MESSA DEGLI ALPINI AL DUOMO DI MILANO: CONSEGNATO ALLA FONDAZIONE UN OGGETTO APPARTENUTO A DON CARLO

Milano, 17 dicembre 2004.
Domenica 12 dicembre il Duomo di Milano ha accolto migliaia di alpini per la celebrazione della tradizionale Messa a ricordo delle penne nere e di tutti i soldati caduti in guerra e in pace per la Patria.

È un appuntamento, voluto e organizzato sin dall’immediato dopoguerra dall’indimenticato Peppino Prisco, che si svolge ormai ogni anno, ma è sempre qualcosa di più, e di diverso, del rispetto d’una tradizione alpina: è un sacro momento della memoria per sentirsi vicini ai nostri Caduti, a coloro che onoriamo e che sono i nostri punti di riferimento.

In Duomo, di fronte a una platea infinita di “penne nere” e di gagliardetti verdi e alla presenza di autorità civili e militari, la solenne Celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi, con i concelebranti fra’ Gianbattista Silini, tenente cappellano degli alpini, e monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi.

Dopo la Messa, hanno portato il saluto alle migliaia di alpini in armi e in congedo schierati sul sagrato l’assessore comunale Giovanni Bozzetti e il vicepresidente del Consiglio regionale Gianni Prosperini. Nelson Cenci - poeta, scrittore e “vecchia penna nera” dei Battaglioni universitari - ha tenuto invece la commemorazione ufficiale, rievocando i tragici eventi che videro gli alpini protagonisti sul fronte russo.

Grande l’emozione quando il presidente della sezione degli alpini di Milano, Giorgio Urbinati, ha consegnato a monsignor Bazzari l’immagine del “Cristo risorto”, un quadretto con il vetro che faceva parte dell’altarino da campo di don Carlo nella campagna di Russia. Questa preziosa “reliquia” è stata recuperata dall’alpino Ferdinando Sovran in occasione del suo ultimo viaggio in Russia, alla ricerca degli effetti personali appartenenti ai nostri soldati per consegnarli ai familiari dei caduti. Al termine, le penne nere, riunite in corteo, hanno raggiunto il sacrario dei Caduti in piazza Sant’Ambrogio per deporre una corona.

 

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