SANITÀ E DEVOLUTION, L’APPELLO
DEI VESCOVI
La Chiesa ribadisce l’importanza di un federalismo equo e solidale nel campo
della salute
Gli scenari nuovi nel campo della salute, le riforme nazionali che si sono
susseguite a partire da quella del 1978, la prospettiva federalista e le nuove
articolazioni della presenza cattolica in ambito sanitario sono stati oggetto di
riflessione da parte dei vescovi italiani, nella terza giornata dei lavori
dell’Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ad Assisi
lo scorso novembre. Accanto alle problematiche legislative e di rapporti con le
istituzioni pubbliche, regionali e nazionali, la riflessione si è concentrata
sugli aspetti pastorali nel momento attuale segnato dal varo della riforma
federale dello Stato. Ecco la sintesi dei lavori dedicati al tema “Chiesa e
mondo della salute: nuovi scenari e comunicazione del Vangelo”, come è stata
presentata in conferenza stampa dai vescovi Francesco Montenegro e Giuseppe
Merisi, rispettivamente presidente della Commissione Episcopale per il servizio
della carità e la salute e delegato della Commissione degli Episcopati della
Comunità Europea.
Sui temi della salute la Chiesa è in prima linea
«Riflettendo sui temi della salute e della pastorale sanitaria, i vescovi
italiani hanno ribadito l'esigenza che il federalismo che si sta introducendo
nel nostro Paese sia, anche per quanto riguarda la salute, di tipo solidale,
prevedendo eventualmente meccanismi di perequazione in favore delle Regioni più
svantaggiate»: sono le parole espresse dal vescovo designato di Lodi, già
ausiliare di Milano, monsignor Giuseppe Merisi, che nell'assemblea ha svolto la
relazione fondamentale sui temi della pastorale sanitaria. Concetti ripresi
ampiamente nel comunicato finale della Cei sull’assemblea.
«Alla Chiesa sta particolarmente a cuore l'uomo che si trova nella situazione
della sofferenza - ha aggiunto - ed è per questo che da secoli l'assistenza
spirituale ai malati è entrata come una delle forme più significative di
servizio pastorale. Oggi occorre ribadire questa presenza, anche se non mancano
i problemi per le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana, come pure si
fa sentire il calo delle vocazioni». Il presidente della Commissione episcopale
per la salute, monsignor Francesco Montenegro, vescovo ausiliare di Messina, ha
sottolineato che «la Chiesa si mantiene in prima linea circa la salute, perché
sono tante le attese delle persone che soffrono. Oltretutto oggi il malato sta
poco tempo in ospedale, giusto per gli interventi e le cure di emergenza, e poi
viene dimesso. Sono, quindi, le famiglie, le parrocchie e la comunità cristiana
ad essere chiamate a nuove forme di presenza accanto al malato, per offrire
conforto e speranza».
«Alcune regioni – ha proseguito monsignor Merisi - hanno già stipulato intese
circa il servizio dei cappellani e delle cappellanie ospedaliere, altre
probabilmente seguiranno. È importante che questa presenza di persone dedicate
ad assistere sul piano umano e spirituale i degenti riesca ad offrire quel
servizio che la Chiesa intende svolgere, di annuncio del Vangelo anche nel
momento della sofferenza. I cappellani – e con loro i diaconi permanenti, i
religiosi e i volontari laici che fanno parte delle cappellanie ospedaliere -
sono testimoni del Vangelo in quanto annunciano l'amore misericordioso di Dio,
offrendo se necessario e richiesto anche il conforto dei Sacramenti. Come
Chiesa, a livello diocesano e anche di Conferenza episcopale, ci siamo
interrogati sulle intese sin qui stipulate e sul fatto che tale servizio ha così
potuto assumere contorni più precisi. A livello nazionale attendiamo, se ci
saranno, possibili sviluppi e ulteriori occasioni di riflessione».
Secondo monsignor Merisi, «i cappellani e i loro collaboratori nella cappellania
potranno testimoniare anche i grandi valori della difesa della vita, che fanno
parte del messaggio cristiano».
Le istituzioni sanitarie cattoliche: quale futuro?
«Il futuro delle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana è
condizionato da problemi di tipo finanziario e anche dalla questione delle
vocazioni che diminuiscono». Questo è uno degli aspetti citati dal vescovo
Merisi a proposito della possibile istituzione di “tavoli regionali delle
istituzioni sanitarie cattoliche”, sulla base dell'esperienza del “tavolo
nazionale” già funzionante. Secondo Merisi, le stesse istituzioni sanitarie
cattoliche debbono puntare non solo «a qualificarsi sul piano delle prestazioni
mediche, ma anche come centri di comunione risanante, cioè capaci di annunciare
la salvezza spirituale oltre che la guarigione fisica. La collaborazione
all'interno dei “tavoli regionali” potrebbe - ha concluso monsignor Merisi -
favorire scambi di esperienze e reciproco aiuto tra le varie realtà sanitarie,
divenendo anche fonte di sensibilizzazione delle stesse comunità cristiane in
tutte le loro componenti».
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