LA “DON GNOCCHI”, UNA PRESENZA
PREZIOSA
Intervista all’assessore alla Salute del Piemonte: “Guardiamo con attenzione al
non profit”
di Giovanni Ghislandi
Proseguono le interviste di “Missione Uomo” ai responsabili regionali della
Salute. Dopo l’Emilia Romagna, è la volta - questo numero - del Piemonte e della
Liguria.
La recente nomina della giunta regionale del Piemonte ha visto il suo
ingresso nell’esecutivo nel ruolo di assessore alla Salute. Quali saranno le
linee guida del suo mandato?
I punti fondamentali saranno quattro. Anzitutto un’attenta disamina
dell’attuale rete ospedaliera piemontese: l’efficacia delle prestazioni verrà
verificata presidio per presidio, al fine di modulare meglio l’offerta dei
servizi alla domanda, e la revisione sarà concertata con gli enti locali, che
devono riappropriarsi del loro ruolo ed esercitarlo al meglio, evitando
esasperati localismi. Il secondo impegno riguarderà lo sviluppo della medicina
territoriale, imperniata sui 66 distretti attualmente esistenti in Piemonte.
Dalla medicina territoriale ci attendiamo un fondamentale contributo nei settori
dell’assistenza primaria e della continuità assistenziale, oltre che per la
riduzione delle liste d’attesa. I medici di medicina generale hanno inoltre un
ruolo fondamentale nell’appropriatezza della prescrizione farmaceutica, con
inevitabili riflessi sulla spesa.
Altro aspetto importante sarà il rilancio della prevenzione primaria che - oltre
alla valorizzazione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl - opererà anche su
scala più ampia. In pratica, ci impegneremo per abituare gli amministratori
(della regione, delle province e dei comuni) a valutare la ricaduta sanitaria di
tutte le attività di governo. E’ infatti ampiamente dimostrato che tutte le
politiche (sviluppo economico, ambiente istruzione, trasporti, agricoltura,
edilizia, sport) hanno importanti ripercussioni sullo stato di salute della
popolazione. La ricetta è quindi evitare che indirizzi impropri facciano
aumentare la domanda sanitaria, aggravando ulteriormente la situazione attuale,
che vede già il comparto in grave difficoltà nel far fronte a tutte le
richieste.
Andrà infine ridefinito l’ambito territoriale delle aziende, rendendo, pur con
le inevitabili differenziazioni territoriali, più omogeneo il bacino
dell’utenza. Siamo anche intenzionati a valorizzare il ruolo degli enti locali,
in primis dei comuni, sollecitando un incisivo contributo sia nella elaborazione
dei programmi sia nella valutazione della qualità dei servizi erogati.
Uno dei temi più dibattuti a livello nazionale è sicuramente la ripartizione
del fondo sanitario nazionale in un quadro che vede le regioni sempre più
protagoniste, anche per effetto delle recenti riforme costituzionali. Quale
ruolo per il Piemonte e quali prospettive per offrire ai cittadini servizi
sempre più qualificati?
Il problema della cronica sottovalutazione della spesa sanitaria regionale è uno
dei più gravi e l’attuale governo non ha certo brillato per attenzione. In
Piemonte la nuova giunta si deve poi confrontare con il pesante passivo di
bilancio ereditato dal precedente esecutivo di centrodestra, che comporterà
necessariamente un’attenzione prioritaria alla gestione della spesa. Agiremo
principalmente sul versante dei provvedimenti strutturali, ridefinendo i criteri
di riparto alle aziende con correzioni delle assegnazioni basate sulla quota
capitaria. Sarà inevitabile, poi, mettere a punto un piano di rientro, con un
programma di razionalizzazione che riduca sprechi e inefficienze. Prevediamo
anche, come misura strutturale, una decisa riduzione del numero delle aziende
sanitarie (attualmente ce ne sono in regime trenta), che consentirà decisive
economie di scala.
Attraverso la presenza di un proprio Centro a Torino da lunghissimo tempo (il
Centro “S. Maria ai Colli”) e tramite la recente acquisizione del Presidio
Ausiliatrice, la Fondazione Don Gnocchi ha rapporti istituzionali consolidati
con la regione Piemonte. Quali sono le prospettive future sul versante della
collaborazione con il non profit, soprattutto in un settore oggi strategico come
quello della riabilitazione?
Da alcuni anni la sanità sta decisamente spostando il suo baricentro dall’acuzie
alla cronicità. Basti pensare che oggi in Piemonte mancano circa 400 posti letto
per le riabilitazioni delle post-acuzie In quest’ottica, le collaborazioni con
enti non profit come la Fondazione Don Gnocchi, di riconosciuta serietà, verrà
considerata con particolare attenzione dalla regione Piemonte, nel solco di una
collaborazione che in questi anni si è rivelata particolarmente fruttuosa.
Toccherà al redigendo piano socio-sanitario regionale dare concretezza a questo
progetto.
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