente per assicurare soluzioni stabili, che incidano strutturalmente sul
sistema, e assicurino, anche grazie a questo approccio, risposte durature e non
episodiche ai cittadini».
Stato e Regioni
«La progressiva crescita del ruolo delle Regioni nel governo del sistema
sanitario rappresenta una delle scelte più significative di questi ultimi
decenni. Essa si motiva con la necessità di avvicinare territorialmente,
socialmente e culturalmente “l’offerta di servizi e la domanda di assistenza”
nel rispetto del principio di sussidiarietà, liberando meccanismi virtuosi di
autonomia programmatoria, organizzativa e gestionale che in molte situazioni
hanno dato luogo a esperienze straordinarie di governo della cosa pubblica. Il
primo atto di Governo da me compiuto è stato quello di insediare un tavolo
permanente di consultazione con le Regioni, al quale affidare il compito di
governare il sistema privilegiando il metodo della condivisione su tutte le
grandi questioni aperte in materia di tutela della salute. In tal modo la logica
dei poteri concorrenti si sviluppa e articola in quella del “concorrere” insieme
al miglioramento e allo sviluppo della sanità pubblica, trasformando le
differenze in opportunità, superando le disuguaglianze, le disomogeneità e le
discriminazioni ancora oggi presenti, non solo tra Nord e Sud ma anche
all’interno di territori contigui».
Nuovo patto sulla spesa
«Il primo elemento di crisi va individuato nella costante sottostima, o meglio
nella “incapacità” di stima, delle risorse finanziarie necessarie per il sistema
sanitario. Tutto questo, quando stiamo vivendo un passaggio delicatissimo per la
situazione economica e sociale del Paese che richiede una terapia d’urto in
grado di dare, da subito, il segnale concreto di una svolta. Da qui la decisione
di avviare il confronto tra Stato e Regioni per la sottoscrizione di un “Nuovo
patto per la spesa sanitaria” capace di traghettare il sistema verso una
stagione di certezze e stabilità di governo, ormai avvertita come priorità
assoluta da tutte le Regioni italiane, senza distinzione di colore politico o di
collocazione territoriale.
Il dialogo per la definizione del Patto è in pieno svolgimento e troverà una
prima sintesi in occasione della presentazione delle linee del Dpef alle Regioni
e del contestuale esame delle proposte regionali che saranno evidenziate al
Governo.
Tra gli orientamenti il Ministero della Salute ha già ritenuto di condividere
con le Regioni e il Governo ci sono tra l’altro una valutazione condivisa con le
Regioni del fabbisogno di spesa, anche attraverso un attento riesame dell’appropriatezza
dei Lea e tenendo conto del consuntivo di spesa dell’anno 2006 e la certezza di
risorse finanziarie, individuando nel 6,6% del Pil per il triennio 2007-2009 un
punto di partenza per la programmazione dei piani e delle politiche regionali,
cui affiancare un fondo “straordinario” per le Regioni che presentano grandi
criticità finanziarie con l’obiettivo dell’azzeramento del debito entro il 2009.
Il nuovo sistema di finanziamento si comporrà di una parte “ordinaria”, che
assicura risorse adeguate ai costi dei Lea nelle Regioni con performance
migliori; e di una parte, scorporata dalla prima, che sia esplicitamente
finalizzata al finanziamento delle inefficienze differenziali delle Regioni meno
virtuose. Questa seconda parte dovrà prevedere un percorso di rientro, quindi
dovrà ridimensionarsi rapidamente nel tempo».
La sfida della ricerca
«Anche per la ricerca è tempo di cambiare. In primo luogo dobbiamo superare
quella sorta di duopolio tra Milano e Roma, valorizzando le altre esperienze
italiane in una rinnovata logica di “rete”. Intendiamo poi dare un immediato
riscontro alla richiesta di trasparenza e rigore nell’attribuzione dei fondi. La
situazione della ricerca sanitaria in Italia è oggi molto frammentata e
caratterizzata da un quadro di forte insufficienza delle risorse disponibili.
L’azione futura sarà finalizzata a elaborare un piano nazionale triennale di
governo della ricerca sanitaria scientifica e tecnologica e sui servizi, tenendo
conto delle priorità dell’Unione Europea e della necessità di rafforzare la
costituzione di reti nazionali con la partecipazione dei diversi istituti di
ricerca italiani.
Il discorso sulla ricerca va comunque allargato con l’obiettivo primario di
collegare gli indirizzi di ricerca ai bisogni di salute del paese, alle priorità
e agli obiettivi della programmazione sanitaria definiti a livello nazionale e
locale. Allargare il concetto di ricerca oltre l’ambito bio-scientifico e quindi
mettere in campo ricerche sociali che sappiano cogliere le questioni emergenti
del paese (ad esempio, anziani e invecchiamento), ricerche sulla dimensione
organizzativa del sistema sanitario per migliorare la sua efficienza e
specifiche ricerche di economia sanitaria e nell’ambito delle professioni».
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