IL SALUTO DEL PRESIDENTE. LA
CONSIDERIAMO UN “AMICO” DELLA BARACCA
Beatissimo padre,
grazie! Grazie infinite per questo straordinario e commovente incontro che la
grande famiglia della Fondazione Don Carlo Gnocchi, accompagnata da autorità
civili, religiose e militari, ha tanto desiderato, fortemente voluto e al quale
si è preparata con momenti di preghiera, accompagnati da profonda riflessione
sulla vita e gli insegnamenti del suo fondatore.
Grazie, perché questo abbraccio paterno - che si innesta e si salda in una lunga
memoria di incontri con i suoi venerati predecessori – suggella un anno intenso
e significativo, quale è stato il 2002, centenario della nascita di don Carlo
Gnocchi e cinquantesimo dell’Opera che oggi porta il suo nome, incarna i suoi
sogni e si fa carico delle sue speranze.
La nostra è un’Opera dalle radici profonde e salde, tenacemente avviluppata al
carisma di un uomo e di un prete eccezionale, quale fu il nostro fondatore.
Nello strazio della guerra, nello scontro infernale con il mistero del male e
della morte, vissuto accanto ai suoi alpini, don Carlo seppe alimentare quel
fuoco d’amore per i più deboli, sognando di poter esaltare in una grande opera
di carità il valore e la bellezza della vita umana. Quel sogno, concepito nelle
lande del dolore e nell’apparente silenzio di Dio, quel debito contratto con i
suoi giovani, si è poi concretizzato – a guerra finita – nella Fondazione Pro
Juventute, nata per dare cura, assistenza, formazione e integrazione sociale
agli orfani di guerra, ai mutilatini, ai mulattini, tutte vittime innocenti
della barbarie umana.
Santità,
oggi la Fondazione Don Gnocchi è una realtà di primo piano nel panorama
socio-assistenziale e sanitario del nostro Paese. Tremila operatori dipendenti –
tra personale medico, paramedico e amministrativo – si occupano ogni giorno, nei
21 Centri distribuiti in nove regioni e undici diocesi d’Italia, di migliaia di
ragazzi portatori di handicap, di anziani non autosufficienti, di malati
oncologici terminali e di pazienti che necessitano di interventi riabilitativi.
Grande attenzione è poi riservata alla ricerca scientifica, sempre nel settore
delle disabilità, e alla formazione, premesse indispensabili per la qualità e
per l’eccellenza del servizio alla persona.
Scriveva don Carlo: «Anch'io ho sempre cercato le vestigia di Cristo sulla
terra, con avida, insistente speranza. E mi è parso veder balenare il suo
sguardo negli occhi casti e ridenti dei bimbi, nel pallido e stanco sorriso dei
vecchi, nel crepuscolo fatale dei morenti…». La storia e il senso della vita
e dell’Opera della nostra Fondazione muovono proprio da qui, da queste tre aree
di impegno – i bambini, gli anziani, i morenti – che segnano le tappe
fondamentali della vita dell’uomo nei momenti di maggiore fragilità.
Lo sguardo coraggioso e la premurosa attenzione della Fondazione rimangono
costantemente protesi a scrutare i bisogni emergenti e prioritari di questa
nostra società: per questo, da alcuni anni, l’attività della Fondazione si è
estesa anche all’estero, nei Paesi in via di sviluppo, con la qualifica di
Organizzazione Non Governativa, affrontando il bisogno di quelli che possiamo
definire i “nuovi mutilatini”.
Beatissimo Padre,
insieme a una nutrita rappresentanza di ospiti e di operatori della Fondazione -
guidati dal Consiglio di amministrazione e dai massimi vertici dirigenziali -
sono qui oggi molti ex allievi di don Gnocchi e una delegazione
dell’Associazione vittime civili di guerra, entrambi voce ed espressione di
quelle migliaia di ragazzi che don Carlo seppe riconciliare con la speranza e
restituire alla vita.
Ci sono i rappresentanti di congregazioni religiose maschili e femminili, scelte
da don Gnocchi, e che da mezzo secolo condividono il qualificato servizio ai
sofferenti.
Sono presenti, inoltre, gli alpini, dei quali don Carlo fu cappellano militare
volontario nella seconda guerra mondiale sul fronte greco-albanese e soprattutto
in Russia, e che ancora oggi, sull’esempio di don Gnocchi, rispondono con
coraggio e generosità agli appelli dei bisogni quotidiani e delle emergenze
straordinarie, lungo le trincee della solidarietà.
Sono presenti molti soci dell’Associazione Nazionale Donatori di Organi (AIDO),
in memoria di quello straordinario e profetico dono delle proprie cornee a due
ragazzini ciechi che don Carlo volle in punto di morte.
Santità,
l’Aido e l’Associazione Nazionale Alpini (ANA) le consegneranno due diverse e
convinte suppliche, perché il processo di beatificazione di don Gnocchi in corso
possa conoscere un esito positivo e sia coronato dal successo. La loro trepida
attesa e la nostra fiduciosa speranza sono l’eco delle preghiere di tantissime
altre persone, espressione di una radicata e ormai diffusa devozione popolare.
Beatissimo Padre,
a Lei che ha sperimentato e sperimenta direttamente il dolore e la sofferenza,
affidiamo le persone sofferenti che quotidianamente si rivolgono ai Centri della
Fondazione; centri che don Carlo volle tutti intitolati a Maria. Voglia, Vostra
Santità, benevolmente accettare il pressante invito di don Gnocchi in punto di
morte: “Amis, ve raccomandi la mia baracca”, consentendoci di annoverarla tra i
suoi e nostri amici, pregandola di indicarci la sua volontà, di illuminarci con
la sua autorevole parola e di fortificarci con la sua apostolica benedizione.
Grazie, Santità!
monsignor Angelo Bazzari
Presidente Fondazione Don Gnocchi
Clicca sulla stampante se vuoi stampare questo documento