“A TE”
Il racconto secondo classificato

Volevo una vita qualsiasi, una di quelle esistenze che si spiegano in quattro parole… ma sei arrivato tu. Desideravo diventare madre.
Ti ho visto la prima volta dentro una teca in plexiglas: un bambolotto rotto dai grandi occhi di vetro, persi nella trasparenza di un mondo senza immagini.
Tuttavia è iniziato un discorso tra noi, fatto di respiri e sonorità misteriose. Ho cominciato a spingerti e tirarti per la mia strada ma tu, piccolo e caparbio alieno, mi hai preso per mano e mi hai guidato invece verso la tua strada, diversa ed ignota; i miei passi accanto alle tue ruote.
Quanto abbiamo lasciato alle spalle! Quanti volti stupiti, addolorati o indifferenti! Ed i sogni, i desideri inutili.
Sei così piccolo, come hai potuto rivoluzionare in questo modo la mia vita?
Ti ho chiamato “bambino” solo quando ho imparato ad accettare i tuoi limiti, così come ho amato le rughe che scavavano il volto di tuo padre. Lui, che non ha fatto in tempo ad ascoltare il tuo richiamo.
Mi sono sentita una “mamma” solo quando ho imparato ad accogliere la tua strana risata ed i tuoi giochi singolari. E poi è arrivato il giorno di quel piccolo ed insignificante miracolo, che ha trasformato il mio amore per te in smisurato rispetto.
Quella sera, dopo cena, quando hai mosso la tua rigida ed esitante manina verso la ruota della carrozzina, e con un tocco deciso hai afferrato il corrimano compiendo il tuo primo “passo” verso l’autodeterminazione. Tesoro mio! Come sono stata orgogliosa di te!
Ma a raccontarlo, chi capirebbe? Sono solo facezie di una vita qualsiasi.

Chiara Bonanno Madussi

 

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