L’ORA DEL SILENZIO E DELLA PREGHIERA
La lezione di vita di don Gnocchi è una testimonianza preziosa di cui il nostro tempo ha urgente ed estremo bisogno
di Monsignor Angelo Bazzari

“Grazie, don Carlo, per essere esistito e per aver fondato quest'Opera; grazie, dal profondo del cuore, per i medici, i terapisti, gli infermieri e tutti coloro che qui e in tutti gli altri Centri della Fondazione, lavorano per noi…”.
“Caro don Carlo, tu che hai conosciuto gli orrori della guerra, fa' che l'umanità sia preservata da questo flagello e custodisci tutti coloro che con l'offerta della propria sofferenza e della propria vita costruiscono ogni giorno la civiltà della pace e dell'amore”.
Racchiudono frammenti di dolore e squarci di speranza i messaggi, sempre più numerosi, furtivamente consegnati e gelosamente custoditi in un archivio della memoria da quanti animano ogni giorno il lento, silenzioso, costante pellegrinaggio alla tomba di don Gnocchi (sepolto, come lui stesso volle, nella chiesa del Centro “S. Maria Nascente” di Milano) per rivolgere al “papà dei mutilatini” un’accorata preghiera, una meditata invocazione, un sentito ringraziamento.
È il segno concreto - uno dei tanti - della devozione popolare verso l'apostolo dell'infanzia sofferente, mai venuta meno e sempre cresciuta a cinquant'anni dal commosso saluto del piccolo mutilato Domenico al termine dei funerali: «Prima ti dicevo: “Ciao, don Carlo”. Oggi ti dico: “Ciao, san Carlo”».

L’incontenibile ovazione scoppiata quel giorno nel Duomo e dilatatasi nella città di Milano, accompagnata e amplificata dall'approvazione sincera dell'intero Paese nelle sue articolazioni civili, sociali ed ecclesiali, ha collezionato in questo mezzo secolo echi convinti, alimentati da grande attenzione a don Gnocchi e alla sua Opera da parte delle istituzioni del mondo sociale e sanitario, della cultura, dell'editoria e della televisione, che ha recentemente riproposto nelle case degli italiani la bella fiction sulla sua vita straordinaria e avventurosa.
Le iniziative e gli eventi celebrativi che si sono susseguiti in questi anni, per ricordare prima il centenario della sua nascita (2002) e oggi i cinquant'anni della morte, hanno permesso ad una platea più vasta di contemplare «quel solco così profondo, tracciato con tanto amore, e quella vita gettata come seme senza risparmio nella terra del dolore che ha dato - e continua a dare - frutti insperati». Sono parole significative pronunciate dal cardinale Carlo Maria Martini all'avvio delle procedure canoniche «perché don Gnocchi, un giorno, se la Chiesa lo vorrà, possa anche essere venerato tra i santi della Chiesa, così che il dono meraviglioso della sua esistenza non svanisca e perché lui, l'apostolo del dolore innocente, possa forse diventare un giorno anche il patrono, il protettore dei disabili e delle loro famiglie».

Era il 1° marzo 1986: il processo al Servo di Dio don Gnocchi ha compiuto le tappe contemplate da una secolare, rigorosa e collaudata prassi, sostenuto dalle preghiere della Fondazione che oggi porta il suo nome, delle migliaia di ex allievi che hanno goduto della sua tenera paternità, degli amati alpini e dagli iscritti all'associazione dei donatori di organi (Aido), che nel 2002 rivolsero due diverse suppliche al Papa, per riscattare don Gnocchi dai registri anagrafici del Cielo, che non sembrano risentire della crisi di natalità, e sottrarlo alla innumerevole schiera dei “militi ignoti” della santità.
Anche i vescovi lombardi, nel '98, si erano fatti promotori di una “petitio” al Santo Padre: «Don Gnocchi può essere di esempio di stimolo alla nostra e alle prossime generazioni del primato della carità e del dono di sé - scrivevano -, perché l'amore di Cristo tutto lo pervadeva».
Il 20 dicembre 2002 Giovanni Paolo II, di venerata memoria, riconoscendone l'eroicità delle virtù ha proclamato don Gnocchi “Venerabile”. Tra ottobre e dicembre 2004, con lodevole e provvidenziale accelerazione, è stata completata l'istruttoria supplementare diocesana, chiusa solennemente all'Istituto Palazzolo di Milano dall'Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, per severamente vagliare il presunto miracolo (da “miror”: mi meraviglio, ammiro...) segnalato alla segreteria della Postulazione della Causa.

Da Milano a Roma... ora il tutto è nelle mani della Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi, guidata dal cardinale Josè Saraiva Martins, e soprattutto nel mirino di Dio. È il tempo del silenzio e della preghiera. Non va dimenticato quanto affermavano una figura prestigiosa, l’ebrea Simone Weil: «Il mondo ha bisogno di santi» e il filosofo cattolico Blaise Pascal: «Per fare di un uomo un santo occorre soltanto la grazia; chi dubita di questo non sa cosa sia un santo, né cosa sia un uomo».
In un’epoca di caduta delle utopie collettive, di diffidenza e di inappetenza verso quanto è teorico e ideologico, sta sorgendo una “nuova” attenzione verso i testimoni-santi, figure singolari nelle quali si incontra non una teoria e neanche semplicemente una morale, bensì un vero e proprio “disegno di vita” da narrare, amare e imitare.

Se la santità va intesa come perfezione dell'uomo, don Gnocchi volle sfruttare al massimo le sue spiccate qualità umane per identificarsi il più possibile con l'uomo perfetto, con Cristo stesso, e per farsi dono agli altri in nome di Lui. «Se don Carlo sarà beatificato - scriveva su questa rivista il postulatore fratel Rodolfo Cosimo Meoli - non lo sarà per la sua intelligenza, per la sua intraprendenza o per la sua filantropia, ma per come e per Chi ha usato la sua vita».
Se tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità (“Lumen Gentium”, 59) è pur vero che i santi sono modelli di fede e di virtù proposti non solo al popolo di Dio, ma anche - in qualche modo - all’intera umanità. Non ho trovato parole più efficaci per sintetizzare auspici e attese di tutti su don Gnocchi beato, che quelle pronunciate da don Orione, canonizzato nel 2004: «Dobbiamo essere santi, ma esserlo in modo che la nostra santità non appartenga solo al culto dei fedeli, nè sia solo nella Chiesa, ma trascenda e getti nella società tanto splendore di luce, tanta vita d’amore di Dio e degli uomini, da essere, più che i santi della Chiesa, i santi del popolo e della salute sociale».
È stata la lezione di vita di don Gnocchi per la Chiesa e per la società ed è una testimonianza di cui il nostro tempo ha urgente ed estremo bisogno.
 

Clicca sulla stampante se vuoi stampare questo documento