La storia
Il sogno
"Sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare a un'opera di Carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una cosa sola: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia "carriera"… Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno, perché si tratta di un privilegio".
Dalla drammatica esperienza della guerra, vissuta soprattutto nella tragica ritirata di Russia come cappellano militare, matura la missione a cui don Carlo Gnocchi dedicherà la propria vita, con coerenza e fedeltà. Partire dagli ultimi, per riscattare il loro "dolore innocente" e costruire una speranza per il futuro.
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Gli inizi
È a partire dal 1945 che comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Gnocchi viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati.
Inizia così l'opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini".
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La nascita
Nel 1949 l'Opera ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", da lui fondata l'anno prima per meglio coordinare gli interventi assistenziali nei confronti delle piccole vittime della guerra, viene riconosciuta ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica.
Nello stesso anno, il Capo del Governo, Alcide De Gasperi, promuove don Carlo consulente della Presidenza del Consiglio per il problema dei mutilatini di guerra. Nel 1951 la Federazione Pro Infanzia Mutilata viene sciolta e tutti i beni e le attività vengono attribuiti al nuovo soggetto giuridico creato da don Gnocchi: la Fondazione Pro Juventute.
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Contro la poliomielite
Vinta la battaglia per i piccoli mutilati di guerra (grazie anche a mobilitazioni di carattere internazionale, tra cui i "Campi dei mutilatini d'Europa"), il complesso assistenziale della Fondazione si orienta verso il problema più pesante che affliggeva l'infanzia sofferente dell'Italia di quegli anni: la poliomielite.
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I collegi
Centrale, nel pensiero di don Carlo e nell'organizzazione dei collegi della Pro
Juventute, è il concetto di riabilitazione: "Se bisogna ricostruire - diceva - la prima e più importante si tutte le ricostruzioni è quella dell'uomo. Bisogna ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà per conseguirla e una chiara norma di moralità.
Bisogna rifare l'uomo. Senza questo è fatica inutile ed effimera quella di ricostruirgli una casa. Né basterà ridare all'uomo la elementare possibilità di pensare e di volere, senza la quale non c'è vita veramente umana, ma bisognerà restituirgli anche la dignità, la dolcezza e la varietà del vivere, voglio dire quel rispetto della personalità individuale e quella possibilità di esplicare completamente il potenziale della propria ricchezza personale".
Nasce così la poderosa organizzazione professionale della Pro Juventute: sorgono e si ingrandiscono le officine, i laboratori per meccanici, radiotecnici, tipografi, tecnici agricoli, cartotecnici, ceramisti, sarti...
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Il Centro-pilota
L'opera di don Gnocchi cresce rapidamente: il suo progetto di rieducazione integrale dell'individuo, in un percorso che armonizza la prevenzione con la riabilitazione e pone l'uomo, con le sue potenzialità e le sue peculiarità, al centro del processo terapeutico, costituisce la novità esclusiva e la straordinaria modernità della Pro Juventute, tanto più se si considera che si colloca in anni in cui le discipline riabilitative stavano muovendo i loro primi, timidi passi.
Nel 1955 don Carlo lancia la sua ultima grande sfida: si tratta di costruire un moderno Centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Nel settembre dello stesso anno, alla presenza del Capo dello Stato, Giovanni Gronchi, viene posata la prima pietra della nuova struttura, nei pressi dello stadio di San Siro, a Milano.
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L'attenzione a ogni forma di
disabilità
La consegna in punto di morte ("Amis, ve racumandi la mia baracca…") diventa per i successori di don Carlo parola d'ordine. Se alla scomparsa del sacerdote, la Fondazione vive un momento di consolidamento e di riflessione, già pochi anni dopo è in grado di decollare verso traguardi futuri.
Dal 1963 la Pro Juventute - che dal '57 era diventata "Fondazione Pro Juventute Don Carlo Gnocchi" - estende la sua presenza sul territorio nazionale con dodici Centri di importanza regionale e altre centinaia di poliambulatori e Centri minori, allargando lo specchio delle proprie attività riabilitative a ogni forma di handicap, dai motulesi ai neurolesi, ai malformati congeniti, focomelici, distrofici.
Si occupa di patologie della colonna vertebrale, dell'apparato osseo, scoliosi, fino alle disabilità più impegnative sul fronte della riabilitazione.
Lo sviluppo della ricerca scientifica
Trent'anni dopo la morte di don Gnocchi, si può dire che nessuna patologia invalidante che colpisce soggetti di ogni età è esclusa dallo spettro d'intervento della Fondazione, che è presente in molte regioni con funzioni trainanti per ogni forma di riabilitazione affidata ad essa dall'ente pubblico (Regione e
Ussl).
La componente scientifica e di ricerca è andata sviluppandosi attraverso convenzioni con l'Università Statale di Milano, con l'Università Cattolica e soprattutto con il Politecnico di Milano. Convenzioni che hanno reso la Fondazione stessa un modello di livello europeo e internazionale di struttura pilota completa e autonoma sul piano della ricerca e delle terapie riabilitative.
Il tutto ha portato, nel 1991, al riconoscimento - segnatamente per il Centro "S. Maria Nascente" di Milano - di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di diritto privato. Nell'agosto del 2000, tale riconoscimento IRCCS è stato esteso anche al Centro "S. Maria agli Ulivi" di
Pozzolatico.
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Gli anziani e i malati terminali
Dall'81 la Fondazione ha compreso nella propria azione, con apposita modifica statutaria, l'assistenza alle persone anziane, in prevalenza non autosufficienti (diventando formalmente nel '98 "Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus) , e dal 2000 anche ai malati oncologici in fase terminale.
Il riconoscimento a Ong
In questi ultimi anni si è particolarmente sviluppata anche la dimensione internazionale delle attività della Fondazione, attestata - oltre che alla partecipazione dell'IRCCS a progetti di ricerca in collaborazione con organismi e Università internazionali e dall'attuazione di progetti del fondo sociale europeo per la formazione professionale e l'inserimento lavorativo dei disabili - soprattutto dal riconoscimento, ottenuto nel marzo del 2001, di Organismo non Governativo (OnG) per un più diretto intervento nei Paesi in Via di Sviluppo.
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La Fondazione e i Pontefici
Tanti sono stati - in oltre sessant’anni - gli incontri tra
i Pontefici (da Pio XII, a Giovanni XXIII, a Paolo VI, a Giovanni Paolo II,
a Benedetto XVI) e la Fondazione Don Gnocchi. Memorabili, in particolare,
sono state le udienze particolari alla Fondazione concesse da Papa Wojtyla
in Vaticano il 24 maggio 1997, a simbolica conclusione delle
manifestazioni organizzate nel '96 a quarant'anni dalla morte del
fondatore, e il 30 novembre 2002, nell’Aula Paolo VI, degno suggello di un
anno straordinario, durante il quale sono stati celebrati con numerose
iniziative il centenario della nascita di don Gnocchi e il cinquantesimo
anniversario di attività dell’Opera che oggi porta il suo nome. E poi
ancora impressa nella memoria l’udienza di Papa Benedetto XVI il 10 marzo
2010, nella Basilica Vaticana, come momento di ringraziamento per la
beatificazione di don Carlo, al termine della quale la Fondazione ha
consegnato al Santo Padre una reliquia del Beato don Carlo Gnocchi.
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La Fondazione Don Gnocchi oggi
Oggi la Fondazione Don Carlo Gnocchi ha alle proprie dipendenze
oltre 3700 operatori (oltre ad un migliaio di collaboratori professionali), eroga le proprie attività in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed opera in
28
Centri ubicati in 9
Regioni italiane.
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