PIANO SANITARIO, QUI LOMBARDIA
«Noi, Regione servita da esempio al Piano nazionale»
di Roberto Formigoni*
Anzitutto vorrei ringraziare la Fondazione Don Gnocchi per la possibilità che mi
offre di contribuire alla sua preziosa e instancabile opera di assistenza e
cura. Entrando nel merito del tema proposto, devo riconoscere che il Piano
sanitario nazionale 2003-2005 è il primo Piano nazionale ad essere approvato nel
nuovo contesto istituzionale introdotto dalle modifiche del Titolo V della
Costituzione, in base al quale le regioni sono pienamente responsabili dei
propri servizi sanitari, mentre allo Stato centrale spetta di determinare i
livelli essenziali di assistenza da garantire sull’intero territorio italiano.
Con le ulteriori prospettive di devoluzione che auspichiamo quanto prima, tale
competenza verrà sancita ancor più solennemente.
Il Piano sanitario nazionale recepisce pienamente questo nuovo assetto
istituzionale, sia nel metodo (è stato infatti largamente discusso con le
regioni prima della definitiva approvazione), sia nel merito, in quanto si
configura più come un insieme di grandi linee di intervento a garanzia della
salute che come un documento di dettaglio. In sostanza, lo Stato formula i
principi, ma delega alle regioni il compito di determinare le modalità di
attuazione dei principi stessi indicati dal Governo. Mi sembra che finalmente,
anche in questa materia, ci si sia mossi seguendo il principio sussidiarietà,
l’unico in grado si assicurare la gestione delle varie partite da parte del
soggetto più idoneo.
Analizzando nel concreto i singoli temi, il Piano individua dieci progetti che
il governo regionale da me presieduto condivide appieno: su molti di questi,
peraltro, stavamo lavorando già da prima dell’approvazione del Piano nazionale.
Anzi, da un certo punto di vista e con un pizzico di orgoglio mi permetto di
affermare che il Servizio sanitario lombardo sia servito da spunto per la
redazione del Piano nazionale stesso: non va dimenticato, infatti, che proprio
un anno prima del Piano nazionale era stato approvato il “Piano socio-sanitario
regionale”, che anticipava i contenuti di quello nazionale.
Tra questi dieci progetti, vale la pena approfondire quelli che mi sembrano di
maggiore rilevanza, soprattutto per la loro scottante attualità.
Liste d’attesa: il Piano prevede che siano fissati standard nazionali
accettati e rispettati da tutte le regioni. Ebbene, la Lombardia ha stabilito
tempi certi di attesa per le prestazioni ambulatoriali sin dal 1998, e le
rilevazioni effettuate ogni sei mesi dicono che tali tempi sono rispettati
nell’85 per cento dei casi. Tale operazione è stata possibile grazie alla
riforma del 1997, che ha allargato il novero degli erogatori (sancendo anche la
parità tra strutture pubbliche e private) e quindi la possibilità di scelta dei
cittadini. Tutto ciò è avvenuto con grande efficienza, visto che la Lombardia ha
la spesa pro capite tra le più basse in Italia.
Malati cronici, anziani, disabili: il Piano Sanitario Nazionale prevede
la nascita di una rete integrata di servizi per coprire i bisogni di una fascia
di fragilità spesso non soddisfatta. Come regione Lombardia vantiamo già oggi
una rete unica, che va dal più alto numero di Residenze per Anziani, ai più
moderni strumenti di cura personalizzata, ai Piani di Zona per i servizi sociali
approvati dalle Asl e dai comuni, a strutture per la disabilità diurne,
ambulatoriali e residenziali, allo strumento dei “voucher” per l’assistenza
domiciliare, ai buoni per sostenere le fragilità familiari.
Qualità: anche in questo campo la regione Lombardia si è mossa con
anticipo e sta mettendo a regime un sistema complesso di valutazione della
qualità della cura che ha seguito un iter sempre più approfondito, il quale va
dai requisiti per l’accreditamento, alle certificazioni di qualità; dalla
valutazione dell’eccellenza, al finanziamento della qualità della cura, per
finire con il progetto del 2004 per la valutazione dell’efficacia della cura. In
questo senso va notato che su 20 ospedali europei che lo scorso gennaio hanno
ricevuto “il certificato di eccellenza” da parte della Joint Commission (la più
importante agenzia statunitense che decide l’accreditamento degli ospedali) 5
sono lombardi.
Emergenza-Urgenza: il progetto di ridisegno della rete dei pronti
soccorsi e del 118 vede la Lombardia già a buon punto, grazie ad una rete molto
avanzata fatta di punti di primo intervento, di pronto soccorso, di dipartimenti
di Emergenza urgenza e Accettazione (DEA) e Dipartimento di emergenza, urgenza e
accettazione di alta specialità (EAS). A ciò si unisce un esercito di mezzi di
soccorso, ambulanze ed auto mediche gestite dalle associazioni di volontariato o
dalle centrali del 118.
Da ultimo, tengo a sottolineare che la prevenzione è senza dubbio uno dei punti
su cui la regione Lombardia ha in programma di attuare al meglio il Piano
Sanitario Nazionale 2003-2005: in questi anni sono state infatti dettate le
linee guida per gli screening di prevenzione e con l’avvio del 2004 abbiamo in
progetto una grande campagna preventiva e di educazione alla salute.
* presidente regione Lombardia
Clicca sulla stampante se vuoi stampare questo documento