Dalla Prefazione
Sono tanti i preti ambrosiani che
hanno fatto della loro vita una grande testimonianza di carità: a don
Carlo il mio pensiero si rivolge sempre con grande tenerezza. Chi non si
ricorda il suo sguardo, i suoi occhi, la sua figura “trasparente” di
carità? Un volto, uno sguardo che viene da lontano: l’amore per i
giovani, la passione educativa, lo slancio di un lungo e mai finito
cammino, tra i sentieri della guerra, nei silenzi smarriti della terra
russa, l’affetto tenero ed appassionato per i suoi mutilatini. Uno
sguardo di grande umanità in un mondo abbandonato e perduto, nell’eco
di una guerra atroce ed interminabile.
Rileggendo
le lucide e penetranti pagine dei suoi scritti mi sembra di poter dire
che le sue parole spiegano e illustrano le sue opere e che le sue opere
narrano la carità. Infatti, i diversi Centri della Fondazione Don
Gnoccho - sparsi ormai in tutto il paese - sono luoghi ove si fa memoria
della fatica e del dolore, dove si celebra, nella fraternità e nella
prossimità, la dignità di ogni persona, soprattutto se disabile o
handicappata.
Dunque,
le splendide pagine contenute in questo volume, mostrano la traiettoria
dell’esistenza di don Carlo Gnocchi e testimoniano l’itinerario di
uno dei tanti preti ambrosiani, che la Chiesa si appresta forse a
riconoscere tra i suoi santi.
Nel
quadro della complessità sociale, in un tempo in cui è più facile
censurare e dimenticare i problemi dei fratelli più deboli, più
svantaggiati, degli ultimi, abbiamo tutti bisogno di santità. Non è
sufficiente ricercare risposte scientifiche e predisporre interventi
tecnici: c’è una prossimità fraterna, invocata e provocata da
un’umanità dimenticata e spesso abbandonata, che sollecita seriamente
l’operosità della nostra fede.
I Centri della Fondazione continuino ad essere luoghi e spazi attraversati
(oltre che dal rigore scientifico e dalla cura riabilitativa) dalla
fraternità di una terra, di una Chiesa che riconosce in essi una
profezia di una umanità nuova che attende agli ultimi, allevia i dolori
e le sofferenze, circonda i disabili, gli handicappati e gli anziani di
quell’amore che nasce dalla contemplazione del cuore di Gesù. Come
profezia della storia, come ambiti dove la vita anche dei potenti della
terra viene istruita e accompagnata, come spazio e tempo dove il senso
dell’esistenza è intravisto e l’aurora di un nuovo giorno già si
annuncia per tutti.
Carlo
Maria Card. Martini
Arcivescovo di Milano (1993)
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Dalla
presentazione
Entro
in punta di piedi nel dolce, profondo e avvincente sacrario degli
scritti di don Carlo Gnocchi.
Sento,
nell’intimo, l’incommensurabile grandezza del compito che mi è
affidato: introdurre queste sue parole, ma insieme dare parola, oggi,
alla sua voce, dare futuro alle sue opere, rendere testimonianza della
sua profezia. Ci accompagnano nella lettura dei suoi scritti, che
avvolgono e descrivono ad un tempo le età della sua vita, quei suoi
occhi «così belli, così profondi, così spirituali, che avevano un
che di ingenuo e di puro, gli occhi di un bambino nel volto di un uomo,
occhi che dicevano parole che le parole non sanno dire». Egli ne ha
fatto dono - è il suo sguardo - nella vita e nella morte.
Lo
sguardo di un sacerdote. Don Carlo fu prete:
-
per la sua gente: all’oratorio, all’Istituto Gonzaga, con gli
alpini, con i disabili. Un’identità trasparente e travolgente – dal
di dentro -, così come erompe ancora dal fascino dei suoi scritti;
-
del suo tempo: diede anima ad ogni incontro, facendosi interpellare
dalle situazioni estreme, dagli ultimi;
-
della sua terra: affrontando i problemi più gravi, dai più quotidiani,
educativi e familiari a quelli legati allo sconvolgimento di una
pesantissima guerra;
-
dentro la Chiesa: un’appartenenza segnata da dolcezza e insieme da
fedeltà docile ed amorosa, attenta e vigile al pensiero dei suoi
Pastori.
Credo
nasca da qui la profezia di don Carlo, quella che ci lascia in eredità.
I fratelli handicappati: la cura, l’attenzione la prossimità,
attraverso le competenze mediche, psicologiche e riabilitative con il
cuore di una carità sconfinata e illimitata, incondizionata e
competente; facendo di questi luoghi, di questi spazi, di questi tempi
un segno e un annuncio di umanità per tutti; indicando la profezia del
quotidiano, con il farsi prossimo a chi porta il segno e il senso della
disabilità.
Mons.
Angelo Bazzari
Presidente della Fondazione Pro Juventute (1993)
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