NASCE L’OSSERVATORIO SULLE
DISABILITA’, LE ASSOCIAZIONI AL TAVOLO
di Giovanni Ghislandi
Un Osservatorio nazionale sulla disabilità. L’appello per la creazione di un
luogo istituzionale in cui raccogliere le più efficaci esperienze di assistenza
ai disabili a livello locale, richiesto delle associazioni firmatarie del
documento a conclusione dell’Anno internazionale dedicato alla persona disabile,
presentato al ministro del Welfare Roberto Maroni nel corso di una conferenza
stampa svoltasi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano lo scorso
febbraio, ha trovato pronta risposta. Il 13 febbraio scorso, sempre a Milano, si
sono riuniti attorno a un tavolo i ministri Maroni e Sirchia, insieme ai
rappresentanti di Fondazione Don Gnocchi (presente il direttore generale Silvio
Riboldazzi), Fondazione Istituto Sacra Famiglia, Associazione La Nostra
Famiglia, Associazione Oltre noi… la vita, Associazione Bambini Cerebrolesi
Lombardia, Aias Milano e Anmic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi
Civili), Fish e Fand. La costituzione dell’Osservatorio – che ora proseguirà i
propri passi – era una delle principali richieste contenute nel documento
sottoscritto da alcune delle principali realtà italiane da anni attive sul
fronte disabilità. Il testo fa il punto dei risultati raggiunti e delle
criticità emerse nel corso dell’importante appuntamento del 2003, avanzando
alcune proposte concrete per l’immediato futuro.
LA SINTESI DEL DOCUMENTO
Premessa. L’Anno Europeo del Disabile non si rivolge alla
categoria della disabilità, ma alla singola persona disabile. Le Associazioni
Amici che sottoscrivono il presente documento si sono riunite per evidenziare le
problematiche relative alle persone con disabilità, mettendo in evidenza lacune,
ombre e vuoti che l'attuale sistema pone all'attenzione di chi opera e di chi
vive i problemi: si tratta a volte di situazioni di disagio che si riflettono
negativamente su coloro che attendono risposte positive e risolutive da chi ha
responsabilità, consapevoli che tali risposte sono possibili con l'apporto e la
buona volontà di tutti.
Dopo decenni di avvicinamento teorico ai bisogni individuali, oggi non si è più
disposti ad accettare risposte massificate. La maggior attenzione civile e le
specializzazioni clinico-riabilitative-assistenziali offrono anche gli strumenti
per organizzare risposte più rispettose della dignità di ogni singola persona
disabile.
Il presente documento, frutto dell’intesa fra Associazioni di Amici, è un
messaggio alle Istituzioni più rappresentative del nostro Paese, affinché non
lascino trascorrere invano l'appuntamento di civiltà dell’Anno Europeo del
Disabile, ma esprimano un corale impegno a risolvere i problemi segnalati.
In Italia non manca una legislazione molto avanzata, manca ancora una coerenza
attuativa da parte delle istituzioni ai vari livelli: nazionale, regionale,
locale. Inoltre la riforma del Titolo V della Costituzione, che precisa compiti
(anche precedentemente previsti) con logica sequenzialità all’impostazione
federalista del nuovo ordinamento, esige particolare attenzione per rispettare
l’uguale dignità di tutti i cittadini italiani (particolarmente i più fragili),
nonché parità di accesso e qualità dei servizi.
Proposte. Il 22 maggio 2001 l'Assemblea generale dell'ONU ha approvato l'ICF,
International Classification of Functioning Disability and Healt, che integra
l'ICD-10 ed è la struttura base per la definizione di una progettualità
riabilitativa globale che veda servizi diversi impegnati ad accompagnare
l'individuo alla – possibilmente - piena realizzazione di sè. L'Italia è uno fra
i 65 paesi che hanno contribuito alla stesura della nuova classificazione, non
possiamo permettere che la trascuri.
Si tratta di integrare o innovare la legislazione: il DPCM 14/2/2001 e il DPCM
23/11/2001 definiscono le prestazioni sociosanitarie e i Livelli Essenziali di
Assistenza (LEA), ma non risolvono due problemi: la pluralità delle prestazioni
riabilitative (non più computabili secondo l’attuale sistema) e la mancata
definizione di un capitolo di spesa per l’integrazione sociosanitaria nel Fondo
Sociale Nazionale.
Se la scelta prioritaria deve essere sicuramente quella della casa con la
famiglia, purtroppo esistono condizioni che richiedono soluzioni alternative. In
ogni caso si deve considerare più che mai superata l’epoca dei ricoveri
generalizzati in strutture assistenziali, spesso di grande dimensione: in tale
senso è necessaria una revisione sia dei criteri per il ricovero sia delle
caratteristiche delle strutture.
La famiglia come la scuola hanno bisogno di essere “accompagnate” da scelte
articolate e mirate alla specificità dei bisogni relativamente alle varie fasi
della vita del disabile e della sua famiglia di origine. Mancano o si possono
integrare o istituire i seguenti servizi:
E' diritto "esigibile" di ogni cittadino incapace di autorappresentarsi per
effetto di un handicap grave di essere rappresentato da un tutore. Chi non è
rappresentato non ha pari dignità e non ha pari cittadinanza: una società civile
deve garantire e assicurare la tutela legale a tutti gli incapaci. Attualmente
l’interdizione è indispensabile per assicurare rappresentanza giuridica a chi è
incapace di autorappresentarsi, ma il procedimento è molto oneroso ed onerose
sono le istanze che i tutori devono fare per esercitare il loro compito.
Tutto quanto detto porta ad individuare almeno due proposte operative, capaci di
raccogliere gli stimoli provenienti dalla realtà e di tradurli in iniziative
specifiche con coerenza e continuità.
La prima è la creazione di un osservatorio nazionale che raccolga i risultati di
sperimentazioni locali, li assuma a modello per definire livelli essenziali
d’intervento e li proponga a livello nazionale.
La seconda è l’impegno a portare a sintesi e coerenza la normativa nazionale e
regionale già oggi esistente e di prossima emanazione, con uno strumento
legislativo (testo unico, progetto nazionale disabilità o altra modalità) che
renda esigibile concretamente il diritto dei disabili alle cure e ad una vita
dignitosa, eliminando eventuali sperequazioni esistenti nelle varie regioni
d'Italia, senza peraltro ledere l'autonomia delle realtà locali.
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