“PEGGIO PER IL DESTINO”: VINCENZO RUSSO
RACCONTA, IN UN’AUTOBIOGRAFIA SPIETATA E IRONICA, COME IL “PAPA’ DEI MUTILATINI”
E LA SUA OPERA HANNO FATTO DI UN DISABILE UN UOMO
Per Vincenzo la diagnosi arriva all’età di tre anni: poliomielite. Nell'Italia
degli anni ’50 equivale alla condanna a una vita di emarginazione. Ma il piccolo
Vincenzo viene affidato dalla famiglia a uno degli istituti fondati da don Carlo
Gnocchi, un prete che ha dedicato l'intera vita ai disabili per dare loro il
diritto a una vita degna (don Gnocchi sarà proclamato Beato in piazza Duomo
Milano il 25 ottobre 2009, anniversario della sua nascita avvenuta a San
Colombano al Lambro nel 1902).
Vincenzo, oggi sessantenne, ha raccontato la sua storia in “Se il destino è
contro di me peggio per il destino” (Mursia, pp. 174, euro 12), in questi
giorni in libreria. Nato in provincia di Caserta, durante l’infanzia Vincenzo
viene accolto prima dall’ospedale Gaslini di Genova, poi dai Collegi della
Fondazione Don Gnocchi a Roma e Inverigo, nel comasco. Ma è Milano la città in
cui Vincenzo cresce e sceglie di rimanere: dal 1961 vive nel Centro “S. Maria
Nascente” della Don Gnocchi dove, fino al 1976, viene accolto, assistito e
riabilitato nel corpo e nello spirito, secondo la mission di don Carlo “Accanto
alla vita. Sempre”. Grazie alla Fondazione, Vincenzo ha la possibilità di
ricevere una formazione professionale e di maturare quella dignità che gli
permette di sopportare la solitudine e l’impotenza nei confronti della malattia.
Se il destino è contro di me peggio per il destino non è semplicemente la
storia di una diversità. É la storia della Milano degli anni Sessanta e
Settanta, di una città generosa che offre opportunità e amicizie, delle
influenze del ’68 sui giovani italiani e sui collegi della Fondazione Don
Gnocchi, costretti dall’incalzare degli eventi a subire a radicali
trasformazioni tra vertenze sindacali, dibattiti infuocati e occupazioni delle
università. Nel 1970 Vincenzo entra come operaio alla Sit Siemens di piazzale
Zavattari, scoprendo quanto il clima della fabbrica sia lontano dal mito della
rivoluzione in cui si sarebbe aspettato di essere coinvolto. Alla Sit Siemens
(poi Italtel), Vincenzo lavora per anni fino a comprendere, grazie anche ai
silenziosi dialoghi sulla tomba di don Carlo, che può pretendere di più da se
stesso e dalla vita: si iscrive allora a una scuola serale e, poi,
all’Università degli Studi di Milano, dove si laurea in Scienze politiche.
Se il destino è contro di me peggio per il destino è un grido di
battaglia, un urlo di rabbia verso una sorte che sembra accanirsi su di un solo
individuo e, soprattutto, un inno alla vita capace di raccontare gli ardori e
l’irrequietezza dell’adolescenza, le prime infatuazioni, l’amore, la fame di
vita di un ragazzo entusiasmato da Jimi Hendrix, Jethro Tull e Led Zeppelin,
fino alle prese di coscienza proprie dell’età adulta. Nelle pagine del suo
libro, Vincenzo Russo ha il coraggio di narrare anche il dolore per la deriva
della sua famiglia, emigrata dalla Campania alla Svizzera alla ricerca di un
riscatto: l’insofferenza allo straniero celata dietro l’ipocrisia della Locarno
degli anni Settanta sarà tra le ragioni che spingeranno due dei tre fratelli di
Vincenzo all’eroina e, di conseguenza, all’AIDS e alla morte. É anche per loro
che, senza rassegnazione e con molta voglia di combattere, Vincenzo Russo ha
raccontato di come abbia smesso di sopravvivere per cominciare a vivere.
VINCENZO RUSSO, nato nel 1950 a Santa
Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, laureato in Scienze politiche
all'Università degli Studi di Milano, è stato prima direttore di un centro
socio-educativo e poi di una comunità alloggio per minori nel Comune di Sesto
San Giovanni (Mi). Attualmente è docente universitario a contratto del corso in
Educazione professionale presso la Fondazione Don Carlo Gnocchi - ONLUS.
[Milano, 15 maggio 2009]
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