PENNE NERE. QUANDO INDOSSO’ IL
CAPPELLO ALPINO
Come non sentire il grande vuoto lasciato dalla scomparsa di Papa Giovanni Paolo
II? Come non meravigliarsi davanti allo spettacolo di centinaia di migliaia di
persone che accorrono a Roma con i potenti della terra per rendere omaggio a un
uomo che ha segnato un’epoca?
E già Papa Wojtyla viene chiamato “Il Grande”, e già milioni di cattolici
pensano a lui come a un santo. È stato il Papa del dialogo interreligioso, della
spallata al comunismo. Ha difeso la verità e la giustizia davanti a tutti,
girando il mondo come pellegrino di pace e di fede. Ha avuto uno straordinario
rapporto con i giovani, che lo hanno capito e hanno corrisposto con spontaneo
entusiasmo. Ma soprattutto ha difeso l’uomo, la sua dignità, la sua libertà,
dicendo anche parole scomode, ma sempre giuste.
Noi alpini abbiamo ricordi tutti nostri di Giovanni Paolo II: quel cappello
alpino che durante l’adunata nazionale a Roma, nel 1979 gli abbiamo messo in
testa, perché nessuno più di lui è la testimonianza dei valori in cui crediamo.
E di quando, nel luglio di tre anni dopo, è salito con noi sull’Adamello e ha
celebrato la Messa per tutti i Caduti a quell’altare, sotto Punta Croce, eretto
appositamente dagli alpini e che da allora porta il suo nome.
E infine, nell’udienza del 2002 con la Fondazione Don Gnocchi, quando gli
consegnammo una supplica per accelerare il processo di beatificazione del
cappellano don Carlo…
Onoriamo la memoria di questo Grande e ci auguriamo che possa presto salire alla
gloria degli altari.
A.N.A. Associazione Nazione Alpini
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