Disabile semplicemente uomo
di Angelo Bazzari
presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi - Onlus
Nel corso dei millenni, il vocabolario degli uomini e delle civiltà è cambiato profondamente nel definire l'identità del disabile: idiota, scemo del villaggio, sventurato, anormale, handicappato, portatore di handicap, diversamente abile, virtualmente avvantaggiato... La mentalità, l'atteggiamento, il comportamento, il costume sociale, le opere di intervento assistenziale nei confronti dell'handicap hanno registrato ristagni millenari, evoluzioni secolari, rivoluzionarie accelerazioni e radicali cambiamenti.
Dalle barbarie alla civiltà, le tappe di questo lungo e tortuoso percorso umano verso le persone handicappate sono segnate dal sangue e transennate dall'amore: dalla violenta soppressione di spartana memoria all'esclusione totale, dal viscerale rifiuto alla segregazione ghettizzante del tessuto sociale, dall'asfissiante iperprotezione alla vergogna privata e pubblica, dall'emarginazione all'integrazione scolastica e lavorativa, dalla socializzazione alla comunione, dall'accoglienza alla preferenzialità, dalla riabilitazione alla risurrezione...
L'amore non riesce su questa terra ad eliminare ogni handicap e ogni sofferenza. Ma questo non significa che diventi inutile e inoperoso. La riabilitazione, le cure mediche, gli interventi tecnici hanno un limite; l'amore no. Quando la scienza tace e la tecnica balbetta, l'amore continua la sua opera di promozione dell'uomo. Anzi, si può dire che comincia il tempo più vero dell'amore: è il tempo della condivisione, del portare gli uni i pesi degli altri; è il tempo del coraggio e della speranza, della scoperta di nuove dimensioni della vita umana e di nuove forme di comunicazione. È il valore aggiunto della fede che si declina anche ai confini del regno della disabilità: Dio elimina il male non ignorandolo, aggirandolo, scavalcandolo, ma aggredendolo e trasformandolo dal di dentro con la forza dell'amore. L'handicappato è semplicemente un uomo.
La Fondazione Don Carlo Gnocchi - che ha festeggiato nel 2002 il centenario della nascita del proprio fondatore, di cui è in corso il processo di beatificazione - desidera fare proprie le ansie e le attese, i problemi e i doni di tutte le persone disabili e delle loro famiglie. Per storia e per principi, la "Don Gnocchi" riconosce e riafferma che l'handicap non è, e non significa mai, solo bisogno: è soprattutto domanda; non è solo mancanza: è ventaglio di opportunità; è presenza, dai molti volti, che interpella e conosce forme inedite di prossimità.
E chiede a tutti, e ad ogni livello, di operare perché si creino opportunità e condizioni di vita per cui l'handicap abbia dignità esistenziale e sia luogo capace di suggerire, soprattutto a coloro che hanno la responsabilità di promozione del bene comune, interpretazioni comprensive e non riduttive della condizione umana, ribadendo che il disabile non è solo provocazione agli stili di vita diffusi nella nostra società, ma anche portatore di doni da spalmare nel cuore della convivenza umana.
Di qui l'urgente necessità della tutela e della promozione di ogni disabile nei differenti modi che la convivenza civile chiede: dalla ricerca biomedica per prevenire l'handicap alla diagnosi-cura-riabilitazione-integrazione sociale e presa in carico di quelle forme che esigono maggior impegno, dove il curare non può garantire il guarire.
È con queste attese e con questi impegni che la Fondazione guarda con favore alla realizzazione di questo calendario - a cui i nostri ragazzi hanno partecipato quasi per gioco - che lega, quasi profeticamente, l'anno del centenario della nascita di don Carlo Gnocchi con l'Anno europeo della persona con handicap, proclamato dal Consiglio d'Europa per il 2003. Nella fiduciosa speranza che le immagini che ci accompagneranno mese con mese (sapiente commistione tra sogno e realtà) possano davvero far germogliare nuovi sentimenti, nuovi sogni, nuovi desideri, nuovi impegni e nuove risposte ai bisogni dei nostri fratelli disabili.